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Statue abusive al Tantra assolti imputati eccellenti
Il Buddha e l’elefante erano finiti in un processo assieme ad altri arredi del locale Scagionati Dedo e Andrea Larini, proprietario e gestore, e il commercialista Cima
VIAREGGIO. Un Buddha alto tre metri e un elefante quasi altrettanto imponente, oltre a una serie di ampliamenti del locale ritenuti eccessivi, erano costati un processo a proprietari e gestori del Tantra bar in Darsena. Oggi il locale sul Vialone con arredamento in stile Bollywood non esiste più: è stato rimpiazzato dal nuovo Maki Maki, che con questa storia non c’entra nulla. Ma a distanza di quasi cinque anni dagli episodi contestati il giudice del tribunale di Lucca ha emesso la sentenza. Scagionando dalle accuse quasi tutti gli imputati, molti dei quali nomi assai conosciuti.
Sono stati assolti per non aver commesso il fatto imprenditori noti come Goffredo Larini detto “Dedo”, 73 anni, proprietario dell’immobile e della concessione sottostante, e il figlio Andrea Larini, 49, che si era occupato della gestione del locale: entrambi sono titolari di storiche concessionarie d’auto a Montramito. Assolti anche Riccardo Cima, 50 anni, il commercialista del locale e per un periodo referente della società proprietaria della concessione e dell’immobile; Elena Snitko, 40, e Wilfredo Josue Rivera, 40, che per alcuni mesi avevano avuto la gestione del Tantra. Dante Puccinelli, 58, che aveva condotto il Tantra all’inizio assieme ad Andrea Larini, era già uscito dal processo dopo aver chiesto e ottenuto la cosiddetta “messa alla prova”. Cioè un periodo di servizi sociali che, se il giudice acconsente, di fatto cancella il reato.
Le accuse più pesanti erano a carico di Puccinelli e dei Larini, assistiti dagli avvocati Gionata Bonuccelli e Andrea Bonuccelli. A loro il pm Antonio Mariotti aveva contestato la violazione delle norme edilizie, il danneggiamento di habitat protetto (siamo in zona Parco) e il disturbo della quiete pubblica. Imputazioni che erano scattate dopo alcuni sopralluoghi dei guardiaparco e della polizia municipale. A finire nel mirino le statue del Buddha e dell’elefante. Più una serie di pedane per musica e servizio bar che – a detta della Procura – avevano di fatto ampliato il locale, in una zona dove avrebbero dovuto esserci solo un parcheggio e un giardino. A Cima, Snitko e Rivera, oltre che agli altri tre imputati, veniva contestato il reato di “invasione di terreni”: in pratica la Procura li accusava di aver invaso un’area demaniale di proprietà del Comune che non faceva parte della concessione del Tantra. In particolare un punto dove sarebbe dovuta sorgere una pista ciclabile. Ma il giudice Alessandro Dal Torrione ha assolto i cinque imputati rimasti nel processo. Soddisfatti gli avvocati Gionata Bonuccelli e Andrea Bonuccelli, che tutelavano Puccinelli, i Larini e Rivera, e che avevano puntato sul fatto che non poteva essere contestato un abuso edilizio, bensì solo una violazione delle norme del Parco. Così come hanno accolto con favore la sentenza gli avvocati Riccardo Carloni e Gianmarco Romanini, che tutelavano Riccardo Cima.
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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