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Condannato per i soldi al vicesindaco
La busta con 10mila euro era stata rifiutata: quattro mesi all’imprenditore Raffaelli per istigazione alla corruzione
FORTE. L’imprenditore fortemarmino Gioacchino Raffaelli, 80 anni, è stato condannato dal tribunale di Lucca a quattro mesi di carcere per istigazione alla corruzione. Raffaelli, noto patron del supermercato Rg di Forte, era finito a processo per una storia legata alla sua attività di imprenditore balneare al bagno Rosina di Marina di Pietrasanta: aveva lasciato una busta con 10mila euro sul tavolo dell’allora vicesindaco di Pietrasanta Daniele Mazzoni. Mazzoni, senza alcuna esitazione, si era rivolto ai carabinieri denunciando l’accaduto. Da qui era scattata l’inchiesta e il procedimento penale per istigazione alla corruzione a carico di Raffaelli. Che ieri si è concluso con il verdetto di condanna, peraltro con pena sospesa. Anche se l’avvocato Titano Trento Marsili, difensore dell’imprenditore, annuncia di voler dare battaglia fino in Cassazione «per dimostrare la buona fede del mio assistito: quei soldi erano un ringraziamento per una pratica già conclusa e non avevano altra destinazione, se non quella di finire in beneficenza».
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L’episodio era avvenuto il 10 agosto del 2016. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Raffaelli lascia la busta con i 10mila euro dentro un quotidiano nazionale subito dopo aver parlato con Mazzoni in spiaggia. Il gesto è legato all’esito positivo di una pratica, la costruzione della piscina del bagno Rosina, che era bloccata dall’ottobre del 2014. Il permesso a costruire in questione è una delle pratiche ferme da tempo a cui dà il via libera l’amministrazione Mallegni, poi sostituita dal commissario prefettizio Giuseppe Priolo dopo le dimissioni dell’ex sindaco. Raffaelli, racconterà in seguito lui stesso, vuole ringraziare l’allora vicesindaco per l’esito felice della vicenda. Con l’idea, ha sostenuto anche ieri, che i soldi dovessero andare in beneficenza.
Quando Mazzoni, che nel processo non si è costituito parte civile «per senso istituzionale», si accorge della busta e dei soldi all’interno, la sua reazione non lascia adito a dubbi. Si rivolge all’Arma che, ovviamente, si mette a indagare sulla questione. La denuncia porta al rinvio a giudizio dell’imprenditore fortemarmino, che assieme al suo legale sceglie il procedimento abbreviato. Ieri il giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri – la pubblica accusa era rappresentata dal pm Elena Leone anche se l’inchiesta era stata portata avanti dal collega Enrico Corucci – ha emesso il suo verdetto: quattro mesi di carcere. Che ovviamente l’imprenditore non farà, stante l’età e l’esiguità stessa della pena. L’avvocato Marsili, però, ha promesso battaglia per ristabilire la verità e l’onore «del mio cliente, che è incensurato e non ha mai avuto problemi di alcun tipo con la giustizia».
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