Il Tirreno

Versilia

Può tornare in classe il ragazzo rimasto fuori dalla scuola

di Luca Basile e Melania Carnevali
Può tornare in classe il ragazzo rimasto fuori dalla scuola

L’incontro tra Asl, istituto e famiglia è stato risolutivo I docenti verranno istruiti su come somministrare il farmaco

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VERSILIA. È stato sottoscritto, ieri pomeriggio, da scuola e Asl il Piano di intervento personalizzato (il Pip comprende le procedure per la corretta conservazione dei farmaci e la formazione degli operatori scolastici) del ragazzo disabile che non aveva ancora iniziato le lezioni proprio perché il suo iter si era inceppato nei mille rivoli della burocrazia. L’incontro, convocato dall’Asl e a cui hanno partecipato anche la famiglia e il medico curante, è quindi servito per chiudere il caso: il ragazzo, in teoria, oggi potrebbe iniziare la scuola. Il consiglio dei docenti verrà istruito stamani sulle procedure che dovranno seguire in caso di emergenza.

Il ragazzo, infatti, ha una patologia importante, per la quale potrebbe essere necessario l’uso di un farmaco salvavita. La normativa regionale sulla somministrazione dei farmaci a scuola, per questi casi, prevede che il dirigente scolastico individui il personale che si offra volontario e poi lo formi alla somministrazione del farmaco salvavita. Si tratta di sapere, in sostanza, quando darlo e come. Punto. Non serve un corso di primo soccorso. Ed è quello che aveva bloccato la scuola. «Abbiamo dovuto chiedere chiarimenti quando abbiamo ricevuto il certificato dello specialista che sosteneva che dovessimo individuare delle persone specifiche e far fare loro il corso di primo soccorso», spiega il preside. Il dirigente ha invece scelto di affidare a tutto il collegio docenti la “responsabilità” di somministrare il farmaco in caso di necessità. «Non potevamo pensare – continua il preside – di individuare due persone, perché può capitare che queste persone, un giorno, siano assenti entrambe per malattia o che, nel momento del bisogno, siano dall’altra parte della scuola». «L’unico sbaglio che possiamo aver commesso, e per questo chiediamo scusa alla mamma – commenta la vicepreside – è di non averla avvisato per dirle che stavamo attendendo un parere dall’Asl. Ma è sempre stato nel nostro interesse far entrare il prima possibile il ragazzo a scuola. Noi siamo l’istituto dell’accoglienza e dell’integrazione».

Non è detto, però, che oggi il ragazzo vada a scuola. «Mio figlio tornerà in classe nei tempi e nei modi dovuti, condividendo il suo rientro, con i medici. Prendo atto che la direzione didattica, durante l’incontro – spiega la mamma – si è resa disponibile a un rientro in tempi brevi in classe, così come prendo atto delle scuse dello stesso dirigente nei nostri confronti. Ma la questione è più complessa: nostro figlio ha subito un trauma e solo la nostra famiglia sa quali momenti ha passato e sta passando. Perché, nei fatti, a un ragazzo disabile non è stato permesso di andare a scuola, nella sua scuola. E quindi il suo inserimento dovrà essere fatto nella massima accuratezza e senza ulteriori traumi: per questo motivo è fondamentale ciò che diranno i medici. Il dirigente mi ha anche detto che la mancata comunicazione, in queste ultime settimane, sullo stato delle cose non c’è stata perché la scuola era occupata per protesta dagli studenti. La scuola, non il telefono: una chiamata ad una famiglia in ansia per il proprio figlio, dovevano farla. Ciò che conta, alla fine è il bene del ragazzo, ma chi ha sbagliato, chi lo ha di fatto emarginato in questo periodo, ne risponderà a chi di dovere, questo è certo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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