La voce versiliese che incanta i teatri della lirica
di Giacomo Corsetti
Alida Berti si è appena esibita a Vienna e si sta preparando per esibirsi a Helsinki in una serata dedicata a Beniamino Gigli
3 MINUTI DI LETTURA
PIETRASANTA. Una versiliese nel luogo dove un tempo hanno composto e diretto mostri sacri della musica lirica come Salieri, Beethoven, Rossini, Schubert e Mozart. La soprano pietrasantina Alida Berti è stata scelta insieme a un’altra cantante per partecipare alla serata di Grande Gala per celebrare i 25 anni di carriera del pianista Igor Zapavdin che si è svolta a Vienna presso il Volkstheatre, a due passi dal Straatsoper – il principale teatro lirico della capitale viennese e uno dei centri musicali della lirica europea. Un premio per l’artista versiliese, che può vantare esibizioni nei principali palcoscenici lirici italiani, dall’Arena di Verona al Festival Pucciniano, ma anche all’estero.
Una carriera, quella di Alida Berti, iniziata a 19 anni con le prime lezioni di canto lirico a Torre del Lago e che ha avuto un punto di svolta nell’incontro con il ballerino romeno George Bodnarciuc (compagno di vita della soprano) e con il maestro polacco Jerzy Artysz, che l’hanno aiutata a crescere nel suo percorso artistico iniziato all’insegna della gavetta e non in maniera canonica, ovvero con un diploma di Conservatorio. «Ho dato gli esami da privatista - spiega la cantante - ma non ho finito il conservatorio perché ero sempre in giro per via della carriera di George e ogni città che cambiavamo dovevo trovare un Maestro nuovo. Sono riuscita però a dare tutti gli esami che competono alla cantante. Poi grazie al Maestro Artysz ho iniziato a studiare la tecnica lirica nello specifico. Quindi, mi sono fatta una cultura da privatista con un percorso inconsueto».
Percorso singolare che le ha consentito di raggiungere risultati importanti come la recente esibizione nella “Città del Valzer”. «È una possibilità che mi ha dato il pianista Igor Zapavdin dopo avermi visto sul palco del Pucciniano - racconta - è una grande soddisfazione essere chiamati per esibirsi in una città come Vienna, anche se per me il massimo resta comunque l’Italia, considerando la nostra storia. Però devo dire che il rispetto che hanno a Vienna per i cantanti e per questa arte è unico. Molto più di quanto ci sia qui da noi. In Austria danno ancora molta considerazione al cantante lirico, da noi invece non si parla più di canto lirico se non per la “prima” della Scala o all’Arena. Non abbiamo saputo investire in quest’arte, sotto il profilo organizzativo e di marketing. Nessuno fa più vedere la lirica in tv – a parte qualcosa con Rai 5 – e non vengono stimolati italiani e turisti ad andare in teatro, magari con un lavoro adeguato di pubblicità. Per esempio a Firenze si potrebbe proporre un pacchetto turistico tenendo insieme una visita agli Uffizi e una serata al Maggio Fiorentino».
Dopo quello di Vienna, Alida Berti prepara nuovi concerti. «Sto cambiando repertorio artistico anche per via dell’età che condiziona il tono di voce - conclude - mi auguro nel giro di un anno e mezzo di avere 4 o 5 opere pronte da presentare nei teatri. Sarà una sfida per me. Inoltre spero che si concretizzi una collaborazione con Daniel Oren che lavora su Salerno, Tel Aviv e Napoli. L’unica cosa certa per ora è la serata che farò il 3 dicembre a Helsinki per un altro Gala in onore di Beniamino Gigli».
Una carriera, quella di Alida Berti, iniziata a 19 anni con le prime lezioni di canto lirico a Torre del Lago e che ha avuto un punto di svolta nell’incontro con il ballerino romeno George Bodnarciuc (compagno di vita della soprano) e con il maestro polacco Jerzy Artysz, che l’hanno aiutata a crescere nel suo percorso artistico iniziato all’insegna della gavetta e non in maniera canonica, ovvero con un diploma di Conservatorio. «Ho dato gli esami da privatista - spiega la cantante - ma non ho finito il conservatorio perché ero sempre in giro per via della carriera di George e ogni città che cambiavamo dovevo trovare un Maestro nuovo. Sono riuscita però a dare tutti gli esami che competono alla cantante. Poi grazie al Maestro Artysz ho iniziato a studiare la tecnica lirica nello specifico. Quindi, mi sono fatta una cultura da privatista con un percorso inconsueto».
Percorso singolare che le ha consentito di raggiungere risultati importanti come la recente esibizione nella “Città del Valzer”. «È una possibilità che mi ha dato il pianista Igor Zapavdin dopo avermi visto sul palco del Pucciniano - racconta - è una grande soddisfazione essere chiamati per esibirsi in una città come Vienna, anche se per me il massimo resta comunque l’Italia, considerando la nostra storia. Però devo dire che il rispetto che hanno a Vienna per i cantanti e per questa arte è unico. Molto più di quanto ci sia qui da noi. In Austria danno ancora molta considerazione al cantante lirico, da noi invece non si parla più di canto lirico se non per la “prima” della Scala o all’Arena. Non abbiamo saputo investire in quest’arte, sotto il profilo organizzativo e di marketing. Nessuno fa più vedere la lirica in tv – a parte qualcosa con Rai 5 – e non vengono stimolati italiani e turisti ad andare in teatro, magari con un lavoro adeguato di pubblicità. Per esempio a Firenze si potrebbe proporre un pacchetto turistico tenendo insieme una visita agli Uffizi e una serata al Maggio Fiorentino».
Dopo quello di Vienna, Alida Berti prepara nuovi concerti. «Sto cambiando repertorio artistico anche per via dell’età che condiziona il tono di voce - conclude - mi auguro nel giro di un anno e mezzo di avere 4 o 5 opere pronte da presentare nei teatri. Sarà una sfida per me. Inoltre spero che si concretizzi una collaborazione con Daniel Oren che lavora su Salerno, Tel Aviv e Napoli. L’unica cosa certa per ora è la serata che farò il 3 dicembre a Helsinki per un altro Gala in onore di Beniamino Gigli».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
