Il presidio
Un ballo contro la violenza di genere
Flash mob della Casa delle donne nel giorno di San Valentino
VIAREGGIO. Un flash mob organizzato dalla Casa delle donne di Viareggio per far riflettere sulla violenza di genere. È l’iniziativa, di respiro internazionale, che, in questo San Valentino, irromperà in piazza Mazzini. “Break the chain” ( “Spezza le catene”) è il titolo del brano musicale sulla base del quale operatrici, socie, donne, uomini, bambini, studenti e insegnanti, danzeranno, per dire: “Stop alla violenza! ” .
Ma non sarà soltanto una festa di musica e balli. A calare il sipario sull’allegria che, in eventi come questo, non deve mancare, ci saranno sequenze di video sul maxischermo, per accendere i riflettori sulle drammatiche esperienze che troppo spesso, troppe donne, devono affrontare. Basti pensare che, soltanto nel 2017, a fare ricorso al centro di Viareggio sono state in 170.
«Un numero elevatissimo, considerando che tutte provengono dalla Versilia. Di queste, 9 sono state considerate codice rosso, ovvero, da dover proteggere immediatamente in un luogo sicuro», commenta la presidente del centro, Ersilia Raffaelli.
Proprio in Versilia, a fine febbraio (il posto rimane top-secret per ragioni ben comprensibili), sarà operativa la prima casa rifugio della zona, dove sei donne in drammatiche condizioni potranno trovare riparo.
Tra le priorità del centro antiviolenza ci sono l’assistenza legale, sanitaria e psicologica, grazie alla collaborazione con le Asl, le forze dell’ordine e gli psicologi. Una vasta quantità di corsi molto interessanti, poi, sono stati attivati da inizio anno. Alfabetizzazione ed autodifesa tra i più gettonati, insieme a quelli di yoga, lingue, pittura, cucito, inglese, danza e canto, tenuti da operatrici del settore formate professionalmente.
Tra loro c’è Elisa Petrini, coordinatrice del centro antiviolenza versiliese, la quale si occupa anche di integrare le iscritte nel mondo del lavoro (passo fondamentale), con l’attivazione di tirocini. Elisa racconta di aver ricevuto la sua più grande soddisfazione quando una delle donne del centro, al termine del praticantato, è stata assunta dall’azienda a tempo indeterminato.
«Lei, tra i 40 e i 50 anni, era stata vittima di violenza sul lavoro. Aveva completamente perso la dignità. Adesso, ha un motivo per vivere. È felice perché fa quello che le piace».
La presidente Raffaelli lancia l’appello a coloro che, in qualche modo, volessero e potessero partecipare al mantenimento della struttura che, «attualmente gode di irrisori fondi pubblici fissati con la legge 119», secondo quanto da lei riferito.
Chiara Buratti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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