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Dalle prime sfide allo scandalo doping: 62 anni mozzafiato
Dagli episodi ai personaggi, dalle contestazioni alle celebrazioni più o meno festose, sono tante le curiosità legate al palio che lo rendono anno dopo anno una manifestazione unica nel suo genere....
Dagli episodi ai personaggi, dalle contestazioni alle celebrazioni più o meno festose, sono tante le curiosità legate al palio che lo rendono anno dopo anno una manifestazione unica nel suo genere. Ecco qui di seguito alcuni aneddoti legati alla corsa più divertente della Versilia.
LE ORIGINI
Ci voleva un rinforzino alla fiera
In una Querceta in cui dominava l’apatia – così riportano le cronache locali degli anni Cinquanta – il comitato cittadino Pro Querceta (antenato della Pro Loco) passò al vaglio, nel 1956, un programma di manifestazioni da svolgersi in occasione della fiera del patrono San Giuseppe, molto cara al popolo ma un po’ abbandonata a sé stessa. Il comitato stilò dunque un fitto programma per valorizzarla che comprendeva mostre, serate pugilistiche, concerti, proiezioni di film e, tra i vari eventi folcloristici, anche un palio a contrade con asini. Pur vissuto da subito come una grande novità in grado di stuzzicare la rivalità tra le varie frazioni, il palio nacque quindi come manifestazione di contorno.
I LUOGHI
I micci correvano tra gli ulivi
Se oggi il palio si corre tra le mura dello stadio Buon Riposo di Pozzi, la sua culla originaria si trova invece nella frazione di Marzocchino. Lungo via Catene, immerso tra gli oliveti tipici dell’area rurale quercetana, fu scelto infatti un campo in terra battuta dove le contrade gareggiarono per il primo, storico titolo. Nessuna protezione, nessuna separazione fra pubblico, figuranti e fantini: una folla imprevista di oltre tremila persone, con quasi altri duemila curiosi a seguire la gara direttamente dalla strada. Numeri impressionanti per l’epoca – soprattutto se si considera che a partecipare erano solo sei contrade – tali da costringere gli organizzatori a correre ai ripari annullando il corteo dei contradaioli all’interno del recinto. Oggi quel campo non esiste più ma la Pro Loco, quest’anno, ha voluto celebrarne la memoria con un cippo commemorativo.
I PERSONAGGI
Un barone tra i padri fondatori
Vice-presidente del primo consiglio del comitato cittadino Pro Querceta, il barone Rodolfo Cope fu uno dei padri del palio dei micci. Forse addirittura il più influente nel prendere, in quei fatidici momenti in cui prendeva vita la prima edizione della manifestazione, le decisioni necessarie per gettarne le fondamenta. Fu lui il responsabile dell’evento, redasse il regolamento, promosse insieme a Beppe Bambini l’adesione delle contrade e ideò il gonfalone del palio pensando a raffigurarvi la Sacra Famiglia in fuga a Gerusalemme in groppa ad un miccio.
LA PRIMA PROTESTA
Quando i fantini non si fermarono al traguardo
Il secondo palio fu, se possibile, più caotico del primo. È sì vero che furono apportati miglioramenti alla manifestazione, ma scattarono anche le prime, accesissime proteste relative alla corsa. A lottare per la vittoria erano all’epoca Madonnina e Ponte: un confronto serrato fino all’ultima curva, ma a tagliare il traguardo per primo fu il fantino gialloblù che poi però non si fermò e fece un altro giro di campo. Non si fermò neppure il miccio del Ponte che compì il sorpasso: inutile dire che gli spettatori, perso il conto dei giri effettuati, si scatenarono festeggiando gli uni e gli altri per la propria fazione. Solo dopo una lunga consultazione fra i giudici si attribuì il gonfalone alla Madonnina.
IL PREMIO
Un maialino come bonus
Spunta nel primo regolamento del palio. Se oggi le otto contrade lottano tra loro per la gloria del titolo e per poter apporre il proprio stemma sul gonfalone del palio, nel 1956 grande ilarità suscitò una postilla che annunciava un bonus aggiuntivo per il vincitore: un maialino del valore di 10mila lire.
LO SCANDALO
Micci dopati
Risale al 2012 una delle pagine più nere della storia del palio: per la prima volta infatti le analisi anti-doping cui sono sottoposti gli asini che prendono parte alla corsa risultarono “non negative” per due micci: quello del Leon d’oro e quello della Cervia. Dopo controlli su controlli e quasi un anno di tempo trascorso da quella gara, la Pro Loco – avute le definitive conferme che, consapevolmente o inconsapevolmente, erano state utilizzate sostanze con effetto dopante– procedette applicando il regolamento e squalificando dall’edizione incriminata entrambe le contrade. Il Leon d’oro dovette riconsegnare l’Alabarda d’oro che fu assegnata alla Quercia (classificatasi seconda).
LA VINCITA INASPETTATA
Festeggiò la vittoria e poi perse
Non dire gatto, se non ce l’hai nel sacco. Un proverbio che Francesco Ferrari, fantino della Lucertola che anche quest’anno è pronto a presentarsi sulla linea di partenza, dovrebbe aver fatto completamente suo. Nel 2014, all’ultima curva, il fantino rossoverde si lasciò andare ad esultanze e saluti al pubblico in tribuna. Pochi metri lo separavano dall’arrivo ma non aveva fatto i conti con il rivale della Quercia che, spronando il proprio miccio, riuscì in un clamoroso sorpasso aggiudicandosi la vittoria al foto-finish. Il successo più dolce per la contrada bianconera, la beffa più amara per il gruppo di Ripa tornato alla vittoria solo lo scorso anno.
(a cura di Gabriele Buffoni)
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