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Istigazione alla corruzione, rito abbreviato per Raffaelli

di Donatella Francesconi
Istigazione alla corruzione, rito abbreviato per Raffaelli

L’ex vice sindaco Daniele Mazzoni portò dai carabinieri i 10.000 euro che l’imprenditore fortemarmino gli aveva lasciato in una busta chiusa

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VIAREGGIO. Va a giudizio e ricorrerà al rito abbreviato, il prossimo 29 maggio Giovacchino Raffaelli, imprenditore fortemarmino del settore della media distribuzione, 80 anni, accusato del reato di istigazione alla corruzione, parte lesa l’ex vice sindaco di Pietrasanta Daniele Mazzoni. Così è stato deciso ieri nell’udienza preliminare che si è tenuta davanti al giudice Antonia Aracri, in Tribunale a Lucca. Raffaelli è assistito dall’avvocato Titano Trento Marsili, mentre Mazzoni (parte lesa, assistito dall’avvocato Sandro Guerra) ha deciso di non costituirsi parte civile.

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Le circostanze che hanno portato l’imprenditore sotto i riflettori della giustizia sono così riassunti nella richiesta di rinvio a giudizio che porta la firma del sostituto Procuratore Enrico Corucci. «Dopo un colloquio con Daniele Mazzoni, vice sindaco del Comune di Pietrasanta, fingendo di dimenticare sul luogo un quotidiano all’interno del quale era stata lasciata una busta contenente la somma di 10.000 euro in contanti, offriva detta somma non dovuta a Mazzoni, il quale - invece - la consegnava ai carabinieri, non accettandola». Un atto che - così l’accusa formulata dalla Procura di Lucca - l’imprenditore avrebbe scelto di commettere «al fine di indurre il pubblico ufficiale a fare atti contrari ai suoi doveri in relazione ai procedimenti amministrative pendenti presso il Comune di Pietrasanta». Procedimenti - ricorda l’atto della Procura - «aventi ad oggetto la costruzione di una piscina presso lo stabilimento balneare “Rosina”, di cui è concessionario (Raffaelli, ndr), ed alcune altre modifiche strutturali. Con richieste in data 18 settembre 2014 di autorizzazione paesaggistica, in data 8 gennaio 2015 di permesso di costruire, ed in data 2 febbraio 2015 di autorizzazione demaniale».

I fatti contestati risalgono al tardo pomeriggio del 10 agosto 2016. Il giorno dopo Mazzoni era già dai carabinieri, dopo essersi consultato con l’avvocato Guerra e con l’allora sindaco Massimo Mallegni. Carabinieri che hanno passato al setaccio la vicenda, senza tralasciare alcun dubbio possibile né alcuna verifica dovuta, ancor più quando si tratta di pubblica amministrazione e dunque dell’interesse collettivo, primo bene da tutelare senza guardare in faccia a nessuno.
 

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