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Energia da fanghi e rifiuti: al via la sperimentazione
di Donatella Francesconi
L’annuncio di Arpat: già costruito il capannone nell’area del depuratore dove Sea Risorse svolgerà le fasi di trattamento dei materiali da mescolare
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VIAREGGIO. Dopo le prove svolte presso i laboratori di Prato del Polo universitario, «a dicembre 2017 ha preso avvio, presso la linea fanghi del Depuratore di Viareggio, la sperimentazione in scala pilota dell’impianto di codigestione anaerobica in cui si produrrà bioidrogeno». L’annuncio non arriva dalla società Sea Risorse, che gestisce la linea fanghi del depuratore che è invece di Gaia, ma dall’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpat).
Che continua: «L’impianto ha una linea fanghi usata solo per il 30% delle sue potenzialità: pertanto la sperimentazione andrà ad efficientare un sistema già presente».
L’impianto si trova su un terreno che non è di Sea Risorse e che la società oggi presieduta da Fabrizio Miracolo aveva intenzione di acquistare dalla curatela della fallita Viareggio Patrimonio. Ma il bene è compreso tra quelli del servizio idrico, difficilmente vendibili a privati: perché Sea Risorse è solo in parte società pubblica, avendo come soci le imprese del Gruppo Del Pistoia. Così che il curatore della Patrimonio ha posto un quesito all’Autorità idrica toscana sulla vendibilità o meno di questo tipo di beni. Ma una risposta non è ancora arrivata. Nonostante la situazione di stallo - si apprende dalla nota diffusa ieri da Arpat - su un terreno che non è ancora dell’azienda dei rifiuti «è stato costruito un apposito capannone dove si svolgeranno le fasi di codigestione anaerobica». Mescolando i fanghi del depuratore e 15mila tonnellate annue di rifiuti organici, così lo scopo del progetto definitivo.
Nel corso di un convegno del 30 novembre scorso - ricorda la nota Arpat - «sono stati illustrati i risultati del primo anno di attività del progetto e sono stati approfonditi elementi tecnici relativi alle tecnologie e ai bioprodotti interessati. Ed è emersa, in particolare, l’importanza che la valorizzazione dei rifiuti organici riveste per l’agricoltura: i rifiuti organici risultano infatti molto utili per dare nutrimento al terreno».
Impossibile non ricordare, proprio in merito all’aspetto dell’utilizzo di fanghi in agricoltura, ancor più se mescolati a rifiuti che proprio il materiale del depuratore Gaia a Viareggio, trattato da Sea Risorse, è finito - in quanto i fanghi sarebbero troppo carichi di idrocarburi - nell’inchiesta della Dda di Firenze che ha attraversato la Toscana di recente. Inchiesta che ha portato a cinque avvisi di garanzia tra Gaia e Sea Risorse, proprio alla vigilia di Natale.
Infine, sottolinea Arpat, «avendo tra i suoi possibili prodotti i biocombustibili, il progetto può inoltre autosostenersi, dal momento che gli impianti di trattamento e depurazione sono altamente energivori». Il progetto Bio2Energy - ricorda la nota dell’Agenzia regionale per l’ambiente - è stato finanziato con il contributo dell’accordo di programma Miur-Regione Toscana (Dgrt 1208/2012) e vede la collaborazione di sei partner: Sea Risorse Spa (capofila), Dief–Dipartimento di ingegneria industriale, Polo universitario di Prato, Cnr/Iccom, Cavalzani Inox Srl e Alia Servizi Ambientali Spa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Che continua: «L’impianto ha una linea fanghi usata solo per il 30% delle sue potenzialità: pertanto la sperimentazione andrà ad efficientare un sistema già presente».
L’impianto si trova su un terreno che non è di Sea Risorse e che la società oggi presieduta da Fabrizio Miracolo aveva intenzione di acquistare dalla curatela della fallita Viareggio Patrimonio. Ma il bene è compreso tra quelli del servizio idrico, difficilmente vendibili a privati: perché Sea Risorse è solo in parte società pubblica, avendo come soci le imprese del Gruppo Del Pistoia. Così che il curatore della Patrimonio ha posto un quesito all’Autorità idrica toscana sulla vendibilità o meno di questo tipo di beni. Ma una risposta non è ancora arrivata. Nonostante la situazione di stallo - si apprende dalla nota diffusa ieri da Arpat - su un terreno che non è ancora dell’azienda dei rifiuti «è stato costruito un apposito capannone dove si svolgeranno le fasi di codigestione anaerobica». Mescolando i fanghi del depuratore e 15mila tonnellate annue di rifiuti organici, così lo scopo del progetto definitivo.
Nel corso di un convegno del 30 novembre scorso - ricorda la nota Arpat - «sono stati illustrati i risultati del primo anno di attività del progetto e sono stati approfonditi elementi tecnici relativi alle tecnologie e ai bioprodotti interessati. Ed è emersa, in particolare, l’importanza che la valorizzazione dei rifiuti organici riveste per l’agricoltura: i rifiuti organici risultano infatti molto utili per dare nutrimento al terreno».
Impossibile non ricordare, proprio in merito all’aspetto dell’utilizzo di fanghi in agricoltura, ancor più se mescolati a rifiuti che proprio il materiale del depuratore Gaia a Viareggio, trattato da Sea Risorse, è finito - in quanto i fanghi sarebbero troppo carichi di idrocarburi - nell’inchiesta della Dda di Firenze che ha attraversato la Toscana di recente. Inchiesta che ha portato a cinque avvisi di garanzia tra Gaia e Sea Risorse, proprio alla vigilia di Natale.
Infine, sottolinea Arpat, «avendo tra i suoi possibili prodotti i biocombustibili, il progetto può inoltre autosostenersi, dal momento che gli impianti di trattamento e depurazione sono altamente energivori». Il progetto Bio2Energy - ricorda la nota dell’Agenzia regionale per l’ambiente - è stato finanziato con il contributo dell’accordo di programma Miur-Regione Toscana (Dgrt 1208/2012) e vede la collaborazione di sei partner: Sea Risorse Spa (capofila), Dief–Dipartimento di ingegneria industriale, Polo universitario di Prato, Cnr/Iccom, Cavalzani Inox Srl e Alia Servizi Ambientali Spa.
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