Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
i carri in anteprima

Roberto Vannucci: siamo tutti prigionieri del nostro mondo

di Simone Pierotti
Il bozzetto di "In un mondo che... prigioniero è" di Roberto Vannucci
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Il bozzetto di "In un mondo che... prigioniero è" di Roberto Vannucci

Il costruttore farà sfilare al Carnevale un carro dedicato ai diritti civili violati

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VIAREGGIO. «Ogni giorno si fa un gran parlare di Kim Jong-un e della minaccia nucleare, ma pochissimi ricordano che in Corea del Nord, così come in altri regimi dittatoriali, i più basilari diritti umani vengono duramente calpestati ogni giorno…». Il nuovo progetto di Roberto Vannucci è più o meno tutto qui. E mentre molti suoi colleghi dileggiano in svariati modi il sopracitato leader nordcoreano, lui preferisce parlarne da un’altra prospettiva, denunciandone le limitazioni alla libertà e altre malefatte. E lo fa con “In un mondo che prigioniero è”, carro che vuole risvegliare bruscamente le nostre coscienze e dare uno scossone a chi crede di essere libero ma è in realtà schiavo degli ingranaggi del potere, del fanatismo religioso e dell’economia mondiale. Un argomento “duro, scomodo e che per questo dà quasi fastidio”, come lo definisce Vannucci stesso.

Il tema. E dire che negli ultimi anni ci eravamo abituati a costruzioni, le sue, intrise di speranza e fiducia nell’avvenire, spesso propositive, mai distruttive. Anche un inguaribile ottimista come Vannucci sembra essersi arreso all’evidenza, insomma. «Pessimista? Chi, io? No, sono realista», ribatte citando in qualche modo un vecchio sketch di Carlo Verdone. «Noi crediamo, anzi, ci illudiamo di essere liberi, ma nella realtà non lo siamo: c’impongono leggi impopolari, siamo in balìa delle banche e dell’alta finanza. La libertà, oltre a essere un diritto sacrosanto dell’uomo, è un tema centrale: se fosse rispettata in ogni Paese a quel punto non esisterebbero guerre né dittatori che forzano la mano con le loro ideologie. Non a caso, parlare vuol dire anche criticare, denunciare e opporsi, tutte cose che le dittature devono assolutamente reprimere per restare al potere. L’altra faccia dell’umanità è l’inconsapevole allegria di chi si diverte e non pensa che in quel momento, da qualche parte nel mondo, altri esseri umani vengono imprigionati, lapidati, torturati. Ma forse non c’è bisogno di andare troppo lontano: mi viene in mente quello che fece la polizia al G8 di Genova di parecchi anni fa».

Il carro di Vannucci vuole dunque essere una ferma condanna a qualsiasi tipo di violenza, «fisica ma anche psicologica, come le minacce e le intimidazioni».

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Il carro. «Sarà un pugno nello stomaco», assicura il costruttore. Sui viali a mare si presenterà come un muro di portoni di un carcere con grate e cardini che, all’improvviso, cadrà: la figura centrale che vi si nasconde è un prigioniero incatenato che, inizialmente, si presenta in ginocchio e poi si porterà piano piano in posizione eretta fino a raggiungere i venti metri d’altezza. E sarà proprio attraverso questi tre momenti che si svilupperà il carro con i figuranti («Sono previsti cinque costumi differenti, dai pagliacci agli artisti circensi») che si esibiranno nelle coreografie, «che sono diventate una componente della spettacolarità di una costruzione, ma io credo che la scenografia sia ancora più determinante».

Ad una sfilata sarà poi presente una delegazione di Amnesty International, l'organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei diritti umani, rimasta colpita dalla scelta di Vannucci: «Anche loro mi hanno manifestato le enormi difficoltà che incontrano nel far parlare di questo argomento: te l’ho detto, è scomodo, non lo vuole affrontare nessuno…».

Per fortuna non mancherà, oltre alla riflessione e alla denuncia, un momento di spensieratezza: «Le nostre coreografie saranno in stile balcanico, molto coinvolgenti». Saranno coordinate da Valentina Lottini che interpreterà pure “Prigioniero è”, la canzone ufficiale del carro scritta da Marco Celli e musicata da Giovanni Madonna. «Il brano avrà un ottimismo di fondo e cercherà di riportarci alla gioia», conclude Vannucci. «Il messaggio che voglio trasmettere, e che spero di far capire al pubblico dei corsi mascherati, è che è ancora possibile conquistare la libertà attraverso l’unione dei popoli. Mi rendo conto che è pura utopia, però…». Però ci si può sperare, magari mostrando la cruda realtà e stimolando la riflessione. Proprio come questo carro.

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(9- fine)
 

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