Il Tirreno

Versilia

Addio a Felice Riva il tycoon del cotone che scelse il Forte 

Melania Carnevali
Addio a Felice Riva il tycoon del cotone che scelse il Forte 

Ex presidente del Milan e della Vallesusa Fu simbolo della Versilia degli anni ruggenti

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FORTE DEI MARMI. Fino a ieri in pochi si ricordavano dove fosse, nonostante facesse di tutto per farsi notare. Felice Riva, ex consigliere delegato e presidente del Cotonificio Vallesusa, ex presidente del Milan Football and Cricket club negli anni in cui la sede rossonera era in via Serbelloni in pieno centro a Milano, protagonista di uno dei primi, forse il primo, scandalo finanziario che negli anni sessanta misero a soqquadro l’Italia, ragioniere-industriale con la fissa per la bella vita e proprietario di una villa con 30mila di terreno e annesso campo da tennis nel cuore di Roma Imperiale, è morto due giorni fa all’ospedale Versilia, a 82 anni, dimenticato dai più.

Viveva a Forte dei Marmi da fine anni Ottanta, da quando dopo piogge di condoni e amnistie riuscì a pulirsi la fedina penale da accuse da bancarotta fraudolenta e varie ed eventuali. Felice, o Felicino come lo chiamavano, era figlio di Giulio Riva, fondatore del Cotonificio Vallesusa: un impero da 15mila dipendenti e trenta stabilimenti che lui prese in mano nel 1960, alla morte del padre, lanciandosi in una serie di operazioni finanziarie disastrose. Felicino ci mise pochi anni a far crollare l’impero: nel 1965 il gruppo Vallesusa venne dichiarato fallito con una voragine di 46 miliardi di lire. Vennero chiuse le fabbriche, migliaia di operai si trovarono a casa dalla sera alla mattina, ma lui ne uscì a testa alta. Nel 1969 venne condannato a 4 anni di carcere per bancarotta fraudolenta: la sera del 4 febbraio lo arrestarono all’uscita di un cinema del centro, ma la Cassazione annullò il mandato di cattura per vizio di forma. E lui allora ne approfittò per darsi alla fuga. Nizza, Parigi, Atene e infine a Beirut. E mai a mani vuote: i soldi li aveva già messi in salvo all’estero da tempo.

A Beirut non venne accolto subito bene: venne incarcerato per cinquanta giorni e la moglie, Luisella Stabile, troppo presa della bella vita anche lei, lo abbandonò dopo un anno. Ma lui riuscirà a riprendersi alla grande tra piscine, hostess e lusso a gogò. Lì conobbe anche la sua ultima compagna, Vigdis Christianse, hostess norvegese.

Poi, nel 1982, infuriò la guerra civile nel Libano e le bombe non risparmiarono nemmeno gli hotel del lungomare di Beirut. Tentò quindi la strada del ritorno e trovò aperte le porte del paradiso. Grazie a condoni e amnistie la sua fedina era pulita. La sua cittadinanza libanese, poi, lo salvò da un’ultima accusa di infrazione valutaria (non aveva fatto rientrare dall’estero un pacchetto di azioni del valore di un miliardo di lire): secondo i giudici non era punibile proprio perché cittadino straniero.

Ed è così che arrivò a Forte dei Marmi. E giù ancora di super yacht, champagne e bella vita. Forte, lo frequentava già nei primi anni Sessanta, appena presa in mano l’impresa del padre e diventato, nel 1963, presidente del Milan; ruolo che mantenne proprio fino al 1965 quando il gruppo venne dichiarato fallito. Frequentava la Capannina e la voleva tutta per sé: al suo arrivo, pretendeva – a suon di quattrini – che venisse chiusa. E così succedeva. Tutta per lui. È stato anche tra i soci fondatori del Versilia Golf club che ha sempre continuato a frequentare anche negli ultimi anni.

Viveva con le figlie Maria e Raffaella (che scrive i testi delle canzoni di Gianna Nannini) in una mega villa di fine anni Cinquanta nel mezzo di Roma Imperiale. Giocava a tennis, guardava la Formula Uno, passava giornate a bere drink, perché lo stereotipo di tycoon non si può tradire. Poi la colazione al Principe, l’aperitivo al bagno Alcione o al Costanza. Fino all’ultimo sulla cresta del lusso. Eppure, in pochi, se lo ricordavano.

Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano critiche e si era allontanato da tutto. È morto a riflettori spenti, come mai. I funerali si terranno venerdì (30 giugno) alle 11.30 nella chiesa di Sant’Ermete a Forte dei Marmi.



 

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