Italia
L’uomo di Aamps sul treno per Roma
di Mauro Zucchelli
L’assessore chiamato dalla sindaca Raggi è di Pietrasanta
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LIVORNO. Fino alla notte del 18 agosto di tre anni fa il nome di Gianni Lemmetti era del tutto sconosciuto ai livornesi: tutt’al più qualcuno poteva averlo visto alla cassa della discoteca versiliese Seven Apples. E se poi il suo stile di amministratore sarebbe parso fuori dagli schemi (a cominciare dalle magliette-sfottò), già il suo arrivo a Livorno era risultato irrituale: l’annuncio l’aveva dato il 18 agosto di tre anni fa, con una mail nel cuore della notte, il capogruppo M5s Francesco Bastone anziché il sindaco Filippo Nogarin, che dal luogo in cui era in vacanza aveva provato inizialmente a negare. Del resto, non è andata molto diversamente ora a Roma: niente annunci ufficiali, niente indicazione precisa di deleghe e compiti ma solo un post della sindaca Virginia Raggi su Facebook.
Che salto di look rispetto alla giunta Pd, che aveva affidato i cordoni della borsa a Valter Nebbiai, dirigente di banca, aplomb impeccabile con completo d’ordinanza: eppure l’uno e l’altro, benché così differenti e su sponde politiche opposte, non hanno mancato di mandarsi attestati di stima reciproci (e reciprocamente inattesi). Nel M5s la scelta del “signore dei conti” è caduta su questo pietrasantino classe ’69, compleanno nel giorno delle grandi disfatte (come la morte di Napoleone o lo storico harakiri dell’Inter) eppure ora celebrato dal popolo M5s a suon di tweet come l’emblema del governo a Cinque Stelle.
Al contrario, per le opposizioni il segreto dell’arte di Lemmetti è presto detto: una sventagliata di rincari di tributi, tariffe e tutto ciò che serve a spremere il portafogli del cittadino. Soprattutto sul fronte auto: compresa cioè una alluvione di multe agli automobilisti livornesi (peraltro indisciplinati quanto basta) e la trasformazione della sosta in una “merce” a pagamento (sia per avere il contrassegno e i permessi Ztl sia per poter parcheggiare in larga parte della città con 12mila posti auto resi “blu”).
L’esatto opposto della narrazione che la giunta M5s fa dell’Aamps messa in sicurezza con il concordato come un fortino inattacabile dai creditori: è stata la scelta-chiave anche per far emergere la figura di Lemmetti. La riprova è nel doppio post incrociato dei due sindaci: Nogarin e Raggi, ciascuno sul proprio profilo social.
«È inutile negarlo, per la mia giunta si tratta di una perdita importante»: il sindaco Nogarin affida a Facebook il commiato da Lemmetti. Rivendica che «insieme a Gianni in soli tre anni abbiamo compiuto qui un piccolo miracolo». Quale? Nogarin elenca: «Abbiamo messo in ordine i conti del Comune, aumentato la capacità di investimento dell’ente, iniziato un percorso di riduzione dell’imposta rifiuti a beneficio di cittadini e imprese, introdotto un sistema innovativo capace di scovare i furbetti e gli evasori e cancellato i troppi sprechi e le inefficienze che abbiamo trovato al nostro arrivo».
Ma è sulle aziende municipali che il sindaco mette l’accento per sottolineare che è stato «dato il via a una rivoluzione». E qui tiene a ribadire che il riferimento non è solo a Aamps («il ricorso al concordato preventivo in continuità» è ormai «una procedura divenuta un modello su scala nazionale»). Sotto i riflettori anche un’altra accoppiata di cose: l’una è «il risanamento delle farmacie comunali», l’altra è «l’intervento fatto per arginare gli effetti devastanti del derivato tossico sottoscritto quasi 15 anni fa da Asa e che costa ogni giorno circa 15mila euro ai livornesi».
Nogarin li rivendica come «risultati concreti e straordinari» e segnala che è stato «proprio in ragione» di essi che Lemmetti «è stata ritenuta la persona adatta a dare una mano alla giunta capitolina, che sta tentando di compiere una rivoluzione epocale». Anche in questo aspetto il sindaco pentastellato livornese insiste su una sorta di diversità del Movimento Cinque Stelle «Noi del Movimento lavoriamo così, come una squadra, nell’interesse esclusivo dei cittadini, sia di Livorno che di Roma».
