Sicurezza
QUANDO I BALLOTTAGGI SI FACEVANO IN CONSIGLIO
Si torna al voto per il ballottaggio: non ci sono stati apparentamenti con liste escluse dal turno suppletivo che erano arrivati invece nel 1993 e nel 2010 anche se non influirono sul risultato...
Si torna al voto per il ballottaggio: non ci sono stati apparentamenti con liste escluse dal turno suppletivo che erano arrivati invece nel 1993 e nel 2010 anche se non influirono sul risultato finale.
La legge di elezione diretta del sindaco entrata in vigore nel 1993 ha fatto del ballottaggio una consuetudine, ma meno noto è che anche quando le maggioranze si formavano in Consiglio Comunale si ricorreva a turni di ballottaggio interni al Consiglio in caso di parità tra diversi candidati per la scelta di primi cittadini e assessori. E in caso di parità tra due candidati era la carta d’identità ad avere l’ultima parola.
Per assistere al primo ballottaggio tra sindaci bisogna tornare alla situazione confusa che era seguita alle elezioni del novembre 1960 con 12 consiglieri Dc, 7 per Pci e Psi, 2 per Psdi, 1 per Pri e Msi. Alla elezione del sindaco con 30 consiglieri, a 14 voti arrivava Amos Tomagnini, un tempo socialista e primo sindaco del Fronte Popolare dopo le elezioni del marzo 1946, passato al Psdi, e Augusto Sarti, sindaco socialista di minoranza con astensione benevola del Pci, nella tormentata legislatura 1956-1960: 14 a 14 alla prima votazione, al ballottaggio eletto Tomagnini perché più anziano. Qualche mese più tardi nuovo ribaltone in Consiglio con Sarti eletto sindaco con quello che allora si sarebbe definito centrosinistra, Dc, Psi, Pri e Psdi.
Altro ballottaggio in Consiglio nel marzo 1966 tra Bruno Antonucci, già sindaco di Stazzema per due volte, sostenuto da Dc, un indipendente e dal pli, e Jori Puccetti, a lungo al vertice della Cooperativa di Consumo, sostenuto da Pci, Psi e Psdi: 13 a 13 e 4 astenuti. Antonucci non accettò la carica e si tornò al voto.
I ballottaggi successivi sono quelli dell’elezione diretta dei sindaci. Alla prima prova, il 6 giugno 1993, vanno al ballottaggio Manrico Nicolai appoggiato da Pds e Pri con 4674 voti (29,96%) ed Enrico Marchi sostenuto dalla Dc e dal Pli con 3.027 (19,40%). Restano fuori l’Unione Versiliese con Enrico Botti che di voti ne aveva conseguiti 2.188, il candidato di Rifondazione Egizia Viti 1.751 voti, Mario Tesconi della Lega Nord, Maurizio Tosi del Psi, Giuseppe Giusti del Msi e Alfredo Benedetti con la sua civica. Al ballottaggio Nicolai corse da solo, l’Unione Versiliese si apparentava alla Dc. Vinse il candidato Pds con 148 voti di scarto.
Nel 2000 nuovo ballottaggio: Massimo Mallegni al primo turno sfiorò la vittoria col 49,58 % dei voti. Al ballottaggio andò Francis Dinelli col 33,94% e un gap da colmare di 2.300 voti che risultò insuperabile.
Nel 2010 ballottaggio tra Domenico Lombardi (7.099 voti, pari al 46,31%) e Daniele Spina (4.235 voti): al ballottaggio il centrodestra si compattò con l’apparentamento con Marco Marchi che in teoria poteva far contare sul 48,75% dei voti ma Lombardi raccolse ulteriori mille voti tra il primo e secondo turno mentre la coalizione di centrodestra unità ne perse circa mille.
L’ultimo ballottaggio è stato quello del 2015 tra Mallegni (6.288 voti e il 48,24% al primo turno) e Rossano Forassiepi (5.088 e il 38,95%): il verdetto finale lasciava le distanze quasi inalterate, 6700 voti a 5600.
Insomma, gli apparentamenti non hanno mai portato fortuna a chi li ha fatti tra primo e secondo turno, illudendosi di sorpassi virtuali a motori spenti.
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