Il presidio
Sos dal pronto soccorso «Troppe aggressioni»
Tre casi a settimana di utenti violenti: il personale si mobilita
VIAREGGIO. «Va a quel paese». In realtà l’utente infuriato non dice proprio così, all’infermiera del pronto soccorso. L’uomo ha perso la testa: sembra voler sfondare il vetro che lo separa dalla donna, in servizio al triage (il punto dove si accolgono e si smistano i pazienti in arrivo in base all’urgenza). L’infermiera si spaventa, chiede aiuto. Per fortuna, dopo qualche minuto, la furia dell’uomo si placa. Non ci fosse stato il vetro, non si sa come sarebbe andata.
È di ieri mattina l’ultima scena di ordinaria follia al pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Una delle tante: ogni settimana, dicono dalla prima linea della sanità versiliese, si registrano tre casi di utenti violenti. Poi ci sono gli episodi di degrado: qualche giorno fa un clochard, che ha trovato rifugio nella sala d’attesa, si è calato i pantaloni e ha iniziato a masturbarsi davanti a tutti. Poi è entrato nel reparto di radiologia: è stata una dottoressa a chiedere l’intervento delle guardie giurate per farlo uscire.
Il lavoro da queste parti non è mai stato facile: tra 2011 e 2012, nel giro di pochi mesi, furono picchiati due colonne del pronto soccorso versiliese, il dottor Gino Barbacci – che era anche primario pro tempore – e il dottor Matteo Virzì. Oggi sembra che qualsiasi episodio, qualsiasi vicenda possa scatenare la miccia. Minacce, insulti, aggressioni fisiche: protagonisti i familiari dei pazienti, ma anche i pazienti stessi. In particolare quelli che arrivano dopo risse e notti a base di alcol e droga. Qualcuno si porta dietro anche un coltello. Qualcun altro rifiuta di farsi curare dalle donne. Tutti rendono la vita impossibile a medici, infermieri e operatori sociosanitari. Che in quei momenti avrebbero bisogno di restare concentrati, perché il minimo errore si paga sempre. Soprattutto in pronto soccorso, dove si gioca tutto sul filo dei minuti.
Le aggressioni in ospedale e nell’emergenza-urgenza sono salite all’attenzione del dibattito nazionale. Si fanno statistiche e si prendono provvedimenti: in Veneto hanno distribuito 200 fischietti in un ospedale contro questi episodi. L’ospedale Versilia non resta a guardare. Da ora in poi ogni episodio – spiegano dal reparto – «sarà annotato su una lavagna visibile anche agli utenti. Che così potranno rendersi conto in quale clima lavoriamo». Niente nomi e cognomi, ma solo la data e il fatto.
Sull’argomento tornano alla carica i sindacati, che hanno chiesto più volte all’Asl di intervenire. «Abbiamo già chiesto al prefetto di dare una risposta a questo problema – afferma Daniele Soddu del sindacato Fials – con un presidio 24 ore su 24 delle forze dell’ordine. Ad oggi abbiamo un solo agente in servizio al posto fisso di polizia, dopo il pensionamento del collega: il poliziotto copre metà giornata e in quella fascia oraria deve vigilare su 1.500 persone in ospedale». La Uil rincara la dose: «L’episodio del clochard in radiologia e le aggressioni subite dai colleghi - affermano i rappresentanti Uil Claudio Velia, Fausto Delli e Nicola Dal Torrione - dimostrano che l’ospedale e chi ci lavora non sono protetti a sufficienza. È ora di dire basta».
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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