Meteo
Arpat: così da Pioppogatto si eliminano i cattivi odori
di Donatella Francesconi
La relazione definitiva dopo i sopralluoghi dell’estate: portelloni da tenere chiusi, qualità dell’aria del ciclo interno da monitorare, riduzione dei rifiuti extra bacino
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VIAREGGIO. C’è «un’alta probabilità» che i cattivi odori che hanno avvolto Viareggio nella scorsa estate siano stati determinati «dalle criticità» che i sopralluoghi dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpat) hanno «evidenziato in fase di controllo presso l’impianto di Pioppogatto». Arpat, nei mesi dell’odore insopportabile notte dopo notte, aveva effettuato sopralluoghi anche alla Salov (fabbrica di olio) e alla Morina (impianto di compostaggio del verde di Sea Risorse). Oggi, dopo mesi di lavoro, nella relazione a firma Marco Longo, responsabile del Dipartimento di Lucca, sono indicate le soluzioni tecniche che la Regione dovrà trasformare in prescrizioni per l’azienda dei rifiuti Ersu, la quale oggi gestisce Pioppogatto dalla primavera 2017. Avendolo “ereditato” dalla società “Vera”, costituita insieme da Sea Ambiente e Sea Risorse, che ha gestito Pioppogatto dal 2012, a sua volta intervenendo dopo la gestione originaria di Tev/Veolia.
«I portelloni di accesso ai locali in depressione devono essere mantenuti chiusi», scrive Arpat: «E le aperture devono essere limitate al tempo necessario al transito dei mezzi». Aperture e chiusure, inoltre, «devono essere costantemente monitorate con adeguato software non modificabile dalla ditta e reso disponibile ad ogni controllo». La domanda è automatica: chi modificava cosa, se Arpat scrive così?
Quattro locali (denominati A, B, C, D) devono essere mantenuti in depressione, misurando il flusso di area estratto da ciascun locale, definendo un valore minimo da rispettare per ciascuno, che garantisca che non vi siano fuoriuscite di aria all’esterno. Inoltre, devono essere misurati anche i tre flussi di aria convogliata dagli scrubber per garantire che tutto l’affluente gassoso prelevato venga trattato dall’impianto di abbattimento». Il che significa una cosa sola: l’impianto di Pioppogatto non deve fare odore.
Così che devono essere «monitorati anche i flussi d’aria che vengono convogliati agli impianti di abbattimento». Monitorati e «registrati da un adeguato software non modificabile dalla ditta e reso disponibile immediatamente ad ogni controllo».
Infine, Ersu dovrebbe essere chiamata «a presentare una relazione di riconteggio dei volumi d’aria gestiti in relazione alle modalità subentrare negli anni», ma anche «un ricalcolo dei quantitativi di gestione all’interno dell’impianto che lo portino a lavorare non al limite delle proprie potenzialità. Oppure programmare una serie di interventi di manutenzione straordinaria che ripristino le capacità iniziali autorizzate».
E su questo si inserisce la questione dei rifiuti proveniente dal Lazio, gli stessi che sono arrivati nell’estate scorsa previo accordo tra Regione Lazio e Regione Toscana. L’analisi dei carichi provenienti da Viterbo e trasportati - per circa 300-400 tonnellate al giorno - «un rifiuto molto sporco», contenente grosse percentuali di «legno, carta, plastica e materiale putresicibile che ha raggiunto lo stabilimento Ersu senza essere stato prima stoccato in un centro di raccolta del Lazio» portano Arpat a concludere che sia «estremamente probabile che il quantitativo aggiuntivo abbia portato l’impianto a lavorare al limite delle proprie possibilità».
Ed allora, scrive ancora Arpat, «per quanto riguarda i quantitativi si ritiene opportuno ridurre gli ingressi extra bacino per evitare si sovraccaricare l’impianto». Ecco la risposta ad Ersu che si appresta ad un nuovo incontro in Regione per chiedere ulteriori conferimenti.
«I portelloni di accesso ai locali in depressione devono essere mantenuti chiusi», scrive Arpat: «E le aperture devono essere limitate al tempo necessario al transito dei mezzi». Aperture e chiusure, inoltre, «devono essere costantemente monitorate con adeguato software non modificabile dalla ditta e reso disponibile ad ogni controllo». La domanda è automatica: chi modificava cosa, se Arpat scrive così?
Quattro locali (denominati A, B, C, D) devono essere mantenuti in depressione, misurando il flusso di area estratto da ciascun locale, definendo un valore minimo da rispettare per ciascuno, che garantisca che non vi siano fuoriuscite di aria all’esterno. Inoltre, devono essere misurati anche i tre flussi di aria convogliata dagli scrubber per garantire che tutto l’affluente gassoso prelevato venga trattato dall’impianto di abbattimento». Il che significa una cosa sola: l’impianto di Pioppogatto non deve fare odore.
Così che devono essere «monitorati anche i flussi d’aria che vengono convogliati agli impianti di abbattimento». Monitorati e «registrati da un adeguato software non modificabile dalla ditta e reso disponibile immediatamente ad ogni controllo».
Infine, Ersu dovrebbe essere chiamata «a presentare una relazione di riconteggio dei volumi d’aria gestiti in relazione alle modalità subentrare negli anni», ma anche «un ricalcolo dei quantitativi di gestione all’interno dell’impianto che lo portino a lavorare non al limite delle proprie potenzialità. Oppure programmare una serie di interventi di manutenzione straordinaria che ripristino le capacità iniziali autorizzate».
E su questo si inserisce la questione dei rifiuti proveniente dal Lazio, gli stessi che sono arrivati nell’estate scorsa previo accordo tra Regione Lazio e Regione Toscana. L’analisi dei carichi provenienti da Viterbo e trasportati - per circa 300-400 tonnellate al giorno - «un rifiuto molto sporco», contenente grosse percentuali di «legno, carta, plastica e materiale putresicibile che ha raggiunto lo stabilimento Ersu senza essere stato prima stoccato in un centro di raccolta del Lazio» portano Arpat a concludere che sia «estremamente probabile che il quantitativo aggiuntivo abbia portato l’impianto a lavorare al limite delle proprie possibilità».
Ed allora, scrive ancora Arpat, «per quanto riguarda i quantitativi si ritiene opportuno ridurre gli ingressi extra bacino per evitare si sovraccaricare l’impianto». Ecco la risposta ad Ersu che si appresta ad un nuovo incontro in Regione per chiedere ulteriori conferimenti.
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