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Rubato orologio da 50.000 euro: l’hotel risarcirà il cliente russo
Il furto era stato commesso mentre il turista era nel centro benessere del Principe di Forte. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità limitata della struttura che dovrà pagare 5.000 euro
FORTE. Il furto di un orologio da 50.000 euro provoca un contenzioso lungo cinque anni tra un facoltoso cliente russo, proprietario del gingillo, e l’hotel Principe, struttura a cinque stelle di Forte dei Marmi. Fatto sta che alla fine il giudice ha dato ragione al turista. Condannando l’hotel al risarcimento, anche se in forma ridotta: il Principe dovrà pagare 5.000 euro, perché ne è stata riconosciuta la responsabilità dell’accaduto ma in maniera limitata.
Il furto avviene nell’agosto del 2013. Il turista russo si reca con la moglie nel centro benessere del Principe per un’oretta di relax: nell’armadietto degli spogliatoi lascia 600 euro in contanti e l’orologio. Che non è un semplice orologio: è un Breguet in oro bianco con quadrante nero e cinturino in caucciù, acquistato in Svizzera due anni prima al costo di 32.000 franchi. Valore in euro, circa 50.000. Quando esce dalla Spa, però, l’amara sorpresa: soldi e orologio non ci sono più.
Dopo aver fatto denuncia alla polizia, il turista chiede conto dell’episodio all’hotel. Ma la risposta dei responsabili della struttura è chiara: c’è un cartello in cui si invitano i clienti a consegnare allo staff i beni superiori ai 2.000 euro. A quel punto, non trovandosi d’accordo, le due parti finiscono in tribunale.
Il cliente russo, assistito dagli avvocati Elena Libone e Fabrizio Pelletti, chiede il risarcimento per il furto subito, sostenendo che l’hotel è responsabile in quanto l’armadietto di sicurezza è stato violato. Il cliente, inoltre, afferma di aver tenuto sempre con sé la chiavetta dell’armadietto, il che significa che non ha commesso imprudenze tali da favorire il furto di un bene così prezioso. Nel mirino dell’ospite, inoltre, finisce anche il sistema di videosorveglianza dell’albergo, che a suo dire non avrebbe fornito la sicurezza necessaria. La replica dell’hotel, tutelato dall’avvocato Elena Beconi, si basa su questi elementi: il cliente non era ospite dell’albergo, ma della Spa; esiste un cartello con cui si invitano i clienti a consegnare allo staff i beni superiori a 2.000 euro di valore; l’armadietto di sicurezza non è tale, bensì si tratta di un semplice armadietto da spogliatoio. In quanto alla videosorveglianza, esiste un limite legato al fatto che gli spogliatoi non possono essere coperti dalle telecamere.
Il giudice del tribunale di Lucca Massimo Niro, alla fine, ha dato ragione al turista riconoscendo la responsabilità della struttura alberghiera per il danno subito. Anche se in maniera limitata, perché erano stati posti degli accorgimenti. In pratica l’hotel dovrà versare al cliente l’importo pagato per l’ingresso alla Spa moltiplicato per cento. Per un totale di 5.000 euro.
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