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Versilia

Delitto Romanini, ai raggi X la presunta arma del killer

di Matteo Tuccini
Delitto Romanini, ai raggi X la presunta arma del killer

Per la Procura l’imprenditore fu assassinato con la Beretta ritrovata a Camaiore Ma il perito della difesa sostiene di aver già sconfessato l’ipotesi dell’accusa

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CAMAIORE. Un giallo nel giallo. Anche se in realtà per il delitto di Stefano Romanini, ucciso a 47 anni da nove colpi di pistola nel 2011, c’è già stata una condanna in primo grado all’ergastolo a carico di Roberto Romanini, 66 anni, cugino della vittima. Il giallo riguarda l’arma del delitto, mai trovata così come il killer. Ma ora la Procura di Lucca pensa di avere un asso della manica: la Beretta 92 S ritrovata in un terreno a Camaiore, vicino alla casa di Roberto. Secondo gli inquirenti, che hanno chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini, è quella la pistola usata dal killer la mattina dell’8 febbraio 2011. Su mandato proprio del cugino, ora in carcere.

Ora quella stessa pistola è sotto gli occhi e le mani dei periti. Il consulente della Procura, Pasquale Iafelice, ha definito come altamente probabile la compatibilità tra la Beretta ritrovata e i bossoli recuperati in via Battisti, la scena dell’omicidio. Bossoli che verranno a loro volta riesaminati (leggi box). L’esperto incaricato dalla difesa di Roberto Romanini, Pietro Benedetti, si è invece già detto convinto del contrario dopo un primo esame. I risultati delle perizie verranno discussi nell’udienza del 22 febbraio 2018 in Corte d’Assise d’Appello a Firenze. A quel punto saranno i giudici a decidere se confermare o meno la condanna di Roberto.

Stefano Romanini fu ucciso sotto casa, in via Battisti: stava per andare al lavoro quando fu raggiunto da un killer che gli sparò contro nove colpi. Per Stefano, sposato con Giuliana Pellegrini e padre di Stella e Serena, non ci fu nulla da fare: troppo gravi le ferite riportate. Nel processo di primo grado Giuliano Moriconi, il cognato, ha testimoniato che le ultime parole di Stefano furono d’accusa contro Roberto, suo ex socio nell’azienda Rb escavazioni. Nell’aprile del 2016 la Corte d’Assise di Lucca ha condannato all’ergastolo Roberto come mandante dell’omicidio. Secondo la Procura l’imputato avrebbe fatto assassinare il cugino per intascare una polizza sulla vita da 600.000 euro che Stefano aveva siglato a suo nome, con beneficiaria propria la società Rb. La morte di Stefano – è l’ipotesi degli inquirenti – gli avrebbe consentito di rientrare dal debito di 200.000 euro che lo stesso cugino gli aveva lasciato dopo essersene andato dalla società. Né l’arma né l’assassino sono mai stati individuati. Ora le indagini sono di nuovo in corso per rispondere a questi interrogativi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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