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Trasformano la villa senza permesso
Processo penale dopo la causa civile: tre mesi a un’imprenditrice milanese
FORTE DEI MARMI. Aveva trasformato una cantina in una vera e propria cucina in stile Masterchef e alcuni locali tecnici in camere da letto, lavanderie e unità abitative, per questo un’imprenditrice è stata condannata a tre mesi di reclusione per falso. La storia è tutta milanese ma si svolge tra le strade del Forte: i proprietari milanesi di una villa in via Colombo firmano un contratto preliminare per la vendita dell’immobile a una società di concittadini, la Agrienergy e stabiliscono che, prima di concludere il contratto definitivo, a uno dei titolari dell’azienda, Paola Marini, viene riconosciuto il diritto di abitare all’interno. Questo accade nel 2011.
Succede poi, dopo qualche anno, che l’imprenditrice cita in giudizio i proprietari di casa perché riscontra alcuni problemi all’interno della villa: ci sono fastidiose infiltrazioni all’interno e altri difetti consistenti. Le parti vanno in causa al tribunale di Milano e viene fuori una lunga causa civile durante la quale viene fatto anche quello che in gergo tecnico viene chiamato un accertamento tecnico preventivo, una consulenza che viene eseguita per fare delle verifiche. Vengono quindi fatti dei rilievi da parte di alcuni tecnici nominati d’ufficio i quali si ritrovano davanti una casa completamente modificata rispetto a quella delle mappe. Ci sono una cucina faraonica dove non è prevista e locali tecnici usati per uso abitativo. Una villa stravolta e ristrutturata. Tecnicamente un “cambio di destinazione” degli spazi, un abuso. Nasce la causa penale in cui proprietari e abitanti si accusano a vicenda dei lavori. Finché non vengono chiamati gli operai i quali indicano la Marini come committente dei cantieri.
La donna è stata condannata per falso perché l’abuso edilizio era andato in prescrizione: Marini infatti aveva dato mandato a un ingegnere di fare una richiesta di sanatoria per questi abusi in cui non aveva dichiarato queste modifiche sostanziali. Il presidente della sezione penale del tribunale di Lucca Boragine nelle funzioni di giudice monocratico l’ha condannata a tre mesi di reclusione.
Cesare Bonifazi
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