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Il re dei fantini: il sorteggio è equo

Il re dei fantini: il sorteggio è equo

Angelo Oppito (14 vittorie) quest’anno non gareggerà ma fornirà gli asini

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QUERCETA. «Sarà la mia scuderia a fornire i dieci asini (8 in gara e un paio di riserva in caso di emergenza, ndr)». La voce circolava già da tempo tra le contrade, ma la conferma arriva direttamente da lui, Angelo Oppito, il fantino per antonomasia quando si parla di Palio dei micci. Suo infatti il record di vittorie nelle tante edizioni disputate: ben 7 una con i colori del Leon d’oro e altre 7 vestendo la casacca gialloblù della Madonnina. Quest’anno, dopo aver partecipato nel 2017 con la Cervia, il fantino pisano non gareggerà ma la sua firma rimarrà indelebile su questo Palio: con la re-introduzione del miccio a sorteggio, saranno infatti i suoi animali a rappresentare le otto contrade di Querceta.

Oppito, tante sono le perplessità alla vigilia di questo ritorno del sorteggio nell’assegnazione degli asini: quali assicurazioni può fornire per rasserenare gli animi?

«Posso garantire che quelli che la Pro Loco ha scelto sono 10 asini pienamente all’altezza di sostenere il nostro Palio nel migliore dei modi e di garantire un bello spettacolo al pubblico. La differenza la farà chi monterà il miccio e a mio avviso verrà esaltata ancora di più l’abilità e l’esperienza del fantino».

Lei è d’accordo con questa decisione presa l’anno scorso dalle contrade?

«Francamente sì. Tra l’altro io e l’allora presidente della Madonnina Antonio Giorgi già sei anni fa, al tempo della precedente riunione quinquennale tra le contrade, ci facemmo promotori del sorteggio: bisogna pensare al pubblico che, nel vedere le contrade spaccate sempre più in due con un gruppo sempre più ampio non in grado di competere con l’altro anche economicamente, potrebbe stufarsi e perdere interesse. Così si riequilibra la competizione».

Lei che ha vinto in passato numerosi palii anche con il miccio a sorteggio, qual è il segreto per avere la meglio?

«È tutto molto legato all’istinto. La cosa essenziale è l’adattamento nel primo giro: la corsa dura pochi minuti e quanto più in fretta un fantino si dimostra in grado di instaurare un feeling con il miccio tanto migliore sarà il risultato finale. Chi ha esperienza capisce già nel primo giro qual è il passo da tenere per provar a vincere, anche se inevitabilmente un buon 50 per cento è comunque legato alla fortuna nel vedersi sorteggiato l’asino più in forma in quel momento».

Come viene vissuta la giornata del Palio dai fantini, in campo per pochi minuti ma protagonisti assoluti della competizione?

«C’è un miscuglio di tensione che ti blocca lo stomaco fin dalla linea di partenza. Anche perché, per tutta la durata dell’evento, si è chiusi negli spogliatoi del Buon Riposo. Si esce fuori solo al momento della corsa, con il boato del pubblico che ti frastorna ma solo per un attimo: la concentrazione è tale che tutto intorno si annulla, dai cori di incitamento agli sfottò: si pensa solo a vincere. Sono emozioni indescrivibili per chi la vive sulla propria pelle». (g.b.)

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