Il Tirreno

Versilia

Oggi a Pietrasanta si presenta la storia d’Italia in endecasillabi di Guglielmo Barbini: l’opera straordinaria di un uomo di infinita cultura 

Il professor del liceo che scrisse il più lungo testo italiano in versi

Il professor del liceo che scrisse il più lungo testo italiano in versi

IL RITRATTO“Non son di quei poeti celebrati/che affinan la parola col cesello/che sui libri di scuola son stampati,/che lo san loro quel che e brutto o bello,/ che san scoprir mille significati...”....

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IL RITRATTO

“Non son di quei poeti celebrati/che affinan la parola col cesello/che sui libri di scuola son stampati,/che lo san loro quel che e brutto o bello,/ che san scoprir mille significati...”. Inizia così la Storia d’Itala in endecasillabi del professor Guglielmo Barbini che viene presentato oggi alle 17,30 nel chiostro di Sant’Agostino alla presenza del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, del vicedirettore del Sole 24 ore Roberto Bernabò, dell’editore Giovanni Bovecchi, del giornalista Michele Morabito autore della prefazione, del professor Antonio Quaresima che ha scritto l’introduzione e di Enzo Stamati, presidente della Bcc main sposnor dell’opera.

Il professor Barbini, che insegnò per decenni al liceo scientifico del Forte, una volta in pensione si è dedicato a questa opera monumentale: grande letterato, grande storico, ironico, sapiente, si concede in modo letterario allo stesso modo al toscaneggiare, alla citazione dotta e ad espressioni popolari, manovrate sempre con sapienza.

Sino ad oggi l’opera in versi più lunga della letteratura italiana era l’Adone di Giovan Battista Marino, e consapevole che avrebbe battuto un record, proprio a Marino dedica un verso “Vi siete accorti (molto me ne scuso),/ che qui ho fatto al modo del Marino/ che, come tutti sanno, aveva l’uso/di leggere, a suo dire, col ‘rampino’/, ovvero riprendere un repertorio di stilemi letterari e retorici, e riutilizzarlo per provocare la “meraviglia”). Insomma, un immenso gioco di parole che rivela il suo “piacere a verseggiare” e “raccontare/ non nello stile d’oggi ma di prima”. Il tutto con l’orgoglio di italiano che narra la storia del Paese che ci fa ricchi al cospetto di giapponesi o americani, o a «tedeschi e inglesi», che «possono aver di noi più soldi e boria, ma d’arte ne hanno meno e meno storia».

Barbini è tutto in questo volume: un onnivoro della conoscenza che svariava dai classici alla Gazzetta della Sport, saperi diversi che confluiscono armoniosamente nel suo libro. Il testo è rimasto inedito sino ad oggi se non per qualche spezzone divenuto parte di un testo scolastico per qualche recita. —

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