Il Tirreno

Versilia

Il grido delle piccole imprese

di Donatella Francesconi
Il grido delle piccole imprese

La crisi degli anni scorsi ha reso la filiera meno ricca e più debole

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VIAREGGIO. Per l’anno in corso l’industria nautica italiana ha in costruzione 413 yacht «e stanno crescendo le dimensioni», come raccontano i dati elaborati da Cna nel sesto rapporto su “Dinamiche e prospettive di mercato della filiera della nautica da diporto». Cresce la flotta dei grandi yacht - è l’analisi presentata ieri da Lorenzo Pollicardo - così che «la lunghezza media della flotta prodotta in Italia è oggi di 39 metri» all’interno di un quadro che non è più solo export ma che vede un mercato interno «che inizia a reagire».

Un perimetro che potremmo delineare in rosa, all’interno del quale, però, ancora si trova a dover recuperare - sulla crisi degli anni alle spalle - la piccola e media impresa della filiera della nautica. Collocata - ha spiegato, dati alla mano (contenuti nel rapporto) Antonio Murzi del Centro studi di Cna nazionale - «tra i settori manifatturieri che hanno patito in modo particolare l’ondata recessiva». Con un calo di produzione che tra 2008 e 2013 ha fatto registrare un meno 47,9%. E se tra 2014 e 2017 è stato recuperato un 33,1% che fa parlare Cna di «vera e propria rimonta», siamo comunque al di sotto della produzione registrata nel 2008. Senza contare che «si tratta di una ripresa dovuta soprattutto all’export.

Attenzione a non farsi ingannare dai termini “piccole” e “medie”, raccontano i dati. Perché in realtà il panorama delle imprese della filiera nautica mostra aziende «piccole ma molto strutturate», con un buon 45,5% di società di capitali.

Il rapporto Cna presentato ieri, penultimo giorno della seconda edizione del Versilia Yachting Rendez-Vous, contiene una novità molto interessate: il Focus Group realizzato dalla società di ricerca “Eures”, ed illustrato ieri da Fabio Piacenti. Una ricerca fatta sul territorio (La Spezia, Como, Ancona, Ravenna, Latina e Grosseto) nel rapporto con 60 imprese piccole e medie. «La cantieristica si è profondamente trasformata ed oggi soltanto alcuni superstiti svolgono questa attività», è la voce di un imprenditore lombardo incontrato dai ricercatori.

«Si è perso il rapporto fiduciario tra le imprese», è una delle questioni cruciali che attraversa la filiera della nautica post crisi dove «si sono modificati i rapporti di forza e non a favore delle piccole imprese». Le conseguenze sono - denunciano gli imprenditori - «le penali applicate in maniera strumentale, l’applicazione di clausole vessatorie». Insomma, si riduce lo spazio solidaristico e si «ingenerano nuove conflittualità». Ed ecco la prima delle richieste: «I piccoli hanno bisogno di essere riconosciuti in maniera maggiore».

Oggi - è un’altra delle voci della ricerca - «bisogna lavorare di più per guadagnare meno». Anche si i dati messi insieme da Cna dimostrano che «dal 2015 ad oggi parliamo di ripresa. Dalla quale rimangono esclusi i territori che perduto la dimensione nautica»,

Nel complesso - ha spiegato ancora Piacenti - «complessivamente i risultati dei focus group delineano un quadro molto articolato, dove le imprese hanno perseguito obiettivi individuali anziché sistemici, cercando di mantenere la propria posizione sul mercato, in un contesto in cui la concorrenza si è profondamente rafforzata». Ha resistito, ed oggi inizia a coglierne i benefici, chi ha saputo cambiare in corsa («Abbiamo diversificato quando c’è stata la crisi. Storicamente l’azienda faceva vele per barche, poi ci siamo messi a produrre vele da windsurf che oggi distribuiamo a livello mondiale»), chi aveva disponibilità di capitali, chi ha - per dirla con le parole di un altro imprenditore - «ha alzato l’asticella sia in termini qualitativi che di vastità dell’offerta».

In tutto questo divenire sono fondamentali le questioni dell’occupazione giovanile e della formazione. «Mancano le professionalità», ha detto chiaro e tondo Paola Chiapponi, portavoce della Cna nautica toscana. Gli imprenditori presenti ieri l’hanno riassunto così incontrando a margine del convegno Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia: «Servono più persone ma con meno costi», e la richiesta è quella di un sostegno da parte dello Stato. Ferri ha rilanciato, lasciando sospeso nell’aria una proposta-chiave: «Creare in Italia una università di arti e mestieri a tutto campo». Ed in fondo le botteghe artigiane sono un pezzo forte della storia economica italiana.

Storia presente di «artigiani artisti del proprio mestiere», per dirla con Chiapponi, della quale, per la provincia di Lucca - ha ricordato Andrea Giannecchini, presidente di Cna provinciale - fanno parte «circa 500 aziende che operano nel settore della nautica, dando lavoro a 2.000 -3.000 addetti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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