Katia Ricciarelli:«Il mio cuore in Versilia»
Ospite del ristorante Ciccarelli la cantante racconta i suoi successi, i colleghi e il lungo rapporto con Viareggio
VIAREGGIO
Alcuni la chiamano “divina”, altri “l’usignolo dal carattere d’acciaio”, ma quando arriva in un’assolata giornata di giugno in piazza Puccini a Viareggio è semplicemente Katia. Occhiali grandi a coprire il volto, pelle bianchissima e un vestito comodo. La signora era in viaggio verso Sarzana per l’ Opera Festival dove sarà ospite questo fine settimana. Tappa obbligata eè il ristorante Ciccarelli all’hotel Esplanade dall’amico di lunga data Renato Castioni, corregionale della Ricciarelli e in passato nominato “il re del bollito”.Tra una portata e l’altra si è intrattenuta a parlare della sua carriera: il prossimo anno celebrerà le nozze d’oro con la musica. «Ma le emozioni sono quelle di quando ero ragazza», ammette.
Che significa?
«Ho un sogno ricorrente: quello di stare sul palco e non riuscire a emettere un suono o di dimenticarmi quello che devo fare. Nella mia carriera ho sempre combattuto contro questa sensazione: mi sono sempre detta che la paura della paura riesce a vincere la paura. È un bisticcio di parole ma per me ha funzionato così. Anche agli esordi. Adesso ho una regola aurea: se ho anche un problema con una sola nota di un’opera, non la faccio. Non devo dimostrare più niente».
Proprio in Versilia ha fatto una delle sue prime apparizioni.
«Ricordo benissimo di una serata in Capannina. Ero giovanissima e mi esibii insieme ad altre cantanti: facevamo aree dalle opere. Ho ancora davanti agli occhi il lungo vestito rosso che indossavo. In seguito sono tornata alla Capannina come ospite per alcuni galà, e in Versilia molte volte».
Ricorda quando?
«Il primo contatto con Viareggio l’ho avuto quando ero piccola: mia madre è di Rosignano e conosco molto bene la costa toscana. Poi sono tornata per lavoro e per piacere. Nel 2001, ricordo, venni con il mio ex marito (il conduttore Pippo Baudo, ndr) per una serata di beneficenza per salvare il lago di Massaciuccoli e nel 2011 il Carnevale mi ha dato il premio Ondina d’Oro per i miei meriti artistici. In quell’occasione mi sono divertita molto a vedere i carri dalla tribuna».
E poi c’è il suo amico...
«Con Renato (Castioni; ndr) siamo amici da decenni: scherziamo molto. Ogni volta che passo in zona mi fermo a mangiare da lui. Sono stata anche la madrina dell’inaugurazione del ristorante».
Tornando alla musica, lei di formazione è Verdiana, cosa ne pensa del nostro Maestro Giacomo Puccini?
«Quello per Puccini è un amore mai dimenticato: amo le sue donne e il verismo. Ho interpretato di frequente Liù della Turandot. Un personaggio che ho sempre trovato affascinante».
Cosa pensa del Festival Pucciniano?
«Trovo lodevole che ogni anno ripropongano le opere di Puccini. C’è solo un appunto che potrei fare: forse si dovrebbe aprire anche ad altro. Non ci sono tante opere di Puccini, questo significa che dopo un po’ si ripropongono le stesse cose. Si rischia la saturazione. Sarebbe interessante inserire nella programmazione anche opere dei contemporanei: compositori che hanno vissuto la stessa epoca».
Nella sua lunga carriera, qual è l’artista con cui ha avuto un legame particolare?
«Sicuramente con Luciano (Pavarotti, ndr). Non solo aveva un talento eccezionale ma era anche un grande amico. Le sue capacità erano indubbie: ricordo bene che quando cantava nei tre tenori se lui chiedeva di cantare un’aria, gli altri non potevano contestarlo. Mi ricordo molti aneddoti: dai party al Metropolitan alle gite in macchina con mia madre nelle strade di San Francisco. Ho sempre una foto scattata quando lavoravamo all’Opera di Parigi: eravamo io, mia madre, Luciano e Carrera intorno a un tavolo a giocare a carte». —
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