Il Tirreno

Versilia

Per il governo il lavoro in segheria non è pesante

di Melania Carnevali
Per il governo il lavoro in segheria non è pesante

Mille operai del marmo esclusi dell’anticipo pensionistico L’allarme dei sindacati: è un errore, il loro è un impiego duro

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SERAVEZZA. Stanno tutto il giorno nei piazzali a spostare blocchi di marmo. Al caldo, al freddo, sotto la pioggia. Oppure lavorano nel capannone umido, attaccati otto ore alla fresatrice con il rumore infernale del filo diamantato sulle lastre che sega anche le sinapsi. Eppure, secondo il governo, il lavoro in segheria non è pesante. Sono quindici i mestieri che palazzo Chigi intende, infatti, esentare dallo scatto automatico (a partire dal 2019) dell’età pensionabile a 67 anni: gli undici considerati gravosi, come gli addetti alla concia di pelli e pellicce, quelli alle pulizie, gli infermieri e le ostetriche che operano su turni, le maestre e i maestri di asilo nido e quelli dell’infanzia, gli operai edili, i cavatori e altre figure (vedi grafica a lato, ndr), più altri quattro (operatori siderurgici e agricoli, i marittimi e i pescatori). Ma tra loro non ci sono gli operai dei laboratori di marmo, né i piazzalisti, né i fresatori, né tutti gli altri.

«Non va bene, noi crediamo da sempre che non tutti i lavori siano uguali, ma anche il lavoro al piano è pesante», commenta Leonardo Quadrelli, della Fillea Cgil di Lucca. «Pensate ai piazzalisti che trascorrono tutta la giornata alle intemperie – continua –: è durissimo, non si capisce davvero come faccia a non rientrare tra i lavori pensanti». E poi, dice, c’è chi taglia le lastre. «Per tagliare i blocchi serve l’acqua, quindi gli operai stanno bagnati tutto il giorno», continua il sindacalista. E poi le macchine lucidatrici, che usano prodotti chimici. E il filo diamantato «che quando taglia il marmo fa un rumore infernale».

Sono circa mille gli operai che lavorano nei laboratori della Versilia. Altri 100 circa nei siti estrattivi. I cavatori, però, sono tutelati dallo scatto dal momento che sono già stati inseriti tra i mestieri che possono accedere all’Ape social, ossia la pensione anticipata a costo zero, introdotta dalla legge di bilancio del 2017. In sostanza chi ha maturato tra i 30 e i 36 anni di contributi (a seconda dei casi) può andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima rispetto all’età pensionabile definita dalla legge Fornero, quindi già a 63 anni. I lavoratori del piano non erano finiti nell’elenco dei compiti gravosi, che quindi avevano diritto all’Ape social e, ora, sono stati esclusi pure dall’elenco dei lavori pesanti per cui viene bloccato lo scatto a 67 anni. «Quando sono stati eliminati i voucher – continua Quadrelli –, il lavoro in cava e quello al piano sono stati considerati uguali: il governo ha stabilito, infatti, che non potessero essere utilizzati in nessuno dei due casi. Adesso invece li considera due mestieri completamente diversi».

Ieri si è tenuto a palazzo Chigi un tavolo tecnico con i sindacati per definire il calcolo della pensione. Sia Bankitalia che Corte dei Conti avevano evidenziato la necessità di non fare passi indietro. Dello stesso avviso era anche il presidente dell’Inps Boeri, che a margine di un convegno si era detto contrario anche allo stop dell’aumento dell’età pensionabile per i lavori pesanti. E alla fine non ci sono state retromarce da parte del governo. È stato definito solo un nuovo meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita su cui determinare poi l’età pensionabile. La proposta del governo, accettata dai sindacati, è quella di calcolare, a partire dal 2021, l’aspettativa di vita considerando la media del biennio 2018-2019 confrontata con la media del biennio precedente; l’eventuale aumento sarebbe portato così sul biennio successivo al 2021.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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