Il Tirreno

Versilia

Il Fisco bussa all’Asl e chiede 597.000 euro

di Matteo Tuccini
Il Fisco bussa all’Asl e chiede 597.000 euro

Contenzioso sull’imposta Ires che l’azienda sanitaria aveva versato al 50% Ci sarà un ricorso in commissione tributaria ma nel frattempo bisognerà pagare

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VIAREGGIO. Quando lo Stato chiede i soldi allo Stato, i cittadini che sono nel mezzo restano sempre un po’ perplessi. A maggior ragione se la richiesta di denaro parte da un’interpretazione burocratica di una norma. Ma tanto basta, a un ente pubblico come l’Agenzia delle Entrate, per chiedere quasi 600mila euro di tasse arretrate a un’altra amministrazione pubblica, l’ex Asl Versilia. Che oggi non c’è più: ne ha raccolto il testimone l’Asl Nordovest. Che ha deciso di resistere, come si dice in gergo, e portare il Fisco in commissione tributaria come un cittadino qualsiasi. Ma a differenza del cittadino l’Asl sarà costretta a pagare subito, per non incappare in sanzioni e interessi. Che a quel punto verrebbero imputati non all’azienda sanitaria, ma ai suoi vertici. Con tanto di accusa di danno erariale che verrebbe mossa dalla Corte dei Conti.

Sono i paradossi di un’amministrazione che nel nostro Paese ha sempre il volto dell’Azzeccarbugli, il mitico personaggio dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Tutto nasce da un’interpretazione di una legge del 1973, quando la Nazionale capitanata da Giacinto Facchetti si apprestava a giocare da favorita il Mondiale dell’anno successivo. Quella legge diceva che gli “enti ospedalieri” potevano pagare l’Ires, imposta sui redditi di società ed enti (in pratica è l’equivalente dell’Irpef per le persone), con un’agevolazione del 50% sui redditi fondiari. Cioè i redditi sugli immobili.

Sulla base di questa norma, e su indicazione data dalla Regione in una legge del 2003, da anni le aziende sanitarie – poi inglobate nella nuova maxi-Asl – pagano l’Ires al 50% sui propri redditi fondiari. La Regione e le Asl, infatti, si considerano eredi degli “enti ospedalieri”, oggi scomparsi. Il passaggio logico pare evidente: a chi deve essere riservata questa agevolazione, se non a chi oggi gestisce gli ospedali e l’assistenza sanitaria che in essi viene fornita?

Non così la pensa l’Agenzia delle Entrate. Che si basa, va detto, anche su otto sentenze della Corte di Cassazione. Per la Suprema Corte le Asl non sono le eredi degli enti ospedalieri: soltanto le aziende ospedaliere, come ad esempio Cisanello, lo sono. Così l’Agenzia delle Entrate ha inviato all’Asl Nordovest accertamenti per le dichiarazioni Ires relative al 2012, 2013, 2014 e 2015, cioè le uniche che potevano essere riscosse: dopo 5 anni le tasse arretrate vanno in prescrizione. La prima richiesta di pagamento è già stata inviata l’anno scorso, mentre quelle relative al triennio 2013-2015 sono arrivate adesso. Il conto, per quanto riguarda l’ex Asl Versilia, è salato: sono 596.666,09 euro. Ma se si allarga il campo a Lucca, Pontedera e Livorno, le altre vecchie Asl che avevano versato l’Ires ridotta del 50%, la cifra sale a quasi 2,4 milioni di euro. Tutti accollati all’Azienda sanitaria Nordovest che ne ha preso il posto. E che ha deciso, assieme alla Regione, di rivolgersi alla commissione tributaria, avvalendosi della consulenza del commercialista lucchese Giulio Ragghianti (compenso di circa 15mila euro). L’Asl e la Regione, nella delibera in cui si spiega il problema, ribadiscono le proprie ragioni che porteranno fino in fondo: persino la stessa Agenzia delle Entrate, affermano, parla di «dubbio interpretativo sulla questione». Sciogliere questo dubbio, però, non sarà a costo zero per le casse pubbliche. Di sicuro non lo sarà per la sanità nostrana, che ha già dato mandato di pagare i 2,4 milioni richiesti, di cui quasi 600mila relativi alla Versilia.

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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