Il Tirreno

Versilia

Per le barche grandi non c’è ancora fondale

Donatella Francesconi
Per le barche grandi non c’è ancora fondale

Buonomo (Codecasa): «Per un 70 metri, che pesca più di 3,5 metri, un contratto non puoi firmarlo»

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VIAREGGIO. Alla fine di maggio-primi di luglio arriva in Darsena il nuovo 65 metri in costruzione ai Navicelli per il marchio Codecasa che ha dato il via - l’annuncio nei giorni del Versilia Yachting - alla costruzione di un nuovo 55 metri. La barca che arriverà da Pisa sarebbe destinata - così si racconta nel mondo della nautica - a Dolce e Gabbana. Di questo Ennio Buonomo, ad di Codecasa non parla come tradizione nella grande nautica, ma in merito alle richieste che l’industria delle grandi barche fa da decenni a chi governa il territorio a tutti i livelli non si tira indietro: «Un contratto per una barca da 70 metri non lo firmo. Perché se pesco più di 3,5 metri dal porto di Viareggio non esco e non entro».

La nautica chiede, da sempre, due interventi così riassumibili: una strada in mare ed una a terra. Ovvero, quell’asse di penetrazione sul tavolo della politica da sempre, per il quale il presidente della Regione Enrico Rossi, in un convengo a Villa Borbone nel settembre 2010 disse all’allora sindaco Luca Lunardini: «Ci impegniamo a finanziarlo». Per una cifra di 4 milioni e mezzo. Nel 2012 l’amministrazione in carica approvò la delibera che dava il via alla variante di Piano strutturale, passo fondamentale per avere la nuova viabilità nello strumento urbanistico del Comune. Da lì in poi si sono succedute altre due amministrazioni (Betti e Del Ghingaro) che a quella variante non hanno messo mano. Senza dimenticare che l’attuale secondo lotto che termina in via Pisano va portato fino in via Indipendenza e serve un accordo con la proprietà dell’ex Fervet che dal 2014 (inaugurazione del secondo lotto) ad oggi nessuno ha portato a buon fine.

La storia non è molto diversa per quanto riguarda l’accesso al porto via mare, considerando che nella sua storia il porto viareggino è oggetto di insabbiamento da sempre. Nel 2001, solo per citare uno degli infiniti casi, si incaglia entrando in porto addirittura “Il Moro di Venezia”, barca da gloriose imprese in Coppa America. Il sabbiodotto fisso era stato smantellato nel 2000, contrario l’allora comandante della Capitaneria, Giuseppe Tarzia, oggi Direttore marittimo della Toscana.

Seguono anni d’oro per chi draga: tra 2005 e 2010 la regione Toscana butta a Viareggio 10 milioni di euro solo per i dragaggi, nei quali vengono impiegate anche draghe che niente potevano risolvere. Quando lo stesso presidente Rossi vive di persona l’insabbiamento arriva il brusco sstop che porta alla contestata nascita di quella Autorità portuale regionale che oggi gran parte del porto viareggino vorrebbe scomparissi come per magia. «La Regione non è un bancomat. È un organo di governo. E le condizioni attuali del porto di Viareggio sottraggono risorse allo sviluppo e all'occupazione», furono all’epoca le parole nette di Rossi: «Un porto insabbiato non crea sviluppo. Un porto che non fa quello che deve fare è un porto che non si sviluppa».

Quando l’Authority è diventata realtà, il segretario Fabrizio Morelli al “Tirreno” dichiara (nel 2013): «Primo, mettere in sicurezza il porto. Per farlo si inizia dal lavorare per rendere agibili ingresso e uscita dal porto, riuscendo a superare anche quella condizione psicologica per cui il dragaggio non costituisce più un problema costante. In questo senso stiamo valutando le possibili soluzioni».

Nel suo governare il porto di Viareggio, l’Authority spende ogni anno la cifra che al Regione destina ad un intervento costante di escavo e che ammonta a circa 400.000 euro. Ma nel 2014 Morelli ha fatto di più, presentando di fronte a tanti rappresentanti della grande nautica il progetto di un nuovo sabbiodotto fisso in grado - secondo gli studi della Regione - di assicurare il fondale necessario in maniera costante. Da allora ad oggi dell’opera di sono perse le tracce, nonostante i primi passi avviati per la verifica del progetto a norma di leggi, comprese quelle ambientali. L’opera, dal costo stimato in 4,5 milioni, non gode ancora di alcun finanziamento.

Non è cambiato niente, insomma, da quel 2002 - ormai è storia - che vide in Capitaneria a Viareggio l’allora ministro dell’ambiente Altero Matteoli. Il quale ebbe a dire: «Incaricherò subito i tecnici dell'ufficio di prendere visione del problema per individuare possibili soluzioni. Il porto di Viareggio è sicuramente tra i più importanti della costa, quindi è logico che debba essere messo nella condizione di poter essere funzionale il meglio possibile».


 

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