Il Tirreno

Versilia

Si fanno più assunzioni ma molte sono precarie

di Matteo Tuccini

Boom dei contratti a chiamata e a tempo determinato 

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VIAREGGIO. In Versilia crescono le assunzioni, ma sempre più contratti sono precari. Dai dati del Centro per l’impiego di Viareggio emerge tutto il boom della stagione turistica appena trascorsa: parliamo dei cosiddetti “avviamenti” registrati dagli uffici, che vengono girati alla Regione per i calcoli statistici. Nei primi sei mesi dell’anno le assunzioni in Versilia sono state 22.308: 4.555 in più rispetto allo stesso periodo del 2016, quando se ne erano registrate 17.753. Numeri importanti: basti pensare che con questa cifra la Versilia da sola rappresenta il 50% dei nuovi posti di lavoro dell’intera provincia di Lucca, pur avendo circa un terzo della popolazione. Numeri che certificano quanto sia importante l’economia versiliese, turistica e non.

Il confronto 2016-2017 è possibile soltanto per la prima metà dell’anno, perché i dati del Centro per l’impiego si fermano con luglio. Ma è un report comunque significativo per la Versilia. Perché la maggior parte del personale per la stagione estiva viene assoldato entro il mese di giugno. A luglio e agosto si interviene soprattutto per coprire eventuali emergenze, o per rafforzare la squadra in vista dei periodi clou.

Il quadro che ne emerge è di un 2017 da grandi numeri. Ma, come detto, c’è il rovescio della medaglia. E cioè le forme contrattuali scelte dalle aziende per disciplinare il proprio rapporto con i dipendenti. Fermo restando che il lavoro stagionale è, per definizione, più precario di altri, colpisce l’incremento di forme contrattuali meno stabili. L’anno scorso c’erano i voucher a consentire agli imprenditori una certa elasticità nell’arruolamento del personale: l’addio ai voucher ha portato la maggior parte delle aziende a scegliere contratti a chiamata, che sono quasi triplicati, e a tempo determinato, cresciuti di oltre il 25%. Calano, invece, i contratti a tempo indeterminato, il miraggio dei giovani d’oggi. Le assunzioni stabili passano dalle 1.474 della prima metà del 2016 alle 1.320 dello stesso periodo di quest’anno. Nel calcolo complessivo degli oltre 22mila nuovi contratti è una differenza che pesa relativamente. Ma che certifica la qualità di come si entra nel mondo del lavoro: è inevitabile che il “posto fisso”, anche se non nella versione parodistica di Checco Zalone, sia una garanzia di stabilità maggiore rispetto ad altri. Per quanto riguarda le altre forme contrattuali, aumentano gli apprendistati – un altro tipo di contratto più volte finito al centro delle polemiche, perché ritenuto un escamotage per pagate meno – e in maniera minore i tirocini. Più o meno stabili i contratti a progetto o Cococo, in passato protagonisti di un vero boom poi spento dalla scoperta che venivano usati in maniera truffaldina.

C’è un’altra conseguenza dell’incremento del lavoro a chiamata o precario: la difficoltà nell’accedere al sussidio di disoccupazione, perché il lavoratore non è riuscito a maturare i requisiti minimi. Per non parlare di un altro fenomeno neppure sfiorato da questi dati, che rappresentano l’ufficialità del mondo dell’occupazione: il lavoro nero. Non diminuito, di certo, con l’abolizione dei voucher.

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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