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Fanghi inquinati nei campi: 5 indagati per Gaia e Sea Risorse
Secondo l'accusa della Dda di Firenze le acque del depuratore di Viareggio contengono percentuali di idrocarburi fuori norma. Dato smentito dall'azienda idrica
VIAREGGIO. Cinque avvisi di garanzia in Versilia, dei 59 dell’inchiesta sui fanghi sparsi illegalmente su terreni destinati alla agricoltura condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Si tratta di Alberto Corsetti, attuale amministratore delegato dell’azienda dei rifiuti Sea Risorse (Comune-Gruppo Del Pistoia); Francesco Garruto, ex amministratore delegato di Sea Risorse; Vincenzo Colle, presidente di Gaia; Francesco Di Martino, direttore responsabile degli impianti di depurazione Gaia; Paolo Peruzzi, direttore tecnico responsabile degli impianti di depurazione Gaia. I fanghi del depuratore di Viareggio trattati da Sea Risorse in virtù dell’ intesa con Gaia, finivano nei terreni agricoli di Pavia, Rovigo, Firenze, Pisa. Ma si trattava di fanghi di depurazione contenenti - così l’accusa dell’inchiesta coordinata dal sostituto Procuratore Giulio Monferini - «sostanze pericolose o sostanze inquinanti derivanti da cicli industriali incompatibili con un reimpiego in agricoltura».
Tutti gli indagati, così l’accusa, avrebbero agito «in concorso tra loro al fine di conseguire un ingiusto profitto computabile complessivamente in 2.588.062, per difetto». Un profitto complessivo, generato dal sistema illecito di smaltimento. E avrebbero esercitato «abusivamente un’attività organizzata per la gestione di ingenti quantitativi di rifiuti pari a circa 13-15mila tonnellate per anno e almeno per gli ultimi 3 anni». Fanghi ricchi di idrocarburi - così l’avviso di conclusione indagini - in quanto «miscela di fanghi di decantazione di reflui misti, costituiti anche da scarichi di natura industriale». I fanghi prodotti - e qui è il vero problema per il futuro, dato che Sea Risorse intende costruire il codigestore che mescolerà i fanghi del depuratore con i rifiuti organici per farne fertilizzante - «si originavano dalla depurazione delle fognature urbane che collettano scarichi misti da insediamenti industriali ed artigianali e non da soli insediamenti civili, ed in alcuni casi anche dal trattamento di rifiuti».
E non solo. Perché «tutti si dotavano di certificati di analisi di campioni dei fanghi che non contemplavano l’effettiva origine anche industriale dei reflui da cui venivano decantati i fanghi». Così che si aggiunge l’accusa per cui avrebbero «predisposto i certificati di analisi dei fanghi, almeno dal 2013 ad oggi, fornendo false indicazioni sulla effettiva natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche, accompagnando i rifiuti con certificato falso».
Sea Risorse, tramite Corsetti, fa sapere: «In attesa degli sviluppi, l’azienda mantiene piena trasparenza e collaborazione nei confronti della Procura di Firenze». Mentre Gaia precisa che «i fanghi prodotti provengono esclusivamente da impianti di depurazione di acque reflue domestiche o urbane e non contengono alcun elemento che li possa far considerare pericolosi. E tutti i parametri analizzati sono rientrati abbondantemente all’interno dei limiti normativi dei suoli».
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