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«Salviamo noi il tesoro di Gombitelli»
Il comitato di Pieve a Elici si fa avanti per creare un museo coi manufatti in ferro battuto
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MASSAROSA. Potrebbero finalmente trovare casa gli strumenti che fanno parte del cosiddetto “tesoro di Gombitelli”, una serie di oggetti di lavoro che da anni stanno sepolti in una stanza della vecchia scuola di Gombitelli. A farsi avanti è il comitato di frazione di Pieve a Elici che da tempo vuole costruire un vero e proprio e museo dei “mestieri e dell’arte del lavoro dell’uomo”.
A lanciare la proposta è Franco Benassi, uno degli organizzatori della manifestazione estiva di Pieve a Elici “Ritrovare la bellezza”: «Durante gli eventi, ormai da anni, mettiamo insieme alcuni utensili in ferro battuto della tradizione lavorativa della zona e li esponiamo in una delle stanze della Pieve - spiega - ma la verità è che il comitato da anni vuole raccogliere questi oggetti per creare un museo e saremo disposti a farcene carico nel caso le amministrazioni si dimostrino disponibili».
Benassi ha già chiesto un incontro al sindaco di Massarosa, Franco Mungai, affinché si faccia promotore della richiesta al sindaco di Camaiore: «In un ottica puramente versiliese - dice Benassi - Pieve a Elici si trova in una zona collinare centrale che può essere raggiunta facilmente. Credo che il nostro progetto possa essere giusto per valorizzare quei reperti».
Ma la situazione è in stallo ormai da decenni: nel 1986 l’ex assessora alla cultura Carla Dati tentò di trovare una soluzione ma quel "Museo del Ferro" poi non si è più fatto neanche nelle amministrazioni successive, finendo poi nel dimenticatoio.
Gli antichi oggetti adesso sono ammassati nella vecchia scuola, in attesa di una sistemazione adeguata. In caso contrario i pezzi finiranno a Pescaglia al Museo del Castano perché i paesani preferiscono compartecipare all’esposizione nel museo garfagnino piuttosto che lasciare tutto in malora.
Dopo l’appello lanciato dal fabbro Edo Bertini, custode della tradizione gombitellese, anche il sindaco Alessandro Del Dotto era intervenuto ammettendo che l’amministrazione «non può aprire e non può gestire un museo in ogni frazione».
Proprio per questo aveva lanciato proprio dalle pagine del Tirreno l’idea di valutare altre proposte progettuali che non fossero quelle classiche dell’esposizione museale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
A lanciare la proposta è Franco Benassi, uno degli organizzatori della manifestazione estiva di Pieve a Elici “Ritrovare la bellezza”: «Durante gli eventi, ormai da anni, mettiamo insieme alcuni utensili in ferro battuto della tradizione lavorativa della zona e li esponiamo in una delle stanze della Pieve - spiega - ma la verità è che il comitato da anni vuole raccogliere questi oggetti per creare un museo e saremo disposti a farcene carico nel caso le amministrazioni si dimostrino disponibili».
Benassi ha già chiesto un incontro al sindaco di Massarosa, Franco Mungai, affinché si faccia promotore della richiesta al sindaco di Camaiore: «In un ottica puramente versiliese - dice Benassi - Pieve a Elici si trova in una zona collinare centrale che può essere raggiunta facilmente. Credo che il nostro progetto possa essere giusto per valorizzare quei reperti».
Ma la situazione è in stallo ormai da decenni: nel 1986 l’ex assessora alla cultura Carla Dati tentò di trovare una soluzione ma quel "Museo del Ferro" poi non si è più fatto neanche nelle amministrazioni successive, finendo poi nel dimenticatoio.
Gli antichi oggetti adesso sono ammassati nella vecchia scuola, in attesa di una sistemazione adeguata. In caso contrario i pezzi finiranno a Pescaglia al Museo del Castano perché i paesani preferiscono compartecipare all’esposizione nel museo garfagnino piuttosto che lasciare tutto in malora.
Dopo l’appello lanciato dal fabbro Edo Bertini, custode della tradizione gombitellese, anche il sindaco Alessandro Del Dotto era intervenuto ammettendo che l’amministrazione «non può aprire e non può gestire un museo in ogni frazione».
Proprio per questo aveva lanciato proprio dalle pagine del Tirreno l’idea di valutare altre proposte progettuali che non fossero quelle classiche dell’esposizione museale.
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