C’è da aspettarsi, dunque, che l’attuale generica indicazione di Lemmetti come l’uomo del bilancio e dei conti del Campidoglio possa in futuro estendersi anche alle ex municipalizzate: l’azienda dei rifiuti e quella dei bus sono da anni sul banco degli imputati. In passato, negli anni del centrosinistra con Rutelli sindaco, era toccato a un altro livornese provare a riformare l’Atac, talmente in difficoltà che non esiste più nemmeno un orario “pro forma” per sapere a che ora dovrebbe passare il bus. Quel livornese era Luciano Niccolai, non era un politico bensì un manager: nel bel mezzo di uno scontro con i sindacati capitolini, il sindaco di allora lo mise alla porta. C’è da augurare una sorte migliore a Lemmetti, e soprattutto ai cittadini romani.
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Che salto di look rispetto alla giunta Pd, che aveva affidato i cordoni della borsa a Valter Nebbiai, dirigente di banca, aplomb impeccabile con completo d’ordinanza: eppure l’uno e l’altro, benché così differenti e su sponde politiche opposte, non hanno mancato di mandarsi attestati di stima reciproci (e reciprocamente inattesi). Nel M5s la scelta del “signore dei conti” è caduta su questo pietrasantino classe ’69, compleanno nel giorno delle grandi disfatte (come la morte di Napoleone o lo storico harakiri dell’Inter) eppure ora celebrato dal popolo M5s a suon di tweet come l’emblema del governo a Cinque Stelle.
Al contrario, per le opposizioni il segreto dell’arte di Lemmetti è presto detto: una sventagliata di rincari di tributi, tariffe e tutto ciò che serve a spremere il portafogli del cittadino. Soprattutto sul fronte auto: compresa cioè una alluvione di multe agli automobilisti livornesi (peraltro indisciplinati quanto basta) e la trasformazione della sosta in una “merce” a pagamento (sia per avere il contrassegno e i permessi Ztl sia per poter parcheggiare in larga parte della città con 12mila posti auto resi “blu”).
L’esatto opposto della narrazione che la giunta M5s fa dell’Aamps messa in sicurezza con il concordato come un fortino inattacabile dai creditori: è stata la scelta-chiave anche per far emergere la figura di Lemmetti. La riprova è nel doppio post incrociato dei due sindaci: Nogarin e Raggi, ciascuno sul proprio profilo social.
«È inutile negarlo, per la mia giunta si tratta di una perdita importante»: il sindaco Nogarin affida a Facebook il commiato da Lemmetti. Rivendica che «insieme a Gianni in soli tre anni abbiamo compiuto qui un piccolo miracolo». Quale? Nogarin elenca: «Abbiamo messo in ordine i conti del Comune, aumentato la capacità di investimento dell’ente, iniziato un percorso di riduzione dell’imposta rifiuti a beneficio di cittadini e imprese, introdotto un sistema innovativo capace di scovare i furbetti e gli evasori e cancellato i troppi sprechi e le inefficienze che abbiamo trovato al nostro arrivo».
Ma è sulle aziende municipali che il sindaco mette l’accento per sottolineare che è stato «dato il via a una rivoluzione». E qui tiene a ribadire che il riferimento non è solo a Aamps («il ricorso al concordato preventivo in continuità» è ormai «una procedura divenuta un modello su scala nazionale»). Sotto i riflettori anche un’altra accoppiata di cose: l’una è «il risanamento delle farmacie comunali», l’altra è «l’intervento fatto per arginare gli effetti devastanti del derivato tossico sottoscritto quasi 15 anni fa da Asa e che costa ogni giorno circa 15mila euro ai livornesi».
Nogarin li rivendica come «risultati concreti e straordinari» e segnala che è stato «proprio in ragione» di essi che Lemmetti «è stata ritenuta la persona adatta a dare una mano alla giunta capitolina, che sta tentando di compiere una rivoluzione epocale». Anche in questo aspetto il sindaco pentastellato livornese insiste su una sorta di diversità del Movimento Cinque Stelle «Noi del Movimento lavoriamo così, come una squadra, nell’interesse esclusivo dei cittadini, sia di Livorno che di Roma».
C’è da aspettarsi, dunque, che l’attuale generica indicazione di Lemmetti come l’uomo del bilancio e dei conti del Campidoglio possa in futuro estendersi anche alle ex municipalizzate: l’azienda dei rifiuti e quella dei bus sono da anni sul banco degli imputati. In passato, negli anni del centrosinistra con Rutelli sindaco, era toccato a un altro livornese provare a riformare l’Atac, talmente in difficoltà che non esiste più nemmeno un orario “pro forma” per sapere a che ora dovrebbe passare il bus. Quel livornese era Luciano Niccolai, non era un politico bensì un manager: nel bel mezzo di uno scontro con i sindacati capitolini, il sindaco di allora lo mise alla porta. C’è da augurare una sorte migliore a Lemmetti, e soprattutto ai cittadini romani.
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