Daspo per lo striscione filonazista: "Ma i veri responsabili l’hanno passata liscia"
Parlano il tifoso dell’Hockey Forte e la fidanzata sanzionati con il Daspo: "Noi abbiamo solo appeso l’immagine prima dell’inizio del derby col Cgc"
FORTE DEI MARMI. «Ad essere sanzionato dal Daspo è stato chi con la realizzazione di quello striscione non c'entra assolutamente niente». A parlare è uno dei quattro tifosi del Forte dei Marmi che la scorsa settimana ha ricevuto la notifica, da parte della questura di Lucca, del provvedimento che per 2 anni (salvo eventuali ricorsi al Tar, cui è plausibile che i quattro ultras implicati si rivolgano) lo terrà lontano da ogni impianto sportivo in cui si giocherà hockey su pista. E che, insieme a lui, ha visto sanzionata con il Daspo anche la propria ragazza. Originaria e residente a Prato, per la giovane quella semifinale di Supercoppa rappresentava la prima trasferta da spettatrice dopo che, nella scorsa stagione, per condividere la passione del fidanzato (tifoso da anni della squadra rossoblù) aveva partecipato sugli spalti ad un paio di partite dei playoff scudetto. «Le era piaciuto moltissimo - spiega il fidanzato, che ha voluto conservare l'anonimato - e personalmente ero molto contento di averla con me a tifare per la mia squadra del cuore. Ecco perché avevamo deciso di esserci entrambi a quel primo derby stagionale».
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.16110872:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2017/11/12/news/striscione-filonazista-daspo-anche-per-una-donna-1.16110872]]
Arrivati sulla tribuna ospiti del PalaBarsacchi ad una manciata di minuti dal fischio d'inizio, però, l'affissione dello striscione che tanto sdegno ha scatenato in Versilia e non solo. «Nella fretta di preparare la balaustra nessuno di noi ha fatto caso a cosa ci fosse rappresentato - ammette il tifoso - se lo avessi anche solo immaginato non l'avrei mai appeso: sentirmi additato come nazista è una cosa che francamente trovo ripugnante, e credo anche - aggiunge - che non fosse nell'intenzione nemmeno degli ideatori dello striscione inneggiare ad Hitler. Sono dell'idea che l'errore sia stato credere di poter giocare, forse anche con ingenua ironia, su certi simboli e credo che chi ha ideato e fatto realizzare quello striscione non immaginasse le conseguenze del suo gesto e di coinvolgere anche persone che non c'entrano niente con quel genere di ideologia».
Ma, attraverso le prove raccolte dagli inquirenti, i Daspo sono arrivati a chi materialmente ha affisso lo stendardo alla balaustra del PalaBarsacchi di Viareggio. «Chi ha partecipato ad una trasferta sa quanto è concitata la fase di appendere gli striscioni, specialmente a così pochi minuti dall'inizio di un derby - racconta, ricordando l'accaduto - noi quattro abbiamo solo dato una mano, srotolando i vari striscioni e appendendoli con il nastro adesivo, e nessuno di noi si è preoccupato di controllarli anche perché, solitamente, le forze dell'ordine sono molto scrupolose all'entrata dei palazzetti. Non ci è proprio venuto in mente. La mia ragazza poi - rivela - ha solo strappato un pezzo di nastro per passarcelo: purtroppo, con le foto e i video alla mano, gli inquirenti hanno deciso di coinvolgere anche lei nel provvedimento».
Nonostante l'amarezza per la serie di Daspo (che anche sui social ha generato non poche polemiche in tutta Forte, soprattutto da parte di chi punta il dito contro gli ideatori dello striscione in difesa dei quattro ultras puniti) il giovane sostenitore rossoblù non fugge le proprie responsabilità. «Non posso negare di averlo appeso - dichiara il tifoso - ed è giusto che paghi per il mio errore. Però chiedo anche che venga fuori la verità: so che la Squadraccia ha scritto una lettera di autodenuncia alla questura, ma agli atti sembra che non abbia avuto validità. Spero solo, e lo riterrei giusto, che anche i reali ideatori dello striscione si prendano le proprie colpe».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
