Spariti nel nulla gli atti dell’affido di Nicolina
Il legale che assiste i genitori della ragazza uccisa dall’ex compagno della madre «Lei quella mattina non avrebbe dovuto trovarsi di fronte al suo assassino»
4 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Un intero fascicolo che non si trova più. Sparito. Inghiottito nel nulla nel trasferimento di atti dal Tribunale per i Minori di Firenze a quello di Bari. Solo che quello che sarebbe soltanto l’ennesimo disservizio della burocrazia giudiziaria italiana rischia di avere conseguenze ben più serie. Perché il fascicolo di cui misteriosamente non sembra esserci più traccia è quello relativo all’affido di Nicolina Pacini, la ragazzina di quindici anni cresciuta a Viareggio e uccisa tre settimane fa a Ischitella di Puglia con un colpo di pistola al volto da Antonio Di Paola, ex compagno della madre. A sollevare il caso e a chiedere che sulla questione si vada fino in fondo è adesso l’avvocato Gelsomina Cimino, affermata legale capitolina che si è presa carico della vicenda per conto di Ezio Pacini e Donatella Rago, genitori di Nicolina. Perché da questa documentazione potrebbe emergere (il condizionale è più che mai d’obbligo) che Nicolina e il fratello minore non erano mai stati formalmente affidati ai nonni materni dove invece hanno vissuto negli ultimi periodi fino al giorno dell’omicidio. E che al contrario avrebbero dovuto essere affidati ai servizi sociali di Ischitella. Con quello che ne consegue nello sviluppo di tutta la storia. E nel tragico finale che forse avrebbe potuto essere diverso.
La scoperta è arrivata pochi giorni dopo i funerali della ragazzina, quando l’avvocato Cimino – messa in contatto con i genitori di Nicolina da alcuni esponenti della chiesa pugliese in modo da offrire loro assistenza legale – ha cominciato a ricercare le carte necessarie a ricostruire il contesto in cui è maturato l’omicidio di Ischitella. «Carte alla mano – spiega Gelsomina Cimino – a me premeva capire cosa fosse accaduto dal momento in cui la madre di Nicolina ha prelavato i figli dalla comunità in Toscana di cui erano ospiti e li portati ad Ischitella. Da Bari ho appreso che c’era stata una rogatoria del Tribunale per i minori di Firenze nella quale si chiedeva che ad occuparsi dei due figli fossero i servizi sociali di Ischitella. A Bari, però, ho trovato soltanto un provvedimento di comunicazione, ma senza trovare l’esito. A Firenze, invece, dove comunque dovevano essere conservati gli atti originali del fascicolo, è sparito tutto».
Ci sono poi dei particolari che rendono ancor più intricata la matassa. «Quando mi sono recata al Tribunale per i Minori di Firenze – continua l’avvocato Cimino – ho parlato con un funzionario e un cancelliere che, non appena ho chiesto la documentazione relativa a Nicolina Pacini, immediatamente mi hanno risposto che il fascicolo era sparito. E quando ho chiesto loro come facevano a saperlo, mi hanno detto che lo avevano già cercato. Allora c’è da chiedersi perché un documento che non è accessibile a nessun esterno dato che è conservato a Sollicciano sia sparito nel nulla e chi e perché lo abbia recentemente cercato. E, ancora, perché non ce n’è alcuna traccia al Tribunale per i Minori di Bari?»
Ma il legale di Ezio Pacini e Donatella Rago si spinge oltre. «Il vero punto è che sia Firenze che Bari si erano dichiarati territorialmente incompetenti. Ma, mentre di fronte ad una doppia dichiarazione di incompetenza territoriale la legge prevede che ci si debba rivolgere alla Corte di Cassazione, in questo caso i due Tribunali non hanno fatto quello che dovevano ed hanno lasciato che questi due ragazzini fossero alla mercé di chiunque. Anche di Antonio Di Paola».
