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La ricetta di Cristiana contro la crisi
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Cristiana Gemignani davanti al suo Hotel GiuliaL’albergatrice di Lido: il trucco è aumentare personale e servizi
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CAMAIORE. «Nel 2008, quando scoppiò la crisi, come tanti hotel ci trovammo di fronte ad un grosso bivio. Scegliere di continuare con il nostro modo di lavorare oppure adeguarsi allo stato attuale delle cose. Molti colleghi albergatori tagliarono una gran parte dei servizi che offrivano, incominciando a sacrificare la cucina. Noi scegliemmo la strada più difficile. Aumentammo gli investimenti nel personale e quindi nei servizi». A parlare è Cristiana Gemignani, titolare dell’hotel Giulia, di Lido, che analizza la crisi dei piccoli alberghi in Versilia. Strutture che chiudono per non riaprire più, altre che cedono il passo alle residenze, altre ancora che finiscono all’asta. Secondo Gemignani il trucco, nella crisi, è uno: investire.
Loro hanno fatto così. Hanno investito nel personale. Nei servizi. E, soprattutto, nella cucina. «Dicevamo questo: il fatto che il paese sia in crisi, non vuol dire che le persone non vogliano più star bene». Nel 2012 stavano quasi per chiudere. «Ci mancò davvero poco – racconta –. Stavamo continuando ad investire come dei pazzi. Avevamo appena firmato con la banca un grosso finanziamento per ristrutturare quasi interamente l’albergo e finanziare i corsi di formazione per alcuni dei nostri dipendenti». All’hotel Gemignani hanno sempre avuto e continuano ad avere un motto solo: «Più personale, più servizio». «Ha significato – racconta – sacrifici durissimi però i nostri ospiti hanno sempre avuto la certezza di trovare più personale di un normale 3 stelle: più persone in cucina e quindi piatti più curati, una pasticcera quindi niente prodotti surgelati, torte, biscotti e dolci fatti a mano, servizio 24 su ore su 24 niente campanelli o numeri di telefono, ma persone fisiche anche durante la notte». E ancora: più cameriere e quindi più pulizia, un manutentore fisso in hotel per qualsiasi necessità. «A chi oggi ci dice “per voi è facile lavorare, avete un bell’hotel, un ottimo ristorante”, vai a spiegar-glielo che mentre lui risparmiava, non accendeva mutui in banca, evitava di ristrutturare il proprio hotel o metteva nel forno a microonde cibi pronti, noi ipotecavamo i nostri beni pur di aumentare i servizi per i nostri clienti», racconta.
La sua, dice, «non è una critica verso la pensioncina gestita a livello familiare, ma se vogliamo davvero accogliere più ospiti in Versilia e in Italia dobbiamo rimboccarci le maniche e investire nei servizi. Non possiamo più crogiolarci nei “fasti” passati, dobbiamo investire nella qualità, l’unica che alla lunga paga. Non dobbiamo nasconderci dietro alla crisi, facendo il minimo indispensabile. Ai miei ragazzi dico sempre “non limitatevi a fare il compitino”. È vero, la regolamentazione dei tre stelle è scandalosa, ferma all’anteguerra. Ma chi viaggia esige servizio. E noi continuiamo a tenere alta l’asticella dei 3 stelle per tutti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Loro hanno fatto così. Hanno investito nel personale. Nei servizi. E, soprattutto, nella cucina. «Dicevamo questo: il fatto che il paese sia in crisi, non vuol dire che le persone non vogliano più star bene». Nel 2012 stavano quasi per chiudere. «Ci mancò davvero poco – racconta –. Stavamo continuando ad investire come dei pazzi. Avevamo appena firmato con la banca un grosso finanziamento per ristrutturare quasi interamente l’albergo e finanziare i corsi di formazione per alcuni dei nostri dipendenti». All’hotel Gemignani hanno sempre avuto e continuano ad avere un motto solo: «Più personale, più servizio». «Ha significato – racconta – sacrifici durissimi però i nostri ospiti hanno sempre avuto la certezza di trovare più personale di un normale 3 stelle: più persone in cucina e quindi piatti più curati, una pasticcera quindi niente prodotti surgelati, torte, biscotti e dolci fatti a mano, servizio 24 su ore su 24 niente campanelli o numeri di telefono, ma persone fisiche anche durante la notte». E ancora: più cameriere e quindi più pulizia, un manutentore fisso in hotel per qualsiasi necessità. «A chi oggi ci dice “per voi è facile lavorare, avete un bell’hotel, un ottimo ristorante”, vai a spiegar-glielo che mentre lui risparmiava, non accendeva mutui in banca, evitava di ristrutturare il proprio hotel o metteva nel forno a microonde cibi pronti, noi ipotecavamo i nostri beni pur di aumentare i servizi per i nostri clienti», racconta.
La sua, dice, «non è una critica verso la pensioncina gestita a livello familiare, ma se vogliamo davvero accogliere più ospiti in Versilia e in Italia dobbiamo rimboccarci le maniche e investire nei servizi. Non possiamo più crogiolarci nei “fasti” passati, dobbiamo investire nella qualità, l’unica che alla lunga paga. Non dobbiamo nasconderci dietro alla crisi, facendo il minimo indispensabile. Ai miei ragazzi dico sempre “non limitatevi a fare il compitino”. È vero, la regolamentazione dei tre stelle è scandalosa, ferma all’anteguerra. Ma chi viaggia esige servizio. E noi continuiamo a tenere alta l’asticella dei 3 stelle per tutti».
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