Mallegni: mi dimetto per candidarmi a Roma
di Luca Basile
«Berlusconi vuole così, ci ho riflettuto, non so se sarò eletto, ma non avrò ripensamenti» Dai vertici di FI arriva una frecciata a tarda sera: nessuna richiesta né promessa al sindaco
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PIETRASANTA. «Il presidente Berlusconi mi ha chiesto di candidarmi al parlamento. E io, alla fine, ho detto sì». Teatro comunale, ore 15 di ieri: ad epilogo di una mezza mattinata dedicata a quanto fatto dalla sua amministrazione in 27 mesi di mandato, con gli interventi dei vari assessori, Massimo Mallegni annuncia ai dipendenti di palazzo le sue dimissioni da sindaco: dopo 12 anni e mezzo da primo cittadino – dal 2000 al 2010 e dal giugno 2015 ad oggi – per lo stesso Mallegni il domani prossimo si chiama Roma: Senato o Camera, si vedrà, mentre la città si prepara al commissario prefettizio. È il momento clou di una giornata lunghissima per il sindaco, che si conclude con una nota diffusa dall’agenzia Ansa in tarda serata da Roma: una nota, attribuita a non meglio identificate fonti di Forza Italia, che dice chiaro e tondo: «Berlusconi non ha effettuato nessun tipo di richiesta ad alcun sindaco e soprattutto non ha promesso alcuna candidatura non avendo neanche chiara la legge elettorale con cui si tornerà alle urne». Precisazione a cui Mallegni si allinea immediatamente: «Berlusconi non mi ha mai chiesto di dimettermi né tantomeno mi ha garantito un seggio in parlamento, la mia decisione di dimettermi da sindaco è personale».
Riunione. La giornata era iniziata con una mattinata convulsa: con Mallegni che convoca di buon ora i suoi sodali, consiglieri e altri esponenti della maggioranza a palazzo comunale ufficializzando la decisione. Nel breve volgere di poche decine di minuti la notizia delle dimissioni corre di messaggino in messaggino e quando Mallegni arriva a teatro, poco dopo le 12, a margine della presentazione del volumetto di quasi metà mandato il segreto è già stato svelato.
Berlusconi. Fino a martedì sera la proposta di Berlusconi non si era però ancora materializzata, visto che alle diverse sollecitazioni sull’argomento arrivate anche da parte dei più stretti collaboratori, Mallegni si limitava a rispondere sempre allo stesso modo: «Non so ancora niente». Qualcosa, poi, evidentemente, è cambiato. «Il presidente mi ha chiesto di candidarmi al parlamento e di occuparmi, in vista delle elezioni, di temi nazionali e civismo. Vogliamo convincere chi non va a votare del nostro progetto per il paese ripartendo dal basso, dalla gente, dai comuni» dice Mallegni fra una pausa e un momento di commozione: «È uno dei momenti più brutti della mia vita, eppure ne ho passati diversi, uno per tutti il carcere, ed è un momento complicato per l’amore che ho nei confronti della città, per gli amici e i cittadini per cui nutro grande rispetto. È stata una delle decisioni più difficili, mi sono confrontato con la mia famiglia, ho riflettuto a lungo, ma ho detto sì perché voglio portare la mia esperienza di sindaco in parlamento e un contributo da legislatore al mio territorio» quasi sussurra strappando non pochi applausi fra una parte dei presenti.
Rischi. Nei giorni scorsi avevamo scritto di un Mallegni disposto a candidarsi solo in presenza di un’elezione in parlamento blindata da un collegio esente da rischi. «Ma per favore, se neppure sappiamo con quale legge elettorale andremo a votare: potevo benissimo restare a fare il sindaco e aspettare una chiamata dopo le politiche che ci vedranno, come Forza Italia – ribadisce Mallegni – sicuramente protagonisti, conservando in questo modo il compenso e la possibilità di continuare ad amministrare la città, ma non lo faccio perché sono una persona seria. Ho voglia di provarci e di mettere a frutto l’esperienza di sindaco. Se andrà male, continuerò a fare l’albergatore. Ho sempre tirato avanti grazie al mio lavoro e non mi spaventa».
