La fermano in strada a Viareggio e le truffano 3mila euro
Portati via tutti i risparmi ad una viareggina di 78 anni. La vittima: denuncio e racconto perché non voglio accada ancora a qualcun altro
VIAREGGIO. Potremmo chiamarla la “truffa della beneficenza”, ma resta la vigliaccata, qualsiasi sia il nome del raggiro, ai danni di una donna di 78 anni, lo scorso 18 aprile. La signora, che chiameremo Maria perché ha scelto di non raccontare ai propri familiari quanto le è accaduto, sta rientrando a casa a piedi dopo una visita al cimitero. L’auto di grossa cilindrata la avvicina quando è ormai arrivata all’angolo tra via Rosmini e via Pascoli (strada dove qualche giorno fa è stato aggredito e rapinato in casa un uomo di 90 anni). Alla guida della station wagon grigia metallizzata c’è un uomo. «Era molto bello, gli occhi chiari, i capelli bianchissimi con un ciuffo, elegantissimo», è il racconto di Maria al “Tirreno”: «Mi ha chiamato “madame” e mi ha chiesto l’indirizzo di una ditta di farmaceutica».
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.16447882:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2018/02/07/news/accusato-di-furto-e-truffa-ma-l-infermiere-e-al-lavoro-1.16447882]]
La donna ha fretta, deve rientrare a casa dove ha appuntamento per alcune riparazioni: «Ho risposto che non avevo mai sentito nominare quella ditta a Viareggio ed ero pronta ad andarmene». Nel frattempo, pero, passa un uomo: «Può chiedere a quel signore, per favore?», sono le parole dell’elegantone. Maria ferma il passante che si mette a parlottare con chi è in auto: «Ad un certo punto ha detto che avrebbe telefonato alla moglie, medico all’ospedale Versilia». Il passante si allontana, Maria rimane in attesa. «Quando è tornato ha spiegato che la ditta era dalle parti del comune». A quel punto chi è al volante chiede di essere accompagnato. Aggiungendo, ricorda Maria, «di essere appena arrivato dalla Svizzera». Il complice fa per ritrarsi: «Sono un avvocato, ho da fare, sto aprendo uno studio qua vicino». Maria, invece, viene fatta salire in macchina.
«L’uomo all’interno continuava a prendermi la mano, a chiamarmi madame», è la ricostruzione della donna che ha presentato denuncia ai carabinieri di Viareggio: «Mi ha chiesto dove abitavo, se casa era mia, se avevo figli, gioielli. Ero confusa. Non capivo più niente, ricordavo di avere fretta ma rimanevo lì». In auto le viene offerta «una caramellina». E chissà che c’era dentro. Poi il complice torna all’auto e a quel punto la truffa è servita: il finto svizzero racconta di essere alla ricerca di un commilitone del padre (novantenne moribondo) al quale deve lasciare 150.000 euro che ha con se’, insieme ad un elenco di persone alle quali il commilitone - un anziano medico - dovrà poi distribuirli. Un’altra telefonata del complice alla finta moglie, la notizia che il commilitone è morto, l’offerta - al complice che si finge disperato perché deve fare rientro subito in Svizzera ma non sa proprio come raccontare al padre dell’amico defunto - di fornire un notaio viareggino cui lasciare i soldi e l’incarico di distribuirli. Ma - viene spiegato alla donna sempre più confusa - affinché il notaio non pensi ad un raggiro ai danni dell’elegantone, anche loro devono presentarsi al notaio con dei contanti. Il complice, «grande parlantina senza accento» si allontana e in breve torna con due buste dalle quali fa capolino del denaro. Maria, invece, viene accompagnata in una banca del centro dove preleva gli unici soldi che ha: «Tremila euro, messi da parte per quando morivo». All’uscita trova i due uomini che la rispediscono subito all’Istituto di credito per recuperare l’estratto conto. Maria va e torna. Ma non ci sono più l’auto, i due uomini e i soldi. «Non ho più neppure di che fare la spesa. Ma denuncio e racconto perché voglio che non accada più a nessuno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
