Italia
I lavoratori chiamano «Se la nautica cresce è l’ora di ascoltarci»
Le richieste di chi ha manifestato alle porte del salone «Vogliamo più sicurezza. E stop alla giungla dei subappalti»
VIAREGGIO. Le voci girano tra i lavoratori della Darsena: questa la riportiamo come tale. Un dipendente straniero di una ditta che sta facendo un intervento in subappalto in un grosso cantiere nautico cade e si fa male. A scanso di equivoci, viene portato all’ospedale in auto. Senza chiamare il 118. Forse non è assunto regolarmente, chissà. «Quello che sappiamo è che è successo pochi giorni fa – racconta Nicola Riva della Fiom Cgil – il resto è tutto sfumato».
Che la storia sia vera oppure no, ci sono ancora delle zone opache nel mondo luccicante degli yacht. Chi è impiegato nei cantieri, anche se in realtà molti sono lavoratori delle imprese dell’indotto, vuole che qualcuno se ne renda conto e li ascolti. Una volta per tutte. Per questo hanno manifestato ieri alle porte del salone Versilia Yachting. Per la verità erano una piccola fetta, rispetto alle quattromila persone che vivono grazie alla nautica e alla Darsena. «Quanti sono i dipendenti diretti dei cantieri? Tra il 10 e il 20% – afferma Lamberto Pocai, referente storico della Fiom – di sicuro il 90% della produzione è appaltato all’esterno. E a quel punto può succedere di tutto. A fianco di aziende che fanno bene il proprio mestiere e che tutelano i lavoratori, ce ne sono altre che sfruttano la giungla di appalti e subappalti. Il risultato è che ci sono persone che guadagnano molto meno delle altre. E non sempre lo fanno in condizioni di sicurezza. A chi ha affidato la commessa, tutto sommato, può andar bene perché risparmia».
I lavoratori, invece, non lo accettano. A maggior ragione quando si fanno «ricavi importanti in un settore, come quello della nautica, che è del lusso ed è pure in crescita – afferma Giovanni Martinelli, dipendente della Gp Yachts (ex Fipa) – Non può che farci piacere questa tendenza: se ci sono più commesse e bisogna darsi da fare noi siamo contenti. Ma sarebbe il caso di chiedersi se questo benessere non debba avere conseguenze anche su di noi. Cancellando storture come gli infortuni che non vengono denunciati. E come i lavoratori stranieri che prendono 4-5 euro all’ora». È la concorrenza che viene definita sleale, di chi prende la commessa al ribasso sfruttando il meccanismo dei subappalti. «Il risultato è che tra i lavoratori la solidarietà diminuisce, per non dire sparisce – dice Martinelli – E nascono sentimenti di intolleranza nei confronti di chi arriva da fuori. Poi c’è la qualità del prodotto che scade. Io so che molti armatori se ne sono lamentati».
Non tutte le aziende si adeguano al Far West. «Della mia non posso lamentarmi, anzi: le relazioni coi delegati sindacali sono corrette», spiega Sergio Paci, viareggino doc da 39 anni nella nautica. Ora fa il carpentiere in una ditta, la Cantiere Viareggio, che si occupa di arredamento degli yacht. Soprattutto per Benetti. «La sicurezza, però, è una questione fondamentale su cui tutta la nautica deve migliorare – dice Paci – Io credo che per quanto riguarda i ponteggi le normative vengano rispettate. Maggiore preoccupazione c’è per gli effetti delle polveri nella lavorazione delle barche, che sono in resina e anche in carbonio. La mia è un’azienda che lavora in appalto e non posso essere contrario al meccanismo, ma una regolamentazione deve esserci». Al suo fianco c’è Leonardo Quadrelli, sindacalista da una vita nel marmo e referente Cgil della Fillea in Versilia: «Nella nautica, come negli altri settori, bisogna fare distinzioni tra chi fa il proprio lavoro con correttezza e chi no – dice Quadrelli – Sono le stesse aziende che agiscono rispettando le regole ad essere penalizzate da chi sfrutta la giungla. Anche gli imprenditori corretti dovrebbero unirsi ai lavoratori nel chiedere che la nautica sia più trasparente».
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
