Italia
La figlia di Uberto Bonetti: «Cancellato Burlamacco dal manifesto del Carnevale di Viareggio»
Adriana Bonetti, grafica pubblicitaria con studio a Milano, boccia il nuovo manifesto: «Sembra un’immagine fatta per promuovere una mostra di pittura...»
VIAREGGIO. «Dal manifesto ufficiale è sparito Burlamacco. Un vero e proprio tradimento della storia del nostro Carnevale». Parole dure, quelle pronunciate da Adriana Bonetti. E non si tratta certo di una persona qualsiasi. Perché, oltre ad essere una affermata grafica pubblicitaria, Adriana è la figlia di Uberto Bonetti, ovvero proprio il papà di Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio e – di conseguenza – personaggio simbolo della città.
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L’assenza di Burlamacco dal manifesto realizzato dall’artista bresciano Renato Missaglia e presentato giovedì pomeriggio al Mercato è un dato oggettivo. Del suo cappello, del suo volto sorridente, del suo vestito a scacchi bianchi e rossi sull’affiche che sarà l’immagine guida della campagna promozionale del Carnevale di Viareggio non c’è traccia. Perfino nei colori dominanti – ammesso che il solo richiamo cromatico fosse sufficiente – il bianco, rosso e nero di Burlamacco non è presente, vista la predominanza assoluto del giallo e del verde. Insomma, se non fosse per il marchio della Fondazione Carnevale che ancora contiene l’icona tradizionale della maschera viareggina, sul nuovo manifesto ufficiale per Burlamacco non ci sarebbe diritto di cittadinanza. Una decisione che lascia perplessa Adriana Bonetti: «Davvero io non riesco a capire il perché di questa scelta. Fra l’altro, dopo che la Fondazione lo scorso anno è diventata a tutti gli effetti proprietaria dell’immagine di Burlamacco, l’averlo cancellato dal manifesto ufficiale è perfino controproducente ai fini del marketing…»
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Una risposta, in realtà, la figlia di Uberto Bonetti se l’è data. «Io ho il sospetto, anche se ovviamente non ne ho le prove, che quel disegno in realtà fosse già stato fatto dall’artista e che la Fondazione Carnevale se lo sia ritrovato bello e pronto. Ma io credo che, per una manifestazione importante come il Carnevale di Viareggio, il committente possa e debba dare delle indicazioni di massima all’artista a cui viene commissionato il manifesto. E fra queste indicazioni, a mio modo di vedere, doveva esserci anche la presenza di Burlamacco».
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Adriana Bonetti, come detto, non è solo e soltanto la figlia di Uberto. Ma è anche una grafica pubblicitaria con studio professionale a Milano. E, dunque, può vantare anche le competenze tecniche necessarie per valutare il manifesto da un punto di vista artistico. E anche in questo caso il suo giudizio non è certo tenero. «In realtà più che il manifesto del Carnevale di Viareggio sembra un’immagine pensata per una mostra di pittura. Al di là dell’assenza di Burlamacco, non riesco proprio a vedere il nesso che c’è fra quell’immagine e quei colori e la nostra manifestazione. Personalmente lo boccio».
Un giudizio senza sconti che Adriana Bonetti riserva anche agli ultimi manifesti ufficiali. «Devo dire che se penso a quelli delle ultime edizioni, non riesco a ricordarne uno che mi sia particolarmente piaciuto o che, comunque, abbia raggiunto lo scopo che un manifesto deve avere. Se devo sceglierne uno, allora quello che preferisco è il manifesto della passata edizione firmato da Giorgio Michetti».
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