mare inquinato
Ancora dubbi sul peracetico M5s: «Può essere pericoloso»
CAMAIORE. Avanti tutta con la sperimentazione dell’acido peracetico. Come al solito il Movimento Cinquestelle non se la beve e all’annuncio della fase due parte il mal di pancia. Il progetto infatti...
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CAMAIORE. Avanti tutta con la sperimentazione dell’acido peracetico. Come al solito il Movimento Cinquestelle non se la beve e all’annuncio della fase due parte il mal di pancia. Il progetto infatti prevede l’immissione in alveo entro febbraio del composto chimico, esteso questa volta anche nei fossi compresi nel Comune di Pietrasanta.
«I risultati sull’efficacia di disinfezione sono poco confortanti, così come confermato nei pareri formulati da Arpat, inoltre il progetto è molto costoso. Per concludere ci sono alcuni dubbi per quanto riguarda il rischio ambientale e la salvaguardia della salute pubblica. Si tratta infatti di un progetto sperimentale, che non garantisce di star tranquilli per quanto riguarda la salute dei cittadini e dell’ambiente».
L’acido peracetico viene utilizzato per la disinfezione delle acque superficiali e, secondo alcuni detrattori, supportati da una scheda tecnica dell’università di Ferrara, viene considerato anche potenzialmente cancerogeno.
«Che ne è del principio di precauzione su cui si basa la normativa europea? – si chiedono i grillini – Nonostante i modesti risultati raggiunti e le perplessità di Arpat, si va avanti in un gioco forza che vede da una parte il Comune di Camaiore in prima linea a spingere per proseguire oltre la naturale scadenza prevista nel 2019, mentre una delle prescrizioni di Arpat era che venissero definiti i tempi della sperimentazione oltre i quali, anche con risultati positivi, non si utilizzerà la tecnica essendo questa una soluzione temporanea».
Uno dei punti critici sulla questione è il sistema di dosaggio dell’acido. Arpat, secondo quanto riportano i Cinquestelle, concorderebbe con «l’Universita di Pisa sulla necessità di migliorare il sistema di regolazione e controllo dell’acido ponendo per un valore residuo di acido pari a 0, 5 mg/l per maggior cautela rispetto alla soglia di allarme (impostata a 1, 0 mg/l), viste le incertezze di misura finora evidenziate».
E continuano: «Nel frattempo, di acqua ne è passata, insieme con l’acido, sotto i ponti. Unipi ha consegnato una relazione che la Regione Toscana invierà al ministero dell’Ambiente finalizzata all’ottenimento di un’autorizzazione all’uso dell’acido in acque superficiali. È stata ottenuta visto che il peracetico non è una sostanza presente negli elenchi della tabella “Valori limite emissione in acque superficiali” . Gli interrogativi aumentano, per ora senza ricevere risposta».
(cbm)
«I risultati sull’efficacia di disinfezione sono poco confortanti, così come confermato nei pareri formulati da Arpat, inoltre il progetto è molto costoso. Per concludere ci sono alcuni dubbi per quanto riguarda il rischio ambientale e la salvaguardia della salute pubblica. Si tratta infatti di un progetto sperimentale, che non garantisce di star tranquilli per quanto riguarda la salute dei cittadini e dell’ambiente».
L’acido peracetico viene utilizzato per la disinfezione delle acque superficiali e, secondo alcuni detrattori, supportati da una scheda tecnica dell’università di Ferrara, viene considerato anche potenzialmente cancerogeno.
«Che ne è del principio di precauzione su cui si basa la normativa europea? – si chiedono i grillini – Nonostante i modesti risultati raggiunti e le perplessità di Arpat, si va avanti in un gioco forza che vede da una parte il Comune di Camaiore in prima linea a spingere per proseguire oltre la naturale scadenza prevista nel 2019, mentre una delle prescrizioni di Arpat era che venissero definiti i tempi della sperimentazione oltre i quali, anche con risultati positivi, non si utilizzerà la tecnica essendo questa una soluzione temporanea».
Uno dei punti critici sulla questione è il sistema di dosaggio dell’acido. Arpat, secondo quanto riportano i Cinquestelle, concorderebbe con «l’Universita di Pisa sulla necessità di migliorare il sistema di regolazione e controllo dell’acido ponendo per un valore residuo di acido pari a 0, 5 mg/l per maggior cautela rispetto alla soglia di allarme (impostata a 1, 0 mg/l), viste le incertezze di misura finora evidenziate».
E continuano: «Nel frattempo, di acqua ne è passata, insieme con l’acido, sotto i ponti. Unipi ha consegnato una relazione che la Regione Toscana invierà al ministero dell’Ambiente finalizzata all’ottenimento di un’autorizzazione all’uso dell’acido in acque superficiali. È stata ottenuta visto che il peracetico non è una sostanza presente negli elenchi della tabella “Valori limite emissione in acque superficiali” . Gli interrogativi aumentano, per ora senza ricevere risposta».
(cbm)
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