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Confermata la condanna a Buratti per le fiere costose
La Cassazione boccia il ricorso dell’ex sindaco sul caso degli eventi al palasport. L’ex amministratore ha già restituito i 13mila euro di danno erariale calcolato
FORTE DEI MARMI. Nel 2015 era stato condannato per danno erariale dalla Corte dei conti per aver affittato gli spazi del palazzetto dello sport, in occasione delle fiere dell’artigianato, a una cifra troppo bassa «non comportando alcuna utilità per l’amministrazione comunale ma solo diseconomie». Cioè perdite. L’ex sindaco di Forte dei Marmi, Umberto Buratti, adesso ha perso la sua battaglia anche in Cassazione. La Corte suprema ha infatti dichiarato inammissibile il suo ricorso dando ragione alla Corte dei Conti. Oltre 13 mila euro: questo il danno calcolato in fase di appello, che (nonostante il ricorso) l’ex primo cittadino ha già provveduto a pagare.
Si chiude quindi una vicenda giudiziaria iniziata nel 2014, quando la Corte dei conti, dopo un esposto di un consigliere di minoranza, condannò Buratti e una dirigente comunale a restituire quasi 69 mila euro (di cui il 40 per cento li avrebbe dovuti mettere l’ex sindaco e il 60 per cento la dirigente) per la gestione «poco accorta del palazzetto». Questo perché, dal 2008 al 2011, avevano affittato gli stand della fiera dell’artigianato al palasport a «condizioni inique».
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La sentenza venne confermata in fase di appello. Alla dirigente, che aveva proposto uno sconto del 25 per cento su tutte le settimane e del 50 per cento sulla seconda settimana, nonostante, scrisse la Corte dei conti, «fosse consapevole della onerosità e del disvalore dei contratti da porre in essere, che comportavano anche oneri di allestimento». E all’allora sindaco che, «pur sapendo che un componente del consiglio comunale era socio» della società che ha beneficiato dei contratti, «consentiva di porre in essere i contratti sfavorevoli per il Comune». Tuttavia in quella fase il danno (quindi la cifra da restituire) venne ricalcolato a poco più di 20 mila per la dirigente e a meno di 14 mila per Buratti. La metà. Il giudice contabile riconobbe infatti (come sosteneva il sindaco) che, in ogni caso, anche se quella fiera era stata svantaggiosa per il Comune, la comunità ne aveva beneficiato. Quelle fiere portavano infatti 20 mila visitatori a volta, i quali portavano agli operatori del turismo, che poi è il settore trainante per il paese.
L’ex sindaco fece comunque ricorso in Cassazione, sostenendo che l’attività di valutazione non rientrasse nel potere cognitivo della Corte contabile. Tesi bocciata dalla Corte suprema.
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