Il Tirreno

Versilia

Silvia, la ragioniera che ha lasciato l’ufficio per diventare pastora

di Michele Morabito
Silvia, la ragioniera che ha lasciato l’ufficio per diventare pastora

A 40 anni ha deciso di riprendere una tradizione familiare «Non è solo una scelta di vita, ma un impegno per la Terra»

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STAZZEMA. Alzarsi al mattino per mungere le pecore e pulire la stalla invece di andare in ufficio. È la storia di Silvia Pieruccioni, 40 anni, che dal 2015 ha messo da parte i numeri (era ragioniera in una ditta del marmo) per dedicarsi anima e corpo alla terra e agli animali nel terreno di famiglia sopra Cardoso con il sogno di poter avere presto tutte le carte a posto per iniziare la commercializzazione del formaggio e dei prodotti agricoli che coltiva. Una scelta che è quasi il segno del destino per Silvia che ha rispolverato una tradizione familiare che in gioventù aveva disdegnato.

Come è nata la scelta di questa nuova vita?

«Io vengo da una famiglia che da sempre ha praticato l’agricoltura e la pastorizia, in particolare con le pecore, ma da giovane ho sempre guardato altrove e quella dei campi e delle stalle non era la vita che avrei sognato per me. Poi l’azienda per cui lavoravo come impiegata ha deciso di chiudere le attività e ho dovuto iniziare a pensare una nuova vita per me e per la mia famiglia. A metà del 2015 seppi quasi per caso di finanziamenti per aprire una attività agricola e di agevolazioni per giovani imprenditori sotto i 40 anni sul programma della Regione. Dopo averne parlato con i miei figli e con mio marito, decidemmo di provare. Inizialmente è stato difficile: nei primi mesi quando provavo a mungere la pecora, a me dava un decimo di quello che dava a mia mamma. Poi qualcosa è cambiato: prima, forse, anche loro avvertivano la mia diffidenza: poi si è stabilito un legame che non avrei mai immaginato. Come con le persone i rapporti vanno costruiti».

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Come è la sua giornata tipo?

«Inizia la sera prima quando, prima di andare a casa, devo dividere le pecore dagli agnelli, altrimenti al mattino non c’è latte da mungere. La sveglia arriva all’alba, vado dagli animali e inizio con la mungitura che dura circa un paio d’ore. Per adesso che sono in attesa dei permessi per la produzione di formaggio e la vendita, faccio tutto a mano, anche perché la soddisfazione è più grande. Poi bisogna dare da mangiare a pecore e agnellini, semola e fieno, si fa il letto con la paglia. Finite queste operazioni inizio a preparare il formaggio, per adesso per noi. Poi mandiamo fuori le pecore con la nostra cagnolina Kira che per adesso è molto giovane, ma che sta dimostrando di essere un ottimo cane pastore».

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Qualche volta ha pensato di aver sbagliato strada?

«Spesso temo di aver fatto un passo più grosso di me, ma non mi sono pentita: capitano giorni di sconforto anche per la grande fatica fisica che questo lavoro comporta. Ma questa vita mi rende felice. Chiaramente è una scelta molto impegnativa perché non esistono ferie, non c’è sabato e non c’è domenica. Per questo ho voluto condividere questa scelta con i miei ragazzi, con mio marito Massimo che è infaticabile nel darmi una mano dopo aver lavorato una giornata e con i miei genitori che a loro volta mi assistono tutti i giorni. Siamo partiti dal loro gregge originario e siamo cresciuti. Non si riescono a raccontare le emozioni che queste pecore e i loro agnellini mi danno. Ci vorrebbe che la burocrazia venisse incontro a chi vuole investire sulla terra ed invece, passiamo gran parte del nostro tempo a star dietro ai permessi. Questa è una scelta di vita che non guarda solo ad una esistenza passiva, ma ad un impegno costante per il bene della terra. Spero che non manchi molto al momento in cui la mia azienda agricola Il Casale potrà finalmente vendere e commercializzare i prodotti che facciamo. Vorrei un giorno prendermi cura di altri terreni che oggi sono in abbandono. Credo che un territorio curato possa essere un territorio che è maggiormente salvaguardato».

Quante rinunce porta una vita come la sua?

«Molte. Si toglie tempo alla famiglia, al tempo libero. Ma i miei familiari mi aiutano ad andare avanti. Verrà anche il tempo per qualche altra vacanza: bisogna saper guardare oltre a tanti beni effimeri, semmai mi piacerebbe trovare un po’ più tempo per lo svago. Ogni mattina bisogna alzarsi, fare una bella colazione energetica e poi iniziare un’altra giornata con le mie pecorelle. Presto l’azienda sarà operativa e sarà un momento importante».
 

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