Venti giorni. Le dimissioni di Mallegni, formalizzate al presidente del consiglio Francesca Bresciani ieri sera, diventeranno effettive tra 20 giorni, data in cui decadranno tutte le cariche politiche. Dopodiché - tra il 4 e il 14 ottobre - il Comune sarà affidato a un commissario. «Ripensamenti in questi 20 giorni? La decisione è presa. Lascio una città con una situazione economica robusta con conti in ordine e prospettive di investimenti e sviluppo, pulita, sicura, con più equità sociale e con una pressione fiscale minore di quanto l’ho ritrovata. Una città che è diventata un brand internazionale. Chi prenderà il mio posto? Ad oggi non c’è un nome, ma un gruppo di uomini e donne, che ringrazio e che hanno condiviso con me questo mandato in grado di portare avanti il progetto. E in questo gruppo ci sono più persone candidabili a sindaco. Cosa rispondo a chi dice di sentirsi tradito dalle mie dimissioni? Rispondo che non ha capito niente: in due anni e mezzo abbiamo completato, o quasi, il nostro mandato e io continuerò a fare di tutto e di più per Pietrasanta e la Versilia anche da parlamentare».
Insomma il dado è tratto anche se la nota diffusa dopo le 21 da Roma fa capire che il cammino per Mallegni potrebbe essere assai più insidioso di quello che poteva pensare fino a ieri sera.
Riunione. La giornata era iniziata con una mattinata convulsa: con Mallegni che convoca di buon ora i suoi sodali, consiglieri e altri esponenti della maggioranza a palazzo comunale ufficializzando la decisione. Nel breve volgere di poche decine di minuti la notizia delle dimissioni corre di messaggino in messaggino e quando Mallegni arriva a teatro, poco dopo le 12, a margine della presentazione del volumetto di quasi metà mandato il segreto è già stato svelato.
Berlusconi. Fino a martedì sera la proposta di Berlusconi non si era però ancora materializzata, visto che alle diverse sollecitazioni sull’argomento arrivate anche da parte dei più stretti collaboratori, Mallegni si limitava a rispondere sempre allo stesso modo: «Non so ancora niente». Qualcosa, poi, evidentemente, è cambiato. «Il presidente mi ha chiesto di candidarmi al parlamento e di occuparmi, in vista delle elezioni, di temi nazionali e civismo. Vogliamo convincere chi non va a votare del nostro progetto per il paese ripartendo dal basso, dalla gente, dai comuni» dice Mallegni fra una pausa e un momento di commozione: «È uno dei momenti più brutti della mia vita, eppure ne ho passati diversi, uno per tutti il carcere, ed è un momento complicato per l’amore che ho nei confronti della città, per gli amici e i cittadini per cui nutro grande rispetto. È stata una delle decisioni più difficili, mi sono confrontato con la mia famiglia, ho riflettuto a lungo, ma ho detto sì perché voglio portare la mia esperienza di sindaco in parlamento e un contributo da legislatore al mio territorio» quasi sussurra strappando non pochi applausi fra una parte dei presenti.
Rischi. Nei giorni scorsi avevamo scritto di un Mallegni disposto a candidarsi solo in presenza di un’elezione in parlamento blindata da un collegio esente da rischi. «Ma per favore, se neppure sappiamo con quale legge elettorale andremo a votare: potevo benissimo restare a fare il sindaco e aspettare una chiamata dopo le politiche che ci vedranno, come Forza Italia – ribadisce Mallegni – sicuramente protagonisti, conservando in questo modo il compenso e la possibilità di continuare ad amministrare la città, ma non lo faccio perché sono una persona seria. Ho voglia di provarci e di mettere a frutto l’esperienza di sindaco. Se andrà male, continuerò a fare l’albergatore. Ho sempre tirato avanti grazie al mio lavoro e non mi spaventa».
Venti giorni. Le dimissioni di Mallegni, formalizzate al presidente del consiglio Francesca Bresciani ieri sera, diventeranno effettive tra 20 giorni, data in cui decadranno tutte le cariche politiche. Dopodiché - tra il 4 e il 14 ottobre - il Comune sarà affidato a un commissario. «Ripensamenti in questi 20 giorni? La decisione è presa. Lascio una città con una situazione economica robusta con conti in ordine e prospettive di investimenti e sviluppo, pulita, sicura, con più equità sociale e con una pressione fiscale minore di quanto l’ho ritrovata. Una città che è diventata un brand internazionale. Chi prenderà il mio posto? Ad oggi non c’è un nome, ma un gruppo di uomini e donne, che ringrazio e che hanno condiviso con me questo mandato in grado di portare avanti il progetto. E in questo gruppo ci sono più persone candidabili a sindaco. Cosa rispondo a chi dice di sentirsi tradito dalle mie dimissioni? Rispondo che non ha capito niente: in due anni e mezzo abbiamo completato, o quasi, il nostro mandato e io continuerò a fare di tutto e di più per Pietrasanta e la Versilia anche da parlamentare».
Insomma il dado è tratto anche se la nota diffusa dopo le 21 da Roma fa capire che il cammino per Mallegni potrebbe essere assai più insidioso di quello che poteva pensare fino a ieri sera.
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