Revocata l’interdittiva: Vanni torna in azienda
di Donatella Francesconi
Inchiesta della Dda sui rifiuti che l’azienda portava da Livorno alle discariche Per il Gip dal titolare spiegazioni «plausibili» a quanto gli è stato contestato
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VIAREGGIO. La società “Vanni autotrasporti”, con sede a Viareggio in via Comparini, altro non ha fatto che «curare esclusivamente il trasporto dei rifiuti dalla società Lonzi Metalli alla discarica». E, pertanto, il Gip del Tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti, ha ritenuto che «i dipendenti (della stessa Vanni, ndr) non fossero al corrente della provenienza dei rifiuti prima del loro arrivo nel piazzale della stessa società (la Lonzi Metalli, ndr)». Così si legge nel provvedimento di revoca dell’interdittiva ad avere a che fare, per un intero anno, con qualsiasi attività avesse a che fare con i rifiuti, che lo stesso Gip aveva emesso a carico di Alessandro Vanni, amministratore delegato dell’azienda, il quale si era subito dimesso.
Vanni, difeso dagli avvocati Enrico Marzaduri e Riccardo Carloni, si è fatto interrogare e - scrive il giudice - «ha fornito una spiegazione plausibile alle affermazioni relativi al riuso di un formulario, suffragata dalla prova dell’avvenuta correzione del medesimo».
L’inchiesta è quella della Procura di Firenze-Direzione distrettuale antimafia che attraversa l’attività della Lonzi Metalli, ma anche delle discariche toscane alle quali i rifiuti venivano conferiti. In un quadro accusatorio, messo insieme con mesi di registrazioni di immagini e conversazioni, attività di sequestro dei mezzi ad opera di quelli che oggi sono i carabinieri forestali, che porta gli inquirenti a pronunciarsi per quello che viene definito uno stesso disegno criminoso messo a segno da azienda che ricevevano i rifiuti, aziende che li trasportavano e discariche. Alla Vanni autotrasporti le accuse contestano, tra l’altro, pratiche attuabili solo mediante accordi presi all’origine tra le imprese coinvolte nella vicenda.
Per quanto riguarda l’azienda viareggina ed il suo amministratore delegato, però, il Gip Pezzuti arriva ad un’altra conclusione: «Allo stato, gli indizi in ordine alla conoscenza da parte di Alessandro Vanni del trasporto di rifiuti di natura diversa da quella corrispondente al codice del rifiuti risultante dal formulario non rivestono la gravità prevista dal primo comma dell’articolo 273 del codice di procedura penale». Per questo motivo la misura interdittiva è stata revocata ed Alessandro Vanni può tornare ad operare a pieno titolo nell’azienda di famiglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Vanni, difeso dagli avvocati Enrico Marzaduri e Riccardo Carloni, si è fatto interrogare e - scrive il giudice - «ha fornito una spiegazione plausibile alle affermazioni relativi al riuso di un formulario, suffragata dalla prova dell’avvenuta correzione del medesimo».
L’inchiesta è quella della Procura di Firenze-Direzione distrettuale antimafia che attraversa l’attività della Lonzi Metalli, ma anche delle discariche toscane alle quali i rifiuti venivano conferiti. In un quadro accusatorio, messo insieme con mesi di registrazioni di immagini e conversazioni, attività di sequestro dei mezzi ad opera di quelli che oggi sono i carabinieri forestali, che porta gli inquirenti a pronunciarsi per quello che viene definito uno stesso disegno criminoso messo a segno da azienda che ricevevano i rifiuti, aziende che li trasportavano e discariche. Alla Vanni autotrasporti le accuse contestano, tra l’altro, pratiche attuabili solo mediante accordi presi all’origine tra le imprese coinvolte nella vicenda.
Per quanto riguarda l’azienda viareggina ed il suo amministratore delegato, però, il Gip Pezzuti arriva ad un’altra conclusione: «Allo stato, gli indizi in ordine alla conoscenza da parte di Alessandro Vanni del trasporto di rifiuti di natura diversa da quella corrispondente al codice del rifiuti risultante dal formulario non rivestono la gravità prevista dal primo comma dell’articolo 273 del codice di procedura penale». Per questo motivo la misura interdittiva è stata revocata ed Alessandro Vanni può tornare ad operare a pieno titolo nell’azienda di famiglia.
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