Il Tirreno

Versilia

Mendella: "le parole di Sergio Mattarella mi riabilitano un po’"

Giorgio Mendella
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Giorgio Mendella

Nel discorso del Presidente citati gli interessi bancari al 20%
L’ex telefinanziere: li promisi anche io e mi dettero del folle

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VIAREGGIO. Torna a parlare Giorgio Mendella, l’ex telefinanziere già patron del Viareggio e di Retemia poi condannato per la bancarotta miliardaria del suo impero. Mendella prende carta e penna dopo il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Di cui ha apprezzato, spiega, il riferimento all’epoca degli interessi bancari al 20%: «Quando li promettevo io - scrive Mendella - sembrava una follia, una truffa. Sentirne parlare dal Capo dello Stato è un sollievo». Va detto che Mattarella ha parlato di tutela del risparmio e che il crac Mendella ha causato guai a molte persone che avevano affidato le proprie risorse economiche al telefinanziere.

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Mendella scrive dopo le parole di Mattarella parlando «degli interessi - scrive - che io riconoscevo ai miei finanziatori. Interessi che, come il processo poi ha accertato al di fuori di sparate e illazioni, erano pari al 24% annuo lordo, ovvero al 20% effettivo. Io però venni accusato di promettere interessi folli e la mia gente di essere avida, stupida e credulona. Nonostante migliaia di contratti (e oltre 18.000 persone) potessero smentirlo, l’accusa di promettere interessi folli restò pubblicamente; d’altronde era la base necessaria per poter procedere contro di me (cosa altrimenti impossibile visto che non c’era un solo scontento e l’ombra di una protesta). Ho aspettato quasi trent’anni, ma il Presidente della Repubblica ha testualmente detto a 60 milioni di italiani: “In tanti ricordiamo quando, prima dell’Unione monetaria europea, gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento”.

"Sentir precisare dal Capo dello Stato che l’interesse del 20% (che la mia gente si attendeva) non era “truffaldino” ma “bancario” è stata la prima grande consolazione di questi 27 anni e vorrei condividerla con chi è stato tacciato di essere stupido o avido. Quando si arrivò al processo - prosegue Mendella - la storia era andata troppo avanti e aveva fatto troppo rumore, lasciando un solo possibile esito nonostante gli stessi giudici abbiano di fatto riconosciuto che la fantasmagorica montagna di miliardi spariti restava, appunto, fantasmagorica visto che la motivazione alla sentenza di condanna recita testualmente a pagina 163: “L’ammontare complessivo del sottratto a scopi personali è nella misura di lire 984 milioni di lire da Mendella”. Mi sono sempre chiesto come avrei potuto causare il crollo del mio gruppo di 64 società che dal 1986 al 1991 gestì oltre 3.000 miliardi delle vecchie lire, sottraendo 900 milioni di lire in 6 anni".

"Ognuno può credere a ciò che vuole e io posso solo accettarlo: sono stato definito colpevole e i colpevoli hanno torto. Ho accettato la condanna perché sapevo che non dovevo essere io a giudicarmi, ma coloro che la legge prepone a farlo; come cittadino mi sono presentato per scontarla senza dire una parola, ma oggi - conclude - dopo che il Capo dello Stato con la sua frase sugli interessi correnti in allora ha messo una pietra tombale sulla “ragione” utilizzata per riservarci le “particolari attenzioni” delle quali ho detto all’inizio, sono obbligato e felice di chiedere che a quelle persone, allora nostri finanziatori a fronte di un interesse del 20% annuo, venga tolto l’aggettivo di “stupide”, “avide”, o “credulone”».
 

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