Forassiepi: la sinistra adesso deve ripartire dai ceti popolari
l’ANALISI Smaltita la fatica per la lunga campagna elettorale che lo ha visto sempre a fianco del candidato sindaco Ettore Neri, l’ex vicesindaco della giunta Lombardi, Rossano Forassiepi, dà una...
l’ANALISI
Smaltita la fatica per la lunga campagna elettorale che lo ha visto sempre a fianco del candidato sindaco Ettore Neri, l’ex vicesindaco della giunta Lombardi, Rossano Forassiepi, dà una scossa al Pd con un’analisi severa e lucida della situazione del partito e della scena politica. Lo fa con una lettera aperta che prende le mosse da tre punti certi di cui deve prendere atto la sinistra pietrasantina.
Il primo: «Il bacino elettorale e sentimentale che lega i cittadini alla sinistra è vasto ma non a sufficienza e soprattutto non riesce a intercettare l’elettorato moderato». Secondo: «La distanza del nostro modo di fare verso il popolo è troppo grande». Terzo: «Gli schemi classici di partiti e appartenenze sono superate e dimostrano di non essere più capite, al contrario sono combattute dalla gente».
Per Forassiepi l’azione del Pd dovrà svolgersi non solo in consiglio comunale ma soprattutto nelle strade, tra la gente, continuando a parlare con le categorie, diventando un punto di riferimento. «Credo che Pietrasanta possa divenire un laboratorio politico rispetto al quale ricreare un nuovo contenitore aperto, plurale e determinato che si contrapponga ai sentimenti populisti e sovranisti che stanno vincendo ovunque».
L’autocritica è impietosa: «Sia chiaro però, la superiorità inconscia, più o meno palesata, ma senza dubbio percepita che noi abbiamo predicato per troppo tempo deve scomparire. Chi vota in modo diverso non è che sbaglia o è inferiore, ha le sue idee e va rispettato, semmai va convinto con i fatti a cambiare idea. Diciamo da tempo che siamo distanti dal popolo, non a caso anche a Pietrasanta sono i quartieri più popolari a voltarci le spalle, e allora dobbiamo capire e sostenere i disagi, non fare discorsi complicati per giustificare a noi stessi il nostro disinteresse. Non possiamo più essere una sinistra con la pancia piena, perché il popolo ha fame. Ho sempre pensato che la politica servisse soprattutto al riscatto dei popoli, a far in modo che soprattutto i più deboli potessero affrancarsi e vivere una vita migliore e che un amministratore dovesse lavorare per questo. Invece questo orizzonte lo abbiamo perduto. Di pane e companatico dobbiamo tornare a parlare, si fa un gran parlare di Pandolfini e giustamente, ma a quel tempo la sinistra stava con i più deboli e vinceva nelle sezioni più popolari, dava voce e speranza al cambiamento, coniugava visione del futuro al sentire comune della gente di strada che ogni mattina va a lavorare. Oggi è diverso e quella voce, sebbene in modi e con temi differenti e per noi non accettabili, gliela dà gente come Giovanenetti. Abbiamo di fronte a noi molte possibilità di costruire un’alternativa un giorno vincente, spetta a noi saperla coltivare ripartendo compatti verso l’orizzonte del cambiamento, con meno certezze e più umiltà e ascolto. Del resto dal letame nascono i fiori dai diamanti non nasce niente». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google