Il Tirreno

Versilia

Mi faccio la piscina per sfidare la Bolkestein

di Melania Carnevali
Mi faccio la piscina per sfidare la Bolkestein

In un anno sono state costruite due vasche, altre quattro sono in attesa del placet Così i balneari sperano in un rinnovo della concessione: «In attesa del 4 marzo»

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FORTE DEI MARMI. Aumentano, nonostante la della Bolkestein, le piscine negli stabilimenti balneari di Forte dei Marmi. E non sono i cartelli di lavori in corso a raccontare un boom, ma il confronto dei progetti attuali con quelli del passato.

In quasi duecento anni di storia di stabilimenti balneari, al Fort, di piscine in spiaggia ne sono state costruite infatti solo sette nei 98 bagni presenti nel tratto fortemarmino del litorale: al Bagno Piero, al San Francesco, al bagno La Fenice, al Roma di Levante, al bagno Annetta, al Bambaissa e al bagno Alaide. Sette, quindi. Una ogni sette anni, se si considera come data di partenza il 1974, anno in cui venne realizzata la prima vasca, al bagno Piero. Nell’ultimo anno, invece, ne sono già state realizzate due (una, al bagno Costanza, già finita, e una, all’Alcione, da terminare) e altre quattro aspettano di aprire i cantieri. Alcuni progetti sono già sulle scrivanie dell’ufficio del Comune di Forte dei Marmi in attesa dell’approvazione. Altre «temporeggiano anche in attesa di capire cosa succederà il 4 marzo», spiega Francesco Mattugini, presidente del balneari del Forte.

Il tempismo con le aste, dove i balneari rischiano di perdere tutto, fa pensare all’inconscio masochista tanto raccontato dagli psicoanalisti dell’Ottocento. E invece si chiama intuito. I balneari al Forte hanno deciso infatti di sfidare la Bolkestein così: tirando fuori i milioni. Investimenti che dovrebbero garantire loro – almeno questa è la speranza – il rinnovo della concessione per un altro tot di anni. È il cosiddetto atto formale, un vero e proprio piano aggira-Bolkestein, messo in piedi dalla Regione Toscana sulla base dell’articolo 9 del codice della navigazione che dà la possibilità di avere una concessione superiore ai quattro anni. In sostanza la legge ha previsto «procedure comparative» – così sono chiamate – al posto delle aste, concedendo un rinnovo delle concessioni dai 6 e ai 20 anni in proporzione ai piani d’investimento presentati (oltreché l’indennizzo del 90 per cento del valore del suolo e dell’attività commerciale in favore di quel titolare originario che perdesse la concessione e infine il divieto di sub-affitto). E così hanno iniziato a volare progetti e cantieri. Le piscine sono quelle che valgono di più (ci vogliono decine di migliaia di euro per farne una), e garantiscono quindi più anni. Chiaro è che quei quattro progetti fermi, ormai, aspetteranno il 4 marzo.

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