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Evasione fiscale, inquisiti tre imprenditori del marmo
Sequestrati due immobili di lusso in centro al Forte riconducibili alla stessa famiglia
Al centro dell’indagine della guardia di finanza un vorticoso giro di fatture false
Sigilli a due immobili di lusso, in pieno centro a Forte, di proprietà di una famiglia di imprenditori nel settore del marmo. È il provvedimento emesso dal Tribunale di Lucca su richiesta della Procura guidata da Pietro Suchan nell’ambito delle indagini della guardia di finanza di Viareggio, comandata dal tenente colonnello Filippo Capineri, che si è dedicata nel cercare cosa accade là dove si muovono i soldi in Versilia. Movimenti che attraversano per cifre da capogiro il settore del marmo, i cui operatori sono stati oggetto di attenzione attraverso l’incrocio della situazione reale con le banche dati a disposizione delle Fiamme gialle. Così è saltata agli occhi una famiglia che aveva più società, elemento questo di attenzione automatica per i militari.
È finita con tre denunce ed il sequestro dei beni, su precisa disposizione della Procura di Lucca (pm Aldo Ingangi) con l’intento di non mettere a repentaglio i posti di lavoro, concentrando i sequestri sui beni personali dei denunciati.
L’inchiesta è nata nel 2016 ed in un anno e mezzo la complessa attività messa in campo ha visto concludere 4 verifiche fiscali ed effettuare 5 controlli nei confronti delle società riconducibili al medesimo nucleo familiare. Proprietario di un’impresa con sede a Pietrasanta, con cava sul versante versiliese delle Apuane, e rapporti commerciali con Paesi Arabi, Stati Uniti e Russia. Ma anche con una serie di società cui era riconducibile «un vorticoso giro di fatture false», spiega una nota delle Fiamme gialle, «emesse ed utilizzate dalle stesse società per giustificare solo cartolarmente la compravendita di ingenti quantitativi di marmo, sia sul territorio nazionale che in Spagna».
Per le operazioni che risultavano relative all’estero, «le aziende della Versilia (in capo al Gruppo, ndr) si avvalevano di una società esterovestita di diritto iberico, avente solo formalmente sede alle Isole Baleari, ma di fatto operante in Italia e riconducibile agli stessi imprenditori». Con un netto “risparmio” fiscale ed una serie di operazioni il cui risultato finale era quello di alterare gli utili.
Complessivamente - così la nota della guardia di finanza - «l’operazione denominata “Black Marble” ha permesso di constatare basi imponibili sottratte a tassazione per oltre 7 milioni di euro», più «fatture false per oltre 4 milioni e mezzo e quasi 1 milione e 400.000 euro di Iva» evasa.
La Procura lucchese, una volta avuti tra le mani i riscontri delle indagini, «sposando a pieno le ipotesi investigative delle Fiamme gialle viareggine, ha avanzato una richiesta di sequestro preventivo dei beni per un ammontare complessivo all’equivalente delle imposte evase».
Il Tribunale di Lucca, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura, nei giorni scorsi ha emesso un decreto di sequestro preventivo per quasi 760.000 euro. Gli immobili di lusso, appunto, posseduti a Forte dei Marmi dalla famiglia di imprenditori indagata.
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