Il Tirreno

Versilia

gli 821 giorni del terzo mandato 

Dal trionfo al ballottaggio alla cena segreta con Renzi

di LUCIANO MENCONI

Il trionfo elettorale, l’incognita della legge Severino, l’epilogo del processo che ha rischiato di annientare la sua parabola politica, e poi la guida del Comune con il piglio dei vecchi tempi, le...

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Il trionfo elettorale, l’incognita della legge Severino, l’epilogo del processo che ha rischiato di annientare la sua parabola politica, e poi la guida del Comune con il piglio dei vecchi tempi, le sempre più frequenti apparizioni sulle televisioni nazionali, fino alla cena - che chissà se doveva restare segreta - con Matteo Renzi. No, non sono stati due anni di ordinaria amministrazione quelli che Massimo Mallegni si lascia alle spalle: anche senza i colpi di teatro a cui aveva abituato giornali e opinione pubblica nei due mandati che all’inizio degli anni duemila lo avevano visto alla guida del municipio per dieci anni consecutivi, gli 821 giorni trascorsi tra la vittoria al ballottaggio del 14 giugno 2015 e l’annuncio tra le lacrime di ieri pomeriggio di fronte alla platea del teatro comunale sono stati degni della storia travagliata e della personalità impetuosa dell’unico sindaco di centrodestra in carica in Versilia.

Massimo Mallegni, lo sanno bene i suoi concittadini, è un politico tipico della seconda repubblica, quella dell’elettorato spaccato a metà, del pro o contro Berlusconi, dei leader al posto dei partiti. Socialista craxiano, decisionista, un intuito spiccatissimo per i meccanismi della comunicazione, è stato subito - naturalmente - berlusconiano. Sotto le insegne di Forza Italia è diventato sindaco di Pietrasanta per la prima volta l’1 maggio del 2000, a fianco del presidente è rimasto fedele anche quando la stella dell’ex Cavaliere ha iniziato a perdere smalto.

Dentro Forza Italia, quella Toscana in particolare, aveva ingaggiato un duello durato anni con un altro - ex - fedelissimo del Capo, quel Denis Verdini che prima di tradirlo per Renzi veniva considerato da Berlusconi un consigliere imprescindibile. Un duello, quello con il lunigianese diventato banchiere a Firenze, che lo ha visto a lungo soccombere complice anche la pesantissima vicenda giudiziaria di cui è stato protagonista: nel 2006 si è fatto 39 giorni di carcere e 117 giorni ai domiciliari per una miriade di accuse (dall’associazione a delinquere alla corruzione) che alla prova dei fatti si sono rivelate infondate. Dopo sei anni di processi e 54 udienze, è stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, per tutti i reati per i quali era stato privato della libertà. Una storia che avrebbe piegato chiunque e alla quale invece lui ha saputo reagire tornando sulla scena da protagonista, sia a livello locale, vincendo le amministrative di due anni fa battendo al ballottaggio il candidato del Partito democratico Rossano Forassiepi e superando indenne la sospensione per due settimane dalla carica a causa della legge Severino (per una vecchia condanna - cancellata in appello, ma lui ha fatto ricorso in Cassazione contro la prescrizione - per abuso d’ufficio, corruzione impropria e violenza privata), sia a livello nazionale, guadagnando via via sempre più importanza all’interno del partito.

Così, mentre Denis Verdini si allontanava da Forza Italia, lui ha accresciuto esponenzialmente il suo credito agli occhi di Berlusconi, che ha iniziato a mandarlo in tv sempre più spesso, per testarne l’appeal mediatico e fargli assumere un profilo da leader nazionale.

Il risultato è quello preannunciato ieri ai dipendenti comunali e alla città: sarà candidato da Forza Italia al parlamento.

C’è chi dice che la sua ascesa non finirà qui. Che potrebbe anche assumere incarichi di governo, di sicuro continuerà a rappresentare Forza Italia in televisione, nei consessi politici che contano, dentro quell’area di centrodestra su cui ha dimostrato di sapersi muovere con l’abilità dell’amico governatore della Liguria Giovanni Toti. Con una qualità sempre più sorprendente agli occhi di chi in Versilia è abituato alle sue uscite guascone: quella del dialogo che non ha remore né steccati. Come dimostra la cena estiva con Matteo Renzi e rispettive famiglie in una pizzeria di Strettoia. Una cena che - una volta resa nota dai giornali - ha fatto storcere la bocca e imbarazzato molti nel Partito democratico, assai meno tra i mallegnani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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