Il presidio
Ex Mokambo, il locale abbandonato nel quartiere vip
Il ristorante è chiuso da 11 anni e nessuno lo ha rilevato Nei giorni scorsi è apparso anche uno striscione di protesta
FORTE DEI MARMI. C’è un angolo di degrado nella vippissima Roma Imperiale che tutti vorrebbero cancellare, a due passi dalla suite prenotata a vita dell’Hotel Byron, e ad altrettanti dalla mitica Capannina, la sala da ballo più vecchia del mondo. Parliamo dell’ex Mokambo, la pizzeria ristorante che chiuse i battenti ormai undici anni fa, e che da allora è precipitata in un progressivo degrado, che nel cuore della zona più pregiata del Forte non rappresenta, esattamente, il miglior biglietto da visita per la città. Nei giorni scorsi, sulle transenne a vita della vecchia pizzeria, è apparso anche uno striscione: “Caffè cinema Mokambò, prossima aperta”, c’è scritto. E l’ironia serve per fare protesta. L’ironia è anche senso civico.
A provare a rimediare questa situazione ci provò l’amministrazione comunale due anni fa con una procedura comparativa pubblica per aggiudicare il locale per un minimo di quattro anni, aumentabili fino a venti, a seconda dell’investimento che l’eventuale nuovo concessionario si fosse dimostrato disponibile a fare. Dalla procedura di assegnazione, messa a punto nel 2016, e a prova di Bolkenstein, avrebbe dovuto emergere anche il futuro del locale: la selezione era stata prevista proprio sul progetto (e ovviamente l’offerta) considerati più attinenti per funzionalità e operatività alle particolari caratteristiche sia strutturali che di localizzazione dell’immobile stesso. E che si voleva fare sul serio lo dimostra anche il fatto che venne perfino fissato un canone per quell’anno (il 2016) che ammontava a 77.712 euro e che poi sarebbe stato aggiornato di anno in anno come prevede la legge. Tuttavia a carico dell’assegnatario sarebbero stati gli allestimenti del nuovo pubblico esercizio, le manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’Imu e le forniture dei servizi, senza possibilità di sublocazione. All’inizio, proprio per la sua eccezionale ubicazione sul lungomare, la possibilità di aggiudicarsi l’ex-Mokambo aveva smosso l’interesse di tanti imprenditori che si precipitarono a porre numerose domande e richieste di chiarimenti ai competenti uffici comunali.
Ma l’appeal durò giusto i tempi del bando pubblico, perché in realtà nessuno ha poi fatto passi concreti. E per l’ex pizzeria-ristorante molto in voga negli anni Settanta non ci fu futuro. Si disse, infatti, che tra spese per rimetterlo in funzione e bonificarlo (sembra che ci sia anche un tetto in eternit) ci sarebbero volute cifre considerevoli, a cui andava aggiunta per di più anche la concessione annuale, mentre la redditività di un nuovo locale, sia pure in quella prestigiosa posizione, non avrebbe probabilmente garantito la copertura delle spese necessarie e i giusti guadagni. Così tutto è rimasto lì, e peggiora di giorno in giorno. L’ex Mokambo, come si ricorderà, è una pertinenza acquisita al demanio pubblico dello Stato nel lontano 1979, e fu oggetto di un lungo contenzioso davanti al Consiglio di Stato.
Unica via d’uscita, dunque un intervento diretto dell’amministrazione comunale, che nei suoi programmi decida di ristrutturare direttamente il fabbricato e magari destinarlo, poi, a ufficio di accoglienza turistica, con il contributo non solo economico ma operativo delle categorie turistico economiche cittadine. In pratica portando in porto quell’operazione sfumata nei due fondi di via Franceschi, nell’isolato del Cinema Lido, dei quali era sta dichiarata decaduta la vecchia concessione e nei quali c’era un disegno per fare un ufficio pubblico di carattere turistico da integrare con il fondo dell’associazione albergatori e quello del Comune che sono accanto. (a.p.)
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