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Il mosaicista della Chiesa (ri)nasce a Seravezza
SERAVEZZA. «Chi ha realizzato questo splendido restauro?». L’alto prelato di New York osserva estasiato e ripete la domanda: vuole conoscere il nome dell’artista che ha messo mano ad una nicchia...
SERAVEZZA. «Chi ha realizzato questo splendido restauro?». L’alto prelato di New York osserva estasiato e ripete la domanda: vuole conoscere il nome dell’artista che ha messo mano ad una nicchia della cattedrale di Venezia. Quell’artista si chiama Bruno Salvatori, ha 21 anni, è un mosaicista seravezzino dal talento tracimante. Siamo agli albori degli anni ’60: da lì a poco Salvatori volerà negli Usa.
Bruno è sposato, ha un figlio, ma la voglia di andare oltre non combacia con le quotidianità, la famiglia e con la sua ambizione. È l’inizio di una storia di vita generosa per successi e cadute, risalite e declini. Salvatori, negli Usa, diventa una sorta di stella sempre più luminosa: nella Cattedrale di Saint Paul c’è ancora oggi la sua firma: nel frattempo diventa il mosaicista ufficiale della Chiesa greco-ortodossa, che lo ritiene addirittura il miglior mosaicista contemporaneo e verrà nominato tale dall’arcivescovo di New York e dal Papa. Il suo nome finisce sui quotidiani più noti, in televisione: frequenta il suo grande amico Joe Coker, Billy Crystal, Jane Fonda e 5 anni fa, mentre è in visita a Las Vegas – al Caesar Palace i suoi mosaici catturano anche lo sguardo più distratto – dona un’opera al presidente Obama. Poi qualcosa all’improvviso cambia: la seconda moglie di Bruno, dalla quale ha avuto un altro figlio, muore. Dalla prima, lasciata con il primogenito per cercare fortuna in America, si era ormai separato. E allora successo, soldi e notorietà svaniscono. Tutto nebulizzato nel breve volgere di poco tempo. Come la salute. Decide così di tornare in Italia, a Seravezza, ma quello che si affaccia in Versilia è un uomo con tanti problemi. Gli amici più cari decidono di ricoverarlo in una residenza per anziani, proprio nella sua Seravezza, a Villa San Lorenzo. Era entrato nella struttura in condizioni di non autosufficienza e gli operatori di quella struttura compiono il miracolo. «Nell’arco di poco tempo – raccontano – quello che sembrava un uomo finito, torna a camminare, a dipingere ed ecco che la sua stanza si trasforma in una sorta di laboratorio creativo, con molti dei suoi quadri appesi alle pareti, pennelli e colori sparsi ovunque, tele davanti alla finestra dove filtra la luce ed illumina le idee».
Bruno Salvatori oggi, a 77 anni, ha ritrovato il sorriso e la voglia di fare arte: a breve volerà, per lavoro, a Rodi e, nel frattempo, sta organizzando una mostra proprio a Villa San Lorenzo. Il resto, si vedrà. Perché il destino, come Bruno Salvatori sa bene, si insinua silente nelle nostre vite. E il divenire è solo un incastro, bizzarro, che quando sembra soffocarci nella tristezza, improvvisamente, può tornare meraviglioso.
Luca Basile
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