Italia
Mancano preti per benedire nelle case ci vanno i laici
Sono sempre meno i sacerdoti e da soli non riescono più a gestire tutte le chiese A Massarosa c’è chi protesta. Don Giorgio: loro portano anche l’eucarestia
VIAREGGIO. C’è chi nemmeno se ne accorge. Chi invece si dice «e che vuoi che sia». E chi poi sbotta, chi s’impunta: «O viene il parroco o la casa me la benedico da solo». Dice proprio così, un parrocchiano di Massarosa, «me la benedico da solo». Nel comune in cui vive non ci sono abbastanza preti per benedire tutte le case in occasione della Pasqua. Sono in due per sei parrocchie e 8mila case. Benedirne la metà, in un anno, sarebbe già un miracolo. Così don Giorgio Simonetti ha messo in campo una squadra di benedittori e acque sante, composta da altre due suore e sei ministri laici, ossia quelli che non fanno parte del clero ma che aiutano i sacerdoti a portare l’eucarestia a casa dei malati e degli anziani che non possono partecipare alla messa. «Lo facciamo per arrivare a benedire duemila case all’anno piuttosto che duecento – spiega don Giorgio –. I ministri laici sono persone già conosciute, vanno a casa delle persone malate a portare l’eucarestia, che è qualcosa di molto di più di una benedizione. Chi non li conosce, evidentemente, non frequenta molto la chiesa».
Sacerdoti senza laurea (cioè senza seminario), quindi, di cui oggi le parrocchie non possono proprio fare a meno. Di preti non ce ne sono più in Versilia, come nel resto di Italia. «Ogni dieci preti che muoiono, diventa sacerdote una persona sola», spiega don Luca Andolfi, rettore del seminario arcivescovile di Lucca. «Negli ultimi dieci anni, nella provincia di Lucca, sono morti 150 sacerdoti e ne sono entrati solo 12, due nel 2016, solo uno lo scorso anno, a Camaiore».
Il motivo? Il primo è demografico, secondo il rettore. «Da una parte c’è un calo demografico: se una volta le famiglie facevano almeno due o tre figli, ora alcune nemmeno li fanno. Meno giovani, quindi, che possano diventare sacerdoti». È statistica quindi. Ma poi, dice, «c’è una diminuzione generale delle persone che frequentano le comunità cristiane. Le percentuali rispecchiano quelle di un tempo».
Adesso nel seminario che gestisce don Andolfi ci sono solo quattro seminaristi, tutti lucchesi; altri due vengono dal Rwanda e dopo la formazione ritorneranno nella loro diocesi. Quelli che rimarranno nel territorio, invece, si ritroveranno come gli altri a rimbalzare da una chiesa all’altra, dalla messa in un paese al funerale in un altro. A Viareggio, ad esempio (che è il comune della Versilia messo meglio), nella parrocchia di San Paolino ci sono solo tre preti per diecimila abitanti; due preti sono nella parrocchia di Sant’Andrea con 4mila abitanti; al Marco Polo c’è un solo sacerdote per altre 4mila persone; alla Migliarina e al Terminetto sono in due per 8mila abitanti; al Varignano c’è un solo sacerdote per 7mila persone; a Torre del Lago in 2 per 12mila persone; infine Bicchio, parrocchia con un solo prete e 2. 500 abitanti.
«Alcuni impegni rimangono i soliti – commenta il rettore del seminario –. La gente continua a chiedere il funerale in chiesa anche se non la frequenta. Se prima c’erano quattro sacerdoti a fare gli stessi funerali, adesso ce ne è uno solo, o al massimo due, che insieme devono pensare anche a tutto il resto: il tetto da sistemare, la porta di casa rotta, la parte amministrativa. Quindi quello che una volta il sacerdote riusciva a fare in una comunità di cinquecento persone, non la può fare adesso in una comunità di duemila persone».
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