Infine c’è il nodo dell’affidamento di Nicolina e del fratello ai nonni materni. «I due minori – prosegue l’avvocato Cimino - risultano affidati ai genitori di Donatella Rago senza però che in alcun fascicolo esista un provvedimento di affidamento a favore dei nonni materni. Questo significa che la madre, quando ha deciso di scappare da Ischitella per trasferirsi a Viareggio, avrebbe potuto portarseli dietro proprio perché temeva la reazione di Di Paola. E invece qualcuno le ha detto che non lo poteva fare perché l’avrebbero denunciata. E invece di questo provvedimento non c’è traccia».
Resta da capire cosa potrà succedere adesso, alla luce di quanto emerso nel corso delle ricerche legali. «Ora – risponde l’avvocato Cimino – bisogna far sì che vengano ricostruite le responsabilità di chi non ha adottato i provvedimenti che per legge andavano presi a tutela dei minori. E che sicuramente, se applicati secondo le norme, avrebbero impedito che quella mattina Nicolina si trovasse di fronte al suo assassino».
Claudio Vecoli
La scoperta è arrivata pochi giorni dopo i funerali della ragazzina, quando l’avvocato Cimino – messa in contatto con i genitori di Nicolina da alcuni esponenti della chiesa pugliese in modo da offrire loro assistenza legale – ha cominciato a ricercare le carte necessarie a ricostruire il contesto in cui è maturato l’omicidio di Ischitella. «Carte alla mano – spiega Gelsomina Cimino – a me premeva capire cosa fosse accaduto dal momento in cui la madre di Nicolina ha prelavato i figli dalla comunità in Toscana di cui erano ospiti e li portati ad Ischitella. Da Bari ho appreso che c’era stata una rogatoria del Tribunale per i minori di Firenze nella quale si chiedeva che ad occuparsi dei due figli fossero i servizi sociali di Ischitella. A Bari, però, ho trovato soltanto un provvedimento di comunicazione, ma senza trovare l’esito. A Firenze, invece, dove comunque dovevano essere conservati gli atti originali del fascicolo, è sparito tutto».
Ci sono poi dei particolari che rendono ancor più intricata la matassa. «Quando mi sono recata al Tribunale per i Minori di Firenze – continua l’avvocato Cimino – ho parlato con un funzionario e un cancelliere che, non appena ho chiesto la documentazione relativa a Nicolina Pacini, immediatamente mi hanno risposto che il fascicolo era sparito. E quando ho chiesto loro come facevano a saperlo, mi hanno detto che lo avevano già cercato. Allora c’è da chiedersi perché un documento che non è accessibile a nessun esterno dato che è conservato a Sollicciano sia sparito nel nulla e chi e perché lo abbia recentemente cercato. E, ancora, perché non ce n’è alcuna traccia al Tribunale per i Minori di Bari?»
Ma il legale di Ezio Pacini e Donatella Rago si spinge oltre. «Il vero punto è che sia Firenze che Bari si erano dichiarati territorialmente incompetenti. Ma, mentre di fronte ad una doppia dichiarazione di incompetenza territoriale la legge prevede che ci si debba rivolgere alla Corte di Cassazione, in questo caso i due Tribunali non hanno fatto quello che dovevano ed hanno lasciato che questi due ragazzini fossero alla mercé di chiunque. Anche di Antonio Di Paola».
Infine c’è il nodo dell’affidamento di Nicolina e del fratello ai nonni materni. «I due minori – prosegue l’avvocato Cimino - risultano affidati ai genitori di Donatella Rago senza però che in alcun fascicolo esista un provvedimento di affidamento a favore dei nonni materni. Questo significa che la madre, quando ha deciso di scappare da Ischitella per trasferirsi a Viareggio, avrebbe potuto portarseli dietro proprio perché temeva la reazione di Di Paola. E invece qualcuno le ha detto che non lo poteva fare perché l’avrebbero denunciata. E invece di questo provvedimento non c’è traccia».
Resta da capire cosa potrà succedere adesso, alla luce di quanto emerso nel corso delle ricerche legali. «Ora – risponde l’avvocato Cimino – bisogna far sì che vengano ricostruite le responsabilità di chi non ha adottato i provvedimenti che per legge andavano presi a tutela dei minori. E che sicuramente, se applicati secondo le norme, avrebbero impedito che quella mattina Nicolina si trovasse di fronte al suo assassino».
Claudio Vecoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
