Sfilano in paese per dire no al centro d’accoglienza
La protesta degli abitanti di Capriglia, momenti di tensione con il titolare della società che ospiterà i migranti. Il 9 gennaio riunione in municipio
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PIETRASANTA. Una camminata a Capriglia per protestare contro l’arrivo di venti richiedenti asilo. Si è svolta ieri pomeriggio, organizzata dagli abitanti che non vogliono l’apertura di un centro di accoglienza in paese. Una cinquantina i partecipanti all’iniziativa nata da un tam tam tra i residenti che si è conclusa con qualche momento di tensione e qualche parola di troppo quando il proprietario della struttura che dovrà ospitare i migranti, Giovanni Garibaldi, è arrivato alla sua abitazione.
«Mi è stato impedito l’ingresso e sono stato accolto da una serie di insulti - racconta Garibaldi - non sono uno sfruttatore, come dice qualcuno, ho partecipato a un bando dello Stato e voglio far valere un mio diritto. Per me si tratta essenzialmente di lavoro. Nei mesi scorsi con la frazione era stato condiviso un percorso e invece ora vengo ingiuriato. I partecipanti a questa iniziativa sono entrati nella mia proprietà, collocandosi davanti alla mia vettura. Ho risposto in maniera civile, offrendo loro anche un caffè, poi ho chiesto l’intervento dei carabinieri per salvaguardare il diritto a entrare nella mia proprietà. Mi riservo la possibilità di agire attraverso i legali della società».
Di una camminata tranquilla, seppure ferma negli intenti, parlano invece, i manifestanti: «Abbiamo raccolto in poche ore molte adesioni visto che la frazione di Capriglia conta appena centocinquanta abitanti stanziali - spiega uno di loro - e ci siamo incamminati verso il luogo in cui dovranno essere accolte queste persone. Si era parlato a suo tempo di un numero assai più esiguo di richiedenti asilo. Volevamo sollevare la questione del disagio che comporterebbe inserire in una comunità così ristretta come quella di Capriglia tutti questi giovani: da anni lavoriamo per migliorare la vivibilità del paese, dei pochi spazi pubblici disponibili, come il parco giochi alle Piane, poi tutto viene vanificato. Vogliamo tenere desta l’attenzione su questa situazione e sulle esigenze di un paese in cui ci sono tanti anziani e qualche coppia e dei bambini che non avrebbero più spazi per loro».
La notizia dell’arrivo dei richiedenti asilo nella frazione collinare aveva portato alla nascita di un comitato che aveva raccolto i residenti di Capriglia e Capezzano che alcuni giorni fa hanno depositato una raccolta di firme per opporsi alla decisione della Prefettura.
I promotori della raccolta di firme fanno sapere di essere stati di nuovo convocati il 9 gennaio in Municipio dal sub commissario prefettizio Fedi per discutere della vicenda.
Da parte sua Giovanni Garibaldi titolare della Macine Srl che ha vinto l’appalto con la Prefettura è intenzionato ad andare avanti anche se sulla tempistica dell’arrivo dei richiedenti asilo a Capriglia non vi è ancora nulla di deciso, e comunque nulla succederà prima di fine gennaio.
«Denunceremo chi, con accuse e termini inaccettabili, si oppone al nostro progetto - ribadisce Garibaldi - adesso basta. Ho letto dell’imprenditore che ha acquistato il b&b vicino alla nostra struttura e che oggi si lamenta perché dopo avere investito non se la sente di aprire la sua attività con attiguo un centro di accoglienza per i migranti: poteva informarsi meglio in anticipo. E poi, mi chiedo, dove farebbe parcheggiare i clienti: in quella sede c’è solo un passo a piedi e l’unico spazio di sosta è quello nei pressi della nostra struttura. E comunque anche noi – conclude – siamo imprenditori, paghiamo le tasse e diamo lavoro: nel caso specifico a 7 persone».
Luca Basile
Michele Morabito
«Mi è stato impedito l’ingresso e sono stato accolto da una serie di insulti - racconta Garibaldi - non sono uno sfruttatore, come dice qualcuno, ho partecipato a un bando dello Stato e voglio far valere un mio diritto. Per me si tratta essenzialmente di lavoro. Nei mesi scorsi con la frazione era stato condiviso un percorso e invece ora vengo ingiuriato. I partecipanti a questa iniziativa sono entrati nella mia proprietà, collocandosi davanti alla mia vettura. Ho risposto in maniera civile, offrendo loro anche un caffè, poi ho chiesto l’intervento dei carabinieri per salvaguardare il diritto a entrare nella mia proprietà. Mi riservo la possibilità di agire attraverso i legali della società».
Di una camminata tranquilla, seppure ferma negli intenti, parlano invece, i manifestanti: «Abbiamo raccolto in poche ore molte adesioni visto che la frazione di Capriglia conta appena centocinquanta abitanti stanziali - spiega uno di loro - e ci siamo incamminati verso il luogo in cui dovranno essere accolte queste persone. Si era parlato a suo tempo di un numero assai più esiguo di richiedenti asilo. Volevamo sollevare la questione del disagio che comporterebbe inserire in una comunità così ristretta come quella di Capriglia tutti questi giovani: da anni lavoriamo per migliorare la vivibilità del paese, dei pochi spazi pubblici disponibili, come il parco giochi alle Piane, poi tutto viene vanificato. Vogliamo tenere desta l’attenzione su questa situazione e sulle esigenze di un paese in cui ci sono tanti anziani e qualche coppia e dei bambini che non avrebbero più spazi per loro».
La notizia dell’arrivo dei richiedenti asilo nella frazione collinare aveva portato alla nascita di un comitato che aveva raccolto i residenti di Capriglia e Capezzano che alcuni giorni fa hanno depositato una raccolta di firme per opporsi alla decisione della Prefettura.
I promotori della raccolta di firme fanno sapere di essere stati di nuovo convocati il 9 gennaio in Municipio dal sub commissario prefettizio Fedi per discutere della vicenda.
Da parte sua Giovanni Garibaldi titolare della Macine Srl che ha vinto l’appalto con la Prefettura è intenzionato ad andare avanti anche se sulla tempistica dell’arrivo dei richiedenti asilo a Capriglia non vi è ancora nulla di deciso, e comunque nulla succederà prima di fine gennaio.
«Denunceremo chi, con accuse e termini inaccettabili, si oppone al nostro progetto - ribadisce Garibaldi - adesso basta. Ho letto dell’imprenditore che ha acquistato il b&b vicino alla nostra struttura e che oggi si lamenta perché dopo avere investito non se la sente di aprire la sua attività con attiguo un centro di accoglienza per i migranti: poteva informarsi meglio in anticipo. E poi, mi chiedo, dove farebbe parcheggiare i clienti: in quella sede c’è solo un passo a piedi e l’unico spazio di sosta è quello nei pressi della nostra struttura. E comunque anche noi – conclude – siamo imprenditori, paghiamo le tasse e diamo lavoro: nel caso specifico a 7 persone».
Luca Basile
Michele Morabito
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