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Senza piscina ma la Tirrenica resiste

Senza piscina ma la Tirrenica resiste

In vasca negli impianti della Versilia e della Toscana con un sogno: nuotare 

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VIAREGGIO. “Post fata resurgo”, ovvero “Dopo la morte torno ad alzarmi”, traduzione del motto latino della Fenice, simbolo di chiunque trovi il coraggio di affrontare le avversità del destino e superarle. I ragazzi della Tirrenica Nuoto e con loro gli allenatori provano a farlo. Ogni giorno, tutti i giorni. Da quando – estate scorsa, ormai - la piscina comunale di Viareggio ha chiuso (l'icona della morte), per poi finire all’asta. Andata deserta. L’attesa accompagnata dalla speranza che un potenziale acquirente si faccia avanti (coi fatti, non solo con le parole), alimentata da chi quell’impianto lo viveva appieno non ne cancella disagi e sacrifici quotidiani, compiuti per amore del nuoto e attaccamento verso una società che tale sentimento, così puro e forte, lo ha trasmesso al centinaio di ragazzi rimasti ad essa fedeli. Anche quando i tecnici, in una delle tante riunioni, guardandoli negli occhi dicevano loro: «Siete liberi di andare, se volete», consapevoli delle difficoltà che allenarsi, divisi in piccoli gruppi, nelle piscine di altre città, avrebbero comportato.

«Ero in vasca già all’età di 6 anni. La Tirrenica Nuoto mi ha dato tanto. Sportivamente e umanamente. Non me la sentirei mai di tradirla: è una questione di riconoscenza». Lorenzo Biancalana – oggi poco più che maggiorenne – rappresenta le speranze della società viareggina. Per il presente ed il futuro. Tre volte la settimana si divide tra gli impianti di Massarosa (al mattino) e Livorno (al pomeriggio), due dei cinque in cui la Tirrenica Nuoto ha trovato ospitalità. Gli altri sono Seravezza, Camaiore e Capannori. «Le società che li gestiscono ci hanno accolto benissimo – spiega Adolfo Buonaccorsi, allenatore di Biancalana e di decine di ragazzi – ma la disponibilità, intanto, è valida sino al termine della stagione. A breve dovremo ridiscutere per la prossima».

A meno che a Viareggio, nel frattempo, non accada qualcosa: un gruppo imprenditoriale acquisti la piscina comunale o la Uisp – affiancata da una cordata di cui fa parte Davide Lippi – realizzi quella all’interno del Centro Polo, rilevato all’asta a novembre, come da progetto. «Si gareggia da soli, è vero – confessa Biancalana – ma questa frammentazione forzata non ci ha permesso di fare gruppo. E invece, a volte, un confronto, un conforto, uno stimolo, farebbero comodo. C’è molta rabbia, perché i problemi della piscina sono stati sottovalutati».

Nonostante i numerosi allarmi lanciati (anche) attraverso manifestazioni e presidi. “L’Amministrazione – conclude Buonaccorsi - non ha mai voluto capire gli sforzi compiuti dal comitato Casa (che gestiva l’impianto, ndr) adottando tariffe che garantissero l’accesso alle scuole, agli anziani, alle cooperative sociali». E poi ci sono i risultati sportivi. «Eccezionali, considerate le avversità». Già, le avversità. Affrontate, ma non (ancora) superate. Post fata resurgo. Nonostante tutto.

Gabriele Noli

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