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Marialina e l’alcol «Divertiamoci sì, ma con misura»
di Claudio Vecoli
La presidente della Fondazione: «Non faremo i gendarmi Il nostro è un appello al senso di responsabilità di tutti»
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VIAREGGIO. Una bufera in un bicchier d’acqua. O, visto l’argomento del contendere, di vino. Marialina Marcucci prova a disinnescare le polemiche di questi giorni sulla decisione della Fondazione Carnevale di inserire nel nuovo bando di concorso una norma specifica per regolamentare gli eccessi di alcol per il personale e le maschere dei carri e delle pedane aggregative. Una norma che prima non c’era e che adesso è nero su bianco nel capitolo “Corsi mascherati: regole di comportamento”. E che per chi fa parte di un carro recita «è fatto divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche durante i corsi mascherati e nelle ore immediatamente precedenti lo spettacolo». Prevedendo anche controlli per garantire il rispetto delle regole.
Presidente, la svolta analcolica data al Carnevale con il nuovo bando di concorso ha suscitato un vespaio di polemiche…
«In realtà noi abbiamo semplicemente inserito all’interno del bando di concorso e reso più esplicito quello che già è in vigore da anni in manifestazioni come il Carnevale di Viareggio. Dove gli attori principali di questa festa devono tenere un codice di comportamento degno dello spettacolo che mettono in scena di fronte a migliaia di persone. Questo vale per primi per noi della Fondazione Carnevale. E vale anche per i carristi, i trattoristi, i volontari che si occupano della sicurezza e, naturalmente, anche per le maschere. A cui spettano oneri e onori di far parte di un grande spettacolo come quello che va in scena sui viali a mare. Nel bando abbiamo fatto solo un richiamo al senso di responsabilità».
C’è chi teme che una novità di questo tipo possa snaturare lo spirito del Carnevale e parla di una norma “proibizionista”.
«Lungi da noi voler mettere un limite al diritto alla felicità né tantomeno all’allegria. E noi non siamo né vogliamo essere dei gendarmi. Ci si deve divertire ma ovviamente senza perdere il senso della misura. Credo che lo spirito di questo provvedimento ruoti tutto intorno a questo: la misura».
Allora come verranno concretamente applicate la nuove norme?
«Nessuno di noi della Fondazione andrà in giro con l’alcoltest a fare controlli, sia chiaro. Seguiremo la normativa della sicurezza sul lavoro e a eseguire i controlli saranno quelle figure che sono individuate dalla legge. E chiaro che chiederemo l’intervento ogni qualvolta si presenteranno dei comportamenti a rischio. Su questo concorderemo come muoversi insieme ai carristi e alle altre figure di riferimento».
C’è però un problema legato alle responsabilità. Chi sarà ad assumersele nel caso di non rispetto delle regole?
«Le responsabilità giudiriche, da questo punto di vista, le individua la legge. Ma la responsabilità alla quale facciamo appello noi è innanzitutto quella individuale delle persone che danno vita al Carnevale di Viareggio. Il nostro richiamo alla responsabilità non è necessariamente di tipo legale».
Cambiamo argomento. Si parla di una ridefinizione delle Fondazioni: Carnevale e Pucciniano. Per un suo predecessore, Alessandro Santini, dietro si nasconderebbe un disegno per defenestrarla?
«Ringrazio Alessandro Santini che ha evidentemente a cuore le mie vicende. Detto questo, mi pare che si stia delineando un percorso virtuoso per trasformare le Fondazioni in qualche cosa di più equilibrato ed efficiente. Insomma, si dà un indirizzo e una direzione verso cui muoversi. Per i nomi c’è tempo…»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Presidente, la svolta analcolica data al Carnevale con il nuovo bando di concorso ha suscitato un vespaio di polemiche…
«In realtà noi abbiamo semplicemente inserito all’interno del bando di concorso e reso più esplicito quello che già è in vigore da anni in manifestazioni come il Carnevale di Viareggio. Dove gli attori principali di questa festa devono tenere un codice di comportamento degno dello spettacolo che mettono in scena di fronte a migliaia di persone. Questo vale per primi per noi della Fondazione Carnevale. E vale anche per i carristi, i trattoristi, i volontari che si occupano della sicurezza e, naturalmente, anche per le maschere. A cui spettano oneri e onori di far parte di un grande spettacolo come quello che va in scena sui viali a mare. Nel bando abbiamo fatto solo un richiamo al senso di responsabilità».
C’è chi teme che una novità di questo tipo possa snaturare lo spirito del Carnevale e parla di una norma “proibizionista”.
«Lungi da noi voler mettere un limite al diritto alla felicità né tantomeno all’allegria. E noi non siamo né vogliamo essere dei gendarmi. Ci si deve divertire ma ovviamente senza perdere il senso della misura. Credo che lo spirito di questo provvedimento ruoti tutto intorno a questo: la misura».
Allora come verranno concretamente applicate la nuove norme?
«Nessuno di noi della Fondazione andrà in giro con l’alcoltest a fare controlli, sia chiaro. Seguiremo la normativa della sicurezza sul lavoro e a eseguire i controlli saranno quelle figure che sono individuate dalla legge. E chiaro che chiederemo l’intervento ogni qualvolta si presenteranno dei comportamenti a rischio. Su questo concorderemo come muoversi insieme ai carristi e alle altre figure di riferimento».
C’è però un problema legato alle responsabilità. Chi sarà ad assumersele nel caso di non rispetto delle regole?
«Le responsabilità giudiriche, da questo punto di vista, le individua la legge. Ma la responsabilità alla quale facciamo appello noi è innanzitutto quella individuale delle persone che danno vita al Carnevale di Viareggio. Il nostro richiamo alla responsabilità non è necessariamente di tipo legale».
Cambiamo argomento. Si parla di una ridefinizione delle Fondazioni: Carnevale e Pucciniano. Per un suo predecessore, Alessandro Santini, dietro si nasconderebbe un disegno per defenestrarla?
«Ringrazio Alessandro Santini che ha evidentemente a cuore le mie vicende. Detto questo, mi pare che si stia delineando un percorso virtuoso per trasformare le Fondazioni in qualche cosa di più equilibrato ed efficiente. Insomma, si dà un indirizzo e una direzione verso cui muoversi. Per i nomi c’è tempo…»
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