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Versilia

Chiude i battenti il centro Dodò

Chiude i battenti il centro Dodò

«Ci hanno tolto i soldi». L’amministrazione: «Troppo caro e pochi bimbi»

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CAMAIORE. Praticamente è un conto alla rovescia quello delle operatrici del centro dei piccoli di Camaiore, il Dodò di via Tabarrani. La struttura infatti il 31 maggio chiuderà definitivamente i battenti. Da una parte le “maestre” che portano avanti la struttura da quasi 18 anni puntano il dito contro l’amministrazione che non sarebbe più interessata al progetto, dall’altra il Comune che ha provato a trasformare il centro in una giocheria, ricevendo il diniego della struttura. Il fatto chiaro è che l’amministrazione ha deciso di togliere il contributo da 40mila euro alla stuttura,

«Il centro - scrivono dal Dodò - è stato aperto in un periodo in cui i servizi per i bambini da 0-3 anni erano molto carenti nasceva come servizio integrativo ai nidi, ancora oggi esso non vuole essere un sostituto di tali servizi, ma uno spazio integrato a chi scegli un altra forma educativa per i propri figli: qui i bambini sono accolti solamente in presenza di un adulto accompagnatore. Il servizio - spiega la nota - inizialmente sovvenzionato con un contributo europeo poi regionale, negli ultimi anni è stato a completo carico del Comune. È stato dichiarato che le educatrici non hanno i requisiti per svolgere il loro ruolo, ma in realtà possiedono i titoli per svolgere questa funzione in qualsiasi servizio educativo della prima infanzia; per quanto riguarda la struttura abbiamo già da diverso tempo un progetto strutturale per mettere tutto a norma che abbiamo proposto all'amministrazione, senza però avere certezze per l'interesse futuro di questo servizio. Dodò in data 31 maggio chiuderà definitivamente e con l'occasione invitiamo tutti gli amici vecchi e nuovi a partecipare alla festa che si terrà nel parco dell'oratorio “Il Colosseo” dalle ore 16 in poi».

Dall’amministrazione fanno sapere che «da tempo richiesto alle operatrice del Dodò una trasformazione del centro visto che il bisogno sociale a cui rispondeva quando è stato creato, è venuto meno. Inoltre gli iscritti sono soltanto 33 e non essendoci l’obbligo di frequenza, la media quotidiana delle presenze era sotto la decina. Sono tre anni che gli assessorati dedicati incontrano periodicamente le operatrici e hanno suggerito di adattare il centro a uno degli schemi di gestione indicati dalla Regione, non essendo possibile nel settore dell’infanzia gestire un servizio senza attenersi alle regole e ai modelli di legge